Chiesa e pedofilia.Non lasciate che i pargoli vengano a me

Per i reati commessi chiede e spesso ottiene l’immunità, anche se la sua impunità è già facilitata dall’omertà e dall’insabbiamento delle prove, dalla complicità colpevole dei media e dalla lungaggine dei processi fino alla caduta in prescrizione. In ogni caso, i suoi delitti – gravi o gravissimi – deriverebbero, secondo i suoi portavoce, da complotti e da campagne sistematiche di diffamazione. Infine, cotali e cotanti portavoce, quand’anche costretti dai fatti all’ammissione di un reato – grave o gravissimo – tendono palesemente a svuotarlo di contenuto, a generalizzarlo (”così fan tutti”, dicono) e ad annullare le numerose vittime di esso reato dietro a una presunta grandezza dell’Opera generale e a una sorta di imperscrutabile ragione di Stato.

Se, fino a qui, avete pensato che stiamo parlando del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, vi siete sbagliati. Anche se molto lo farebbe “credere”.

Se aggiungiamo che le sue casse sono strapiene, che ha conti occulti in paradisi fiscali, che vanta un patrimonio edilizio incalcolabile e che probabilmente deriva parte delle sue ricchezze dal riciclaggio di denaro sporco e da affari non tanto più puliti, ancora non saremo riusciti molto a farvi cambiare idea. Se, per aiutarvi ancora, aggiungiamo che il suo simbolo è una Cupola e che il suo delitto più grave, gravissimo, di cui stiamo parlando dall’inizio di questa pagina, è quello di aver usato violenza contro i bambini, allora vi batterete la mano sulla fronte ed esclamerete: ma allora è la mafia!

E invece avrete sbagliato di nuovo. Perché stiamo parlando della Chiesa, del Vaticano, di preti, vescovi, cardinali e papi vari, sino a Cosiddetto XVI e di quell’orrendo crimine che va sotto il nome di pedofilia di cui quelli si sono macchiati, per decenni e per secoli e per millenni. O, meglio, molto meglio, ne sta parlando, da pochi giorni in tutte le librerie, un saggio-documento del giornalista Federico Tulli intitolato senza troppi giri di parole: “Chiesa e pedofilia. Non lasciate che i pargoli vadano a loro“.

In apparenza il cosiddetto “scandalo pedofilia” è finalmente venuto alla luce già da qualche anno e molte coscienze e sonni saranno stati scossi da quanto si è letto, saputo e soprattutto non si sapeva o si faceva finta di non sapere. Eppure – e il nostro indovinello iniziale lo dimostra – si preferisce e si è preferito guardare sempre altrove, voltare la faccia dall’altra parte di fronte a un delitto gravissimo, perpetrato addirittura da quanti vorrebbero al contempo insegnarci la morale, gli affetti, la vita stessa.

Il libro di Tulli lo dice in ogni pagina: grazie alla complicità di un intero sistema, grazie all’omertà e alla ipocrisia di ognuno, grazie a una cultura millenaria che uccide il bambino dalla nascita in poi, salvo occuparsene prima che sia nato, poi quando può votare e infine quando è in sofferente punto di morte, uomini di Chiesa hanno potuto violentare e uccidere, nascondere e insabbiare, fare il suo presunto Bene nello stesso istante in cui compiva il suo sicuro Male.

È bravo e temerario (visto che pochissimi altri cronisti osano), l’autore di “Chiesa e pedofilia”, a ripercorrere con precisione l’ultimo decennio di Storia: perché rimanga una traccia indelebile nella nostra memoria, quanto meno di una minima parte dei delitti commessi sotto la tonaca della santità. Ed è ancora più bravo nel sottolineare e ricostruire le origini di un pensiero malato che vede nel bambino (e nella donna) un “non essere umano”: da Platone e Aristotele a Paolo di Tarso, da Freud a Foucault, da Cohn-Bendit a Pasolini; da quei papa di turno della cultura fino ai baciapile della politica, pronti a pagare con l’omissione la loro elezione…

Leggete questo libro, magari con una mano sulla pancia per il dolore, ma leggetelo fino in fondo, anche per non perdervi la lunga serie di interviste finali a intellettuali (Rendina, Gaito, Homberg, Turco), scomodi perché coraggiosi, che vi faranno pensare, invece di continuare a “credere”. E che si concludono con il contributo di un eretico per eccellenza, lo psichiatra Massimo Fagioli.

A lui spettano, debitamente, le parole che chiudono la lettura di un volume che molto deve alla sua Teoria: “Dal logos occidentale all’Illuminismo, passando per il Cristianesimo. Oltre duemila anni segnati dall’apologia (e dalla pratica) della violenza nei confronti di bambini e donne (…) La pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino… un raptus psicotico per cui si va a trovare un ragazzino da violentareSotto c’è una pulsione omicida… non si può parlare di violenza sessuale. Perché se è sessuale non è violenza e se è violenza non è sessuale. La pedofilia non è sessualità. È violenza (…) Dovremmo affidare a loro i bambini? A persone che si autoproclamano educatori, quando in realtà sono dei delinquenti che violentano e ammazzano?“.

Federico Tulli
Chiesa e pedofilia – Non lasciate che i pargoli vengano a me (prefazione di Adriano Prosperi)
L’Asino d’oro edizioni, ottobre 2010

pp. 224 – € 18 

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