Allarme alluvioni.La filiera delle irresponsabilità. Italia che vai alluvione e... tangente che trovi.Lettera da Fontamara

05.11.2011 17:57

 

Allarme alluvioni. La filiera delle irresponsabilità. Un intervento illuminante di Nicola Bonelli dalla Basilicata.

A proposito del dissesto idrogeologico del territorio italiano è innegabile che tutta l'Italia è a rischio. Anche il Sannio

"La provincia di Benevento è tra le più interessate dal fenomeno delle frane. Pur avendo una bassa densità abitativa, ha numerosi comuni compresi nell’elenco dei centri da consolidare o addirittura trasferire. Purtroppo, però, la linea seguita dalla Regione non contempla interventi in queste aree”. A lanciare l’allarme nei giorni scorsi dalle pagine del “Sannio Quotidiano” è stato Francesco Peduto, presidente dell’Ordine dei geologi della Campania.

Gran parte del territorio sannita è interessato da frane. L’Università del Sannio ne ha censito circa seimila e i centri abitati da consolidare, o addirittura trasferire, sono oltre trenta, ossia quasi la metà dei comuni sanniti. Ci sono paesi che, addirittura, attendono da oltre mezzo secolo interventi di messa in sicurezza. E poi ci sono i casi più eclatanti, come la frana che ha colpito Arpaise nell’inverno scorso, i fenomeni di smottamento che hanno investito i centri abitati di Buonalbergo, Baselice e S. Agata dei Goti.

Da un recente monitoraggio della Regione Campania emerge che necessitano di interventi di consolidamento i centri abitati o alcune frazione dei seguenti pasesi: Apice, Ampollosa, Buonalbergo, Castelfranco in Mescano, Cautano, Ceppaloni, Cerreto Sannita, Cusano Mutri, Forano Valfortore, Guardia Sanframondi, Melizzano, Montefalcone Valfortore, Montesarchio, Pietrelcina, Pontelandolfo, Reino, San Bartolomeo in Galdo, San Leucio del Sannio, San Marco dei Cavoti, San Nicola Manfredi, S. Agata dei Goti e Sant’Angelo a Cupolo. E, addirittura, richiederebbero il trasferimento i centri abitati di Casalduni, Castelpagano, Castelvetere Valfortore, Tocco Caudio e, in parte, Morcone.

Come scrive Giancristiano Desiderio, “la pioggia da sola non spiega così tanti disastri e così tanti morti “.

Anche noi dovremo renderci conto che qualcosa non andava solo dopo aver “messo le mani nel fango?" 

"Siamo di fronte ad un Disastro Istituzionale - dice senza mezzi termini Nicola Bonelli da un altro versante a rischio: la Basilicata -.Un’accozzaglia burocratica ignorante e inaffidabile e frastagliata; nessuno chiede loro conto di ciò che accade; e si continua con la stessa sciagurata  politica.

La Giunta Regionale procede con i paraocchi: se la prende col maltempo ed invoca fondi straordinari. I novelli Pifferai magici pilotano la protesta col miraggio di 200 milioni in arrivo e chiedono la nomina di un Commissario, cui affidare il montepremi da spartire. I Sindaci assistono acquiescenti. Ai Partiti non glie ne frega niente. Giustizia dorme. Cultura che non c’è. La RAI  fa solo da grancassa al grottesco bailamme in corso. Domina ovunque Cialtroneria. E nessuno che voglia indagare su crollo di ponti, danni economici e distruzione del territorio: per mancata manutenzione, o interventi errati.

A proposito, poi di corruzione legata in particolare all’estrazione di  inerti fluviali, Bonelli non ha dubbi: ...paese che vai… tangenti che trovi… Ed è tutta conseguenza della sciagurata politica descritta nella Lettera da Fontamara del settembre scorso, sottoriportata. Per salvarci da Tangentopoli (che non è mai finita in Italia) urge una presa di coscienza della cittadinanza, ed un radicale ravvedimento - a livello nazionale - della politica. Le alluvioni di Genova, La Spezia e Aulla, i disastri di Atrani, Sarno e Quindici, di Scaletta Zanclea, del Piemonte, della Versilia e di tanti altri paesi in Italia, le frane, i dissesti, non possono più essere considerate EVENTI ECCEZIONALI...non lo sono!!!Sono frutto dell' incompetenza e irresponsabilità da parte di tanti amministratori e politici ma anche di noi cittadini, di tutti quelli che continuano a VIOLENTARE l'ambiente per meri fini e scopi personali e per denaro, solo per denaro!!!Ora tutti piangono, politici, amministratori e cittadini, tutti esprimono cordoglio...ma prima, quando dovevano occuparsi della prevenzione del dissesto idrogeologico, tutti questi dov'erano???

