Affaire Rifiuti, retata della Digos e della Guardia di Finanza di Napoli contro i «colletti bianchi».Arrestato anche Vittorio D’Albero, coordinatore nazionale e segretario generale della Campania, per la Fiadel, sindacato autonomo, firmatario di contratto

Affaire Rifiuti, retata della Digos e della Guardia di Finanza di Napoli contro i «colletti bianchi».Arrestato anche Vittorio D’Albero, coordinatore nazionale e segretario generale della Campania, per la Fiadel, sindacato autonomo, firmatario di contratto

Sedici arresti contro imprenditori, professionisti, bancari e un sindacalista napoletano.

 

Aspettiamo di conoscere tutti i nomi, altrimenti la notizia è monca e incompleta!

Da Napolicentro

 

Enerambiente connection, nuova scossa: 16 arresti, l'inchiesta arriva all'Asìa

Rifiuti e appalti, nuove accuse per bancarotta, truffa ed estorsione e nuove misure cautelari per Gavioli e Faggiano. Indagati quattro funzionari della municipalizzata. Melillo: raggelante cinismo di fronte all'emergenza

NAPOLI - Enerambiente connection, svolta nell'inchiesta su appalti, tangenti e assunzioni clientelari. Partita nell'autunno del 2010 dopo la devastazioni di uffici e mezzi della società veneta a cui Asìa aveva appaltato la raccolta rifiuti in alcuni quartieri della città, l'indagine ha portato oggi a 16 arresti (di cui 9 in carcere e 7 con il beneficio dei domiciliari). La Digos e la guardia di finanza hanno eseguito le misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Napoli e effettuato delle perquisizioni, tra Napoli e altre città, per ipotesi di reato che vanno dall'associazione a delinquere alla bancarotta, alla truffa, all'estorsione e alla corruzione.

 

L'INDAGINE - Tra gli indagati, i vertici della società, già coinvolti nel 2011 in altre due tranche dell'inchiesta che è nata da un raid durante il quale sono stati distrutti e vandalizzati 52 mezzi nelle sede napoletana di Enerambiente, nel settembre 2010. Le indagini hanno riguardato il rapporto tra la società e alcune cooperative subappaltanti della raccolta, facendo emergere, secondo il quadro investigativo, un giro di assunzioni in cambio di denaro che coinvolgeva anche politici e sindacalisti.

PERQUISIZIONI E ARRESTI - Le perquisizioni sono state eseguite in varie località della Campania, della Puglia e del Veneto e sono soprattutto relative all'ipotesi di bancarotta fraudolenta emersa dalle indagini del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza. Tre gli arresti operati dalla Digos, quello a carico dell'imprenditore veneto Stefano Gavioli, già arrestato a novembre e scarcerato ad aprile: Giovanni Faggiano, ex ad di Enerambiente, ai domiciliari da febbraio; ma anche professionisti, dirigenti di un istituto bancario, un sindacalista.

QUATTRO FUNZIONARI ASIA INDAGATI - Quattro funzionari di Asìa,(Purtroppo non vengono fatti tutti i nomi.E le perquisizioni sono in corso di esecuzione, n.d.r.) addetti ai controlli sull'applicazione degli accordi contrattuali tra Enerambiente e l'azienda, hanno ricevuto un avviso di garanzia dalla Procura di Napoli. Nelle loro abitazioni gli uomini della Digos e le fiamme gialle hanno eseguito alcune perquisizioni per acquisire altri elementi investigativi. Secondo gli inquirenti, i quattro, che tuttora ricoprono incarichi di controllo, avrebbero omesso deliberatamente di verificare la corretta esecuzione dei lavori assegnati in appalto alla società Enerambiente. L'indagine, che ha portato all'esecuzione di 16 misure cautelari, non ha ancora chiarito la posizione di altri dipendenti di Asìa che sarebbero stati corrotti dal patron di Enerambiente Stefano Gavioli, dalla dirigente Pina Totaro, sua stretta collaboratrice, e dal capo dell'ufficio finanziario del gruppo Stefania Pio, per il mantenimento del contratto di appalto, nonostante gli inadempimenti e le violazioni contrattuali. "Abbiamo assistito - rileva il procuratore aggiunto Giovanni Melillo - a conversazioni raggelanti nelle quali con estremo cinismo si sfruttavano le situazioni di crisi per raggiungere obiettivi economici personali".

ASIA, ENERAMBIENTE E LE COOP - Enerambiente Spa dal 2005 al 2010 ha gestito una parte del servizio di igiene urbana nel capoluogo napoletano. L'inchiesta ha esplorato la complessa rete di rapporti intercorsi tra la società in house del comune di Napoli e la Enerambiente Spa, che aveva in appalto la raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani e le società cooperative cui la Enerambiente ha affidato lo svolgimento di una parte del servizio. Subappalti già emersi come irregolari, ma sui quali sono in corso approfondimenti investigativi. Enerambiente è stata dichiarata fallita dal tribunale di Napoli il 22 febbraio di quest'anno, ma per i finanzieri si tratta di una bancarotta fraudolenta con un passivo in via di definizione ma intorno ai 55 milioni di euro distratti.

