Le gerarchie ecclesiastiche formalmente non esprimono preferenze, ma di fatto orientano i voti. L'Italia territorio privilegiato per le intese tra Stato e Chiesa

 di Emanuela Provera - 5 giugno 2011

Le persone sono convinte che la Chiesa influenzi il voto della gente, nonostante molti cattolici siano ispirati dall'idea che "una medesima fede cristiana può condurre a impegni diversi" (Paolo VI) e che il segretario di stato, cardinale Tarcisio Bertone, non abbia mai espresso direzioni partitiche pur richiamando i politici ad una "più robusta moralità". Il magistero sociale dei sommi pontefici, in tema di impegno politico, non contiene mai l'indicazione di uno schieramento. La Chiesa formalmente non esprime preferenze precise, soprattutto dopo l'introduzione, in Italia, del sistema cosiddetto maggioritario uninominale, che non consente più la formazione di un grande partito di centro...

I movimenti ecclesiali (come i Neocatecumenali, Comunione e Liberazione, Opus Dei, Legionari di Cristo...), sempre più spesso propugnatori ma soprattutto fruitori di un modello economico liberista orientato alla schiavitù consumistica del lavoro-consumo-lavoro sono costituiti, alla base, da persone in buona fede, catturate dall'immagine religiosa della schiera di teocon e teodem che si dicono difensori di politiche, conservatrici e/o progressiste, rigorosamente ispirate alla dottrina cristiana.

Questi ultimi agiscono "in nome di Dio" come unti del Signore, assertori della Verità di cui non sempre sono i testimoni per cui capita che divorziati o adulteri difendano la famiglia o che spregiudicati "imprenditori" combattono per una società più etica.

I vertici dei movimenti ecclesiali invece, animati dalla sete di potere generata da relazioni lobbistiche economico-finanziarie ma anche dal desiderio di rafforzare la propria immagine nel mondo, sono impegnati a captare quel che resta dei fondi pubblici riducendo il "progetto religioso" in strategia politica, banalizzando l'esperienza di fede in adesione ideologica. 

Le gerarchie ecclesiastiche, di fatto, orientano i voti quando la loro azione nel mondo assume connotazioni temporali più che pastorali; l'Italia è territorio privilegiato per le intese tra Stato e Chiesa: dalle operazioni immobiliari della congregazione Propaganda Fide che hanno favorito potenti ed amici (tra cui spiccano i nomi dei berlusconiani Bruno Vespa e Augusto Minzolini) alle operazioni bancarie dello IOR che hanno portato all'iscrizione nel registro degli indagati del presidente Ettore Gotti Tedeschi, fidato consigliere del ministro Giulio Tremonti, alle ultimissime vicende della cassaforte della cultura cattolica: l'istituto Giuseppe Toniolo, ente fondatore della Cattolica, che gestisce cinque atenei, 14 facoltà, 1400 docenti, 6000 dipendenti e il Policlinico Gemelli.

Il presidente è Dionigi Tettamanzi, il cui operato è stato criticato dal cardinale Tarcisio Bertone che vorrebbe conferire la presidenza all'ex ministro della giustizia Giovanni Maria Flick, importante firma dell'Osservatore Romano. Papa Ratzinger ha preferito ascoltare personalmente Tettamanzi confermandolo poi alla presidenza e decidendo di attendere la nomina del nuovo vescovo di Milano prima di procedere alla sua sostituzione.

 

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