Rosanna Carpentieri

Egregi Consiglieri,

da un po’ di anni a questa parte, la politica regionale sul governo idraulico dei nostri sventurati fiumi è fondata su incuria ed abbandono; è contraria ad ogni forma di prevenzione; si muove nella logica dell’ emergenza  .

E’ un’ottusa e sciagurata politica – avallata spesso da Consulenze e Studi dell’Università di Basilicata (Unibas) – che sfrutta i disastri alluvionali per attivare l’allegra gestione del denaro pubblico. A tal fine, ad ogni disastro: invoca fondi straordinari e gestione commissariale; spende enormi risorse ma senza mettere in sicurezza il territorio. Per cui, ad ogni alluvione assistiamo: al crollo di ponti  e difese spondali; alla distruzionedel territorio; alla morte dell’Agricoltura.

Questo sta accadendo da oltre 15 anni. Ed io torno a parlarvene ma con un forte dubbio. Mi chiedo e vorrei chiedervi: ma siete al Palazzo per rappresentare la Comunità, oppure per fare da Guardiani a coloro che lo occupano?. E per coprirne le malefatte?.

Il dubbio nasce dal vostro silenzio, ed è rafforzato da quello del Presidente Vincenzo Folino. Con la mia lettera dell’11.06.2010 gli descrivevo la malagestione regionale e chiedevo un suo intervento. Ma niente: un presidente di pietra a capo di un consiglio di gomma. Tutti da me informati: novizi (Braia) e veterani (Viti); di destra (Pagliuca – Digilio) e di sinistra (Simonetti – Romaniello). Ma tutti fedeli all’Ordine del Silenzio: compreso il novello nemico-del-consociativismo-lucano (Navazio).

E’ sconcertante notare come le mie denunce, per gravi infrazioni commesse in Regione, diano persino spunto ad Interrogazioni Parlamentari ma vengono del tutto ignorate da Vossignorie. Nel dubbio che non abbiate ancora colto la gravità della questione, torno a parlarvene iniziando dalla normativa che disciplina la materia e che viene di continuo ignorata e violata:

il D.P.R. 14. 04. 1993 impone: l’eliminazione delle alberature; la rimozione dei materiali litoidi in alveo; il ripristino della sezione di deflusso, adeguata alle piene di ritorno trentennale;


- l’art. 17, legge 183/1989  contempla la: disciplina dell’estrazione fluviale, in funzione del buon regime delle acque, a cura dell’Autorità di Bacino.


- l’art. 2, legge n. 365/2000  impegna l’ Autorità di bacino a: rilevare e segnalare le situazioni d'impedimento al deflusso delle acque, con particolare riferimento all'accumulo di inerti ecc.


Chi conosce la natura dei fiumi lucani – le cui piene sono caratterizzate da abbondante trasporto solido – deduce facilmente, dalla lettura della suddetta normativa, che gran parte della manutenzione è realizzabile, a costo Zero, mediante l’attività estrattiva.

Infatti, sin dalla sua nascita la Regione Basilicata si è dotata di una buona legge (12/79 – Verrastro) che disciplina l’estrazione in funzione del governo idraulico dei fiumi, e tratta questa attività come intervento conservativo, manutentivo e continuativo. Perciò prevede – per gli impianti industrialmente organizzati – il rilascio di concessioni pluriennali.

Grazie alla legge reg. 12/79, si era sviluppato un notevole settore estrattivo: 30 aziende; investimenti per centinaia di milioni di euro; 400 posti di lavoro. Una parte importante dell’economia regionale, che peraltro garantiva la manutenzione a costo zero e notevoli 'd una a estrattivo: trentaentrate erariali.

Nell’ambito di questo settore ha operato, sin dal 1965, anche la mia azienda INERCO srl di Tricarico: nel tratto Calciano-Grassano del fiume Basento; con concessioni pluriennali per 30-40mila mc annui. Garantendo manutenzione al Basento e sicurezza alla zona Giardini di Grassano: mille ettari di ottima agricoltura, fatta di frutteti, serre e insediamenti, salvaguardata dalla nostra trentennale attività.