LE TAPPE DELL'INDAGINE - L'inchiesta napoletana è molto complessa. I pm hanno ricostruito uno scenario in cui i posti di lavoro erano assegnati con criteri clientelari, in un intreccio di interessi politici ed economici. Il 14 aprile dello scorso anno, uno dei filoni d'indagine arrivò a una prima clamorosa svolta, con l'arresto di Dario e Corrado Cigliano, rispettivamente consigliere provinciale del Pdl ed ex direttore operativo di Enerambiente, e del padre Antonio, ex assessore socialista al Comune di Napoli (qui: goo.gl/JfX1z e qui:goo.gl/qakEM). Nel luglio dello scorso anno una nuova scossa seguendo la pista delle assunzioni e delle dazioni di denaro: altri due arresti, per Giovanni Faggiano, ex amministratore delegato di Enerambiente spa, e Corrado Cigliano, cui viene concesso il beneficio dei domiciliari (qui: goo.gl/Llv4q). Per l'accusa, avrebbero costretto i responsabili di altre ditte attive nel settore dei rifiuti a versare loro somme di denaro in cambio di subappalti. Parte del denaro, secondo gli investigatori, veniva poi girato a funzionari dell'Asìa. Enerambiente, che aveva in appalto la raccolta dalla municipalizzata, si serviva a sua volta di due cooperative (San Marco e Davideco, il cui amministratore, Salvatore Fiorito, è stato arrestato ed ha iniziato a collaborare con gli investigatori) la cui opera, secondo i magistrati, non era però necessaria. Nel marzo scorso, l'ennesimo colpo di scena: viene arrestato un dipendente di Enerambiente che avrebbe rivelato a Fiorito, amministratore della coop Davideco e protagonista dei raid del 2010, che dopo quegli episodi era indagato (qui:goo.gl/Z3fb3).

Leggi anche :Asìa di Napoli. Dalle imposizioni di assunzioni clientelari e dazioni illecite di tangenti alle imposizioni dei distributori di carburante. La truffa di Asìa.

 

Da Il Corriere del Mezzogiorno del 19 giugno 2012

Pressphoto

NAPOLI - Nuova ondata di arresti legata all'affaire rifiuti. La Guardia di Finanza e la Digos di Napoli hanno eseguito in varie località della Campania, Puglia e Veneto 16 ordinanze di custodia cautelare - 9 in carcere e 7 ai domiciliari. Nel mirino imprenditori, professionisti, dirigenti di un istituto bancario, un sindacalista, ex dipendenti della società Enerambiente spa, azienda che ha gestito il servizio di igiene urbana a Napoli. Bancarotta fraudolenta, falso in bilancio, ricorso abusivo al credito, corruzione, estorsione e riciclaggio, le accuse.

I RAPPORTI CON ASIA - La polizia giudiziaria ha effettuato anche numerosi decreti di perquisizione disposti dalla Procura della Repubblica di Napoli. L'inchiesta ha esplorato la complessa rete di rapporti intercorsi tra la società in house del comune di Napoli - Asia - la Enerambiente, che dal 2005 al 2010 ha gestito il servizio di igiene urbana nel capoluogo napoletano e che sino al 2010 ha svolto in appalto da Asia il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani (r.s.u.) nella città di Napoli e le società cooperative cui la Enerambiente ha affidato lo svolgimento di una parte del servizio.

I REATI CONTESTATI - Gli indagati rispondono, a vario titolo, di numerosi reati, tra i quali quelli di associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta, al falso in bilancio, al ricorso abusivo al credito, corruzione, estorsione e riciclaggio.

GLI ARRESTATI - Tra gli arrestati in carcere ci sono gli l'ex amministratori delegati di Enerambiente, Giovanni Faggiano, e Stefano Gavioli, gli ex commercialisti del gruppo Gavioli, Paolo Bellamio ed Enrico Prandin, l'avvocato Giancarlo Tonetto, legale dello stesso gruppo, Stefania Vio, socia in affari di Faggiano. Ai domiciliari è finito anche Alessandro Arzenton ex direttore generale della Banca del Veneziano , un altro ex dirigente dello stesso istituto, Mario Zavagno, e Manuela Furlan, ex direttrice di filiale della Banca del Veneziano. Ai domiciliari sono finiti anche i fratelli Maria Chiara e Stefano Gavioli, la moglie di Faggiano, Monica Dentamaro, e Gaspare Giovanni Alfieri di Torre Annunziