Comunione e Fatturazione: il business ciellino vale 70 miliardi. Amen

"Il Mondo" lancia un'inchiesta shock sul giro d'affari gestito da Comunione e Liberazione attraverso la Compagnia delle Opere: un business che vale 70 miliardi di euro. Facilitazioni, sconti, network, appalti: con buona pace del cammello e della cruna dell'ago.

Secondo la "leggenda" il fondatore di Comunione e Liberazione don Luigi Giussani nel 1986 si ritrovò angustiato da un problema: un suo amico era appena entrato nel business dell'enologia e, come tutti gli imprenditori agli inizi, aveva qualche difficoltà. Giussani si rivolse dunque al suo fedele Giorgio Vittadini "ma se voi non aiutate Sebastiano a vendere il vino, che razza di amici siete?". Con questo aneddoto il giornale "Il Mondo" apre l'inchiesta shock "Comunione e Fatturazione" (mutuando il nome da Dagospia). Con questo episodio si gettano le fondamenta del concetto di "amicizia" ciellina: ovvero reciproca, fruttuosa collaborazione, io do una mano a te, tu dai una mano a me. E così nasce la Compagnia delle Opere (CdO), braccio economico di CL basato proprio sui legami "amichevoli" tra ricchi e potenti. Che, da buoni amici di danno una mano. La chiamano "amicizia", ma si potrebbe anche dire lobby.

La CdO (oggi guidata dal tedesco Bernhard Scholz) ha un giro d'affari stimato oltre 70 miliardi di euro, realizzati da circa 35 mila "amici" (aziende, industriali, professionisti) che operano soprattutto nel Nordovest. E che, da buoni amici, si danno una mano. Diversamente da CL, la Compagnia tiene dettagliati registri degli adepti, che crescono di circa il 10% all'anno. Nemmeno la crisi ha frenato l'avanzato di questo colosso economico, anzi: ha spinto ulteriormente i manager a rifugiarsi nell'aiuto degli "amici".

L'inchiesta de "Il Mondo" illustra poi il funzionamento dell'universo CdO, il quale si articola su tre livelli, tre differenti categorie di "vantaggi" ai quali i membri della Compagnia possono accedere in virtù della loro appartenenza ciellina.

Il primo livello è la facilitazione burocratica, lo snellimento delle scartoffie favorito dal passaggio privilegiato attraverso i canali della CdO. In questa sfera rientrano le convenzioni per i servizi (che permettono, per esempio, di risparmiare sulla telefonia), le esportazioni (la compagnia opera in Argentina, Cuba, Usa, Cile, Kazakistan, Germania e Romania) e diversi altri benefit. Tutto ciò che, in parole povere, può aiutare un'impresa o un professionista nella gestione "spiccia" dei suoi affari.

Il secondo gradino d'azione della Compagnia è la potenza del network: all'interno della CdO e di CL un'azienda può trovare partner privilegiati sotto l'egida e la benevolente mediazione di CL.

Il terzo - e più prezioso e costoso - livello dell'organizzazione si riassume in una parola: sussidiarietà.

Sussidiarietà significa questo: l'affidamento a privati di servizi in precedenza svolti dal pubblico (per esempio i servizi sanitari). Ovviamente si tratta di privati "amici" e - cosa più preoccupante - a dirottare su di loro tali servizi sono, per forza di cose, politici "amici". In Lombardia, negli anni della presidenza Formigoni, circa 16 miliardi di spesa sanitaria furono passati a privati. Di questi, oltre 8 miliardi finirono nelle casse della galassia ciellina. Legato a questa dinamica di sussidiarietà, e "amico" della CdO è anche Giuseppe Grossi, Ad di Green Holding e collezionista di Maserati e Rolex recentemente finito in manette con l'accusa di aver drenato miliardi e miliardi dai fondi neri della sua società.
Questa è la Compagnia delle Opere, e questa è l'amicizia su cui si basa: il braccio economicamente armato di Comunione e Liberazione cresce del 10% all'anno, conta 35 mila amici e stringe in pugno 70 miliardi di euro.

 

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