La certezza di poter disporre per lungo tempo della materia prima, hanno permesso per 30 anni l’attività e la crescita di questa azienda: macchinari e impianti per 6 miliardi di lire, un fatturato annuale di 2 miliardi e 14 posti di lavoro. Ma nel 1995 è avvenuto il blocco dell’estrazione, che è scaturito non da cause legate al Basento, ma solo da una prepotente volontà criminogena degli uffici.

La legge nazionale è stata ignorata e quella regionale stravolta. Abbiamo subito Atti folli e fuorilegge.

Eravamo (1995) in piena attività e nel corso di esecuzione di un regolare intervento da 200mila mc, quando il Dirigente ing. Giacomo Stragapede, per suo mero capriccio, ce ne ordinò l’immediata sospensione.
Nel 1998, l’ing. Francesco Saverio Acito rigettò una nostra proposta estrattiva di altri 200mila mc di accumuli nel tratto contiguo al precedente, motivando il diniego con un falso ideologico: citazione distorta del testo di una legge (37/94). 

La questione finì in giudizio presso il Tribunale delle Acque; e qui il Consulente Tecnico per la Regione (prof. Mauro Fiorentino, attuale Magnifico Rettore dell’Unibas) si dichiarò contrario alla alla rimozione degli accumuli, “perché, in un fiume alluvionato come il Basento, gli accumuli tenderanno a formarsi anche dopo la loro eliminazione.”(???)

Il rigetto di Acito fu definito violazione di legge da una Sentenza del Tribunale delle Acque ed annullato (ma dopo 6 anni di processo)Nel frattempo sul tratto fluviale in questione la Regione ha istituito il vincolo di Area SIC-ZPS (2005-Bubbico); vincolo che sinora è servito solo per motivare l’ultimo diniego (2008) alla nostra istanza del ‘98. Ma a parte tutto questo, il Disegno contro l’estrazione fluviale si è poi perfezionato con le seguenticastronerie normative:

1) – Studio d’impatto menzognero (1995) a cura dei Dirigenti: Vietro; Bruno; Caputo; Cappiello; Grieco; Vignola; Felicetti; Santarsia; Cavuoti; Lazzari. I quali, ignorando le sezioni di deflusso e tutto ciò che le ostruisce, parlano di penuria di materiale; divagano sul problema dell‘erosione della costa jonica; si inventano che la causa del fenomeno è il mancato apporto solido dei fiumi; e decidono una drastica riduzione dei quantitativi estraibili; equivocando tra l’altro, in modo pedestre, tra il trasporto fluviale di fondo e quello in sospensione.


Questa idea strampalata (mancato apporto fluviale, uguale erosione costiera) è sposata da Ambientalisti doc (A. Bavusi) ed avallata da Studiosi dell’Unibas (prof Michele Greco). Che a quanto pare ignorano la vera causa dell’erosione e trattano il litorale come un mangiatore di sabbia: che ne ha bisogno della razione annuale da parte dei fiumi. Come la biada per i cavalli.

Bisognerebbe mandare gli assertori di questa  stupidaggine in soggiorno obbligato a Formentera, o nelle tante isole del Pacifico, dove vi sono le più belle spiagge del mondo, ma non vi sono fiumi. E poi condurli a tappe forzate lungo i nostri poveri fiumi.

2) – Delibera consigliare irresponsabile (360-1996: Presidente Raffaele Dinardo, Adduce, Blasi, De Filippo, Flovilla, Latronico, Mattia, Simonetti, Nigro, Palombella, Salierno, Viglioglia, Pandolfi) che recita: Il Consiglio… visto il predetto Studio, …al fine di eliminare il prelievo di inerti, …impegna la Giunta a delocalizzare gli impianti, in aree diverse dai fiumi. Con questa scriteriata decisione viene decretata la morte delle aziende estrattive, e la distruzione delle pianure fluviali.

3) – Piano estrattivo scellerato (361-1996, Dinardo & C., consequenziale alla delibera precedente) che impone concessioni temporanee e quantitativi irrisori (10.000 mc,) ma “virtuali”: ne paghi uno ne puoi prendere dieci; che quindi costringe ad operare fuori dalla legalità; e che produce abusivismo e corruzione.

Non avendo aderito al “sistema”, la nostra azienda ha dovuto chiudere. Frutto di una vita di lavoro; modello di eccellenza privata: annientato da Pubblica Mistificazione. 

Non c’è posto per Imprenditori onesti ed Uomini liberi; e neanche Istituzione che li tuteli. Si è persa la Dignità.


4) – Porcata di legge (n. 19/2005 – Bubbico), fatta in tempo (febbraio) per eludere la citata sentenza contro Acito (gennaio); e su misura per vanificare la legge Verrastro. Un modo ignobile per ricordare il Padre nobile della Regione.

Intanto nel Basento, con l’accumularsi in alveo (per  15 anni) di 800mila mc. di materiale, è iniziata la distruzione della zona Giardini di Grassano.

Questo è quanto accaduto negli ultimi 16 anni.

Nello stesso periodo, però, mentre s’impedivano (a causa della erosione costiera) interventi distanti 50-100 km. dalla costa ed a costo zero, se ne appaltavano due nel torrente S. Nicola di Nova Siri, a 3 km. dalla stessa costa ed a pagamento. Con una spesa di 700mila euro, furono asportati (sulla carta) 300mila mc. di materiale (Bubbico-2003 e De Filippo-2005).

A quanto pare: il teorema “mancato apporto fluviale uguale erosione costiera” è solo una buffonata strumentale; il costo zero non interessa a nessuno; il vero obbiettivo non è la sistemazione dei fiumi ma la Sistemazione del denaro pubblico. Che può realizzarsi al meglio, evitando la manutenzione e perseguendo l’emergenza. Con essa scatta lo stato di calamità ed arrivano i fondi straordinari. La Cricca della Somma Urgenza è sempre pronta a intervenire. Il fiume si presta bene a coprirne le malefatte. Basta una “buona” piena per cancellare sia gli interventi sbagliati che quelli non fatti, ma collaudati e pagati.

Sembra tutto assurdo, ma è terribilmente vero. E non c’è da stupirsi perché è solo il prosieguo di quanto già accaduto negli anni 80.

Ci fu allora la gestione straordinaria dei Fondi FIO: finanziati dal CIPE e diretti dalla P2. Furono dilapidati lungo i fiumi oltre 400 miliardi di lire, per interventi fasulli: con progetti avallati da Autorevoli Consulenti (v. Basso Basento: 113 miliardi di lire, approvato dal prof Gianfranco Boari, rettore dell’Unibas); collaudati da Alì Babà e i 40 Cloni (tutti funzionari regionali); con il giochetto: ne fai uno, lo collaudo due volte, te ne pago due.

Intanto le alluvioni sono sempre più frequenti e dannose: bastano quattro gocce di pioggia e tutto s’allaga: pianure fluviali e l’intero metapontino. Se poi si aggiunge qualche scriteriato rilascio idrico dalle dighe (senza il dovuto preavviso) ci può scappare anche il morto.

La causa di tali disastri è la mancata pulizia degli alvei, che esondano perché sono ostruiti e pensili, o ridotti in fitte boscaglie. Sono in tanti presso l’Autorità di bacino e presso i 14 Uffici subentrati all’ex Genio Civile.

Fanno a gara per accaparrarsi un po’ di competenza ma hanno perso ogni contatto con il territorio.

Degli accumuli di inerti che ostruiscono le sezioni di deflusso, che l’Autorità di bacino doveva segnalare, non c’è alcuna traccia nelle sue voluminose, quanto inutili, Relazioni annuali. Ma non solo: per il Dirigente Giuseppe Giliberti, “La sezione di deflusso è una stronzata.

Siamo di fronte ad un Disastro Istituzionale: un’accozzaglia burocratica ignorante e inaffidabile e frastagliata; nessuno chiede loro conto di ciò che accade; si continua con la stessa sciagurata  politica.

La Giunta Regionale procede con i paraocchi: se la prende col maltempo ed invoca fondi straordinari. I novelli Pifferai magici pilotano la protesta col miraggio di 200 milioni in arrivo e chiedono la nomina di un Commissario, cui affidare il montepremi da spartire. I Sindaci assistono acquiescenti. Ai Partiti non glie ne frega niente. Giustizia dorme. Cultura che non c’è. La RAI che fa solo da grancassa al grottesco bailamme in corso. Domina ovunque Cialtroneria. E nessuno che voglia indagare su crollo di ponti, danni economici e distruzionedel territorio: per mancata manutenzione, o interventi errati.

Vada il prof. Mauro Fiorentino, Magnifico Rettore dell’Unibas, a constatare il disastro prodotto in zona Giardini di Grassano, dalla banda “Saverio Acito & Compari”, con la scriteriata decisione di bloccare l’estrazione di inerti; decisione avallata dalla sua stravagante Consulenza Tecnica.

Vada il fu Magnifico Gianfranco Boari, nel Basento di Bernalda, Pisticci e Metaponto, a constatare gli effetti dell’intervento fasullo da 113 miliardi di lire, a suo tempo avallato dalla sua Incompetenza Idraulica.

E vada pure il meritato plauso – ai Presidenti Raffaele Dinardo, Filippo Bubbico e Vito De Filippo, insieme ai rispettivi codazzi consiliari – per gli enormi danni (pubblici e privati) provocati dallaottusa politica di contrasto alla estrazione fluviale.

Con la gestione commissariale in arrivo finirà tutto nel dimenticatoio.

E con gli interventi fasulli che ne verranno (tra cui le scogliere a mare, proposte dagli Studiosi dell’Unibas) si produrranno altri disastri. Vuoi vedere che dietro a tutto questo (compreso il rilascio idrico dalle dighe) c’è la regia della P4 ? 

E che la parte di Commissario toccherà ad Alì Babà, che tanto si prodigò per Nonna P2 ?.

Si preannuncia insomma l’ennesimo Spreco di risorse pubbliche. Risorse sottratte ancora una volta all’utilizzo per case, ospedali, scuole, strade, fogne… I fondi per la  somma urgenza nascono già predestinati dalle ricorrenti Manovre. 

Il loro percorso è organizzato dalle varie “P”ed è anche facilitato dalle leggi: ad esempio la procedura dell’appalto concorso.

L’art. 83, legge 163/2006 (Di Pietro ministro) sottrae l’appalto al libero mercato e dona strapotere a chi governa. Che pilota l’appalto come vuole: trasforma da gara pubblica (tra concorrenti) in tavola imbandita tra amici; adegua l’importo dei Lavori non al valore dell’opera ma al numero ed appetito dei commensali.

Questa ed altre leggi (Regime IVA, Bilanci falsi ecc. e per ultimo Decreto Sviluppo) sono il propulsore di Tangentopoli. La quale adegua e detta le regole, dal centro dello Stato e/o dell’Europa, e destina le risorse. Questo è il vero nocciolo della Questione “Italia” .L’evasione fiscale (fatture false, fondi neri ecc.) è solo una partita di giro: una esigenza contabile del Sistema. Gran parte di quei fondi non producono ricchezza: beni utili, posti di lavoro e tasseNon entrano nel circolo virtuoso dello sviluppo, ma finiscono nel buco nero del riciclaggio internazionale.

Da qui scaturisce il paradosso cui assistiamo in Basilicata. Mentre si spendono immense risorse sul territorio, nella società avanza la Povertà. Il Popolo lucano subisce ed è pure contento. Dai tempi di Franceschiello gli hanno migliorato le tre effe della sopravvivenza. Non più:festa, farina e forca, ma festa, formazione e forestazione. Ma di questo passo sarà una grande Corte dei Miracoli: incolta e sparsa tra le vie della Servo-assistenza di Mamma Regione, a vivere di elemosina… e voto di scambio.

Nel frattempo, gli alluvionati che inseguono miraggi e musica dei novelli Pifferai magici (lungo il Basento di Grassano, Bernalda, Pisticci, Metaponto ecc.), alla prossima alluvione faranno la fine dei topi: come nella famosa favola dei Fratelli Grimm.  


Egregi Consigliori! 
Riflettete su tutto questo! E datevi una smossa… 
Prima che sia troppo tardi.

 

Fontamara, settembre 2011                         nicolabonelli@fontamara.org 

 

Link di approfondimento:

Sventurati fiumi di Basilicata (e d’Italia)

Logica dell’emergenza

Crollo di ponti

Lettera al Presidente del Consiglio Regionale

Interrogazione Parlamentare

Sentenza Tribunale Superiore delle Acque 

Cialtroneria Ufficiale

Questione “Italia”

 

 

Si legga anche:

Amianto e alluvioni. Lettera aperta al Presidente della Repubblica


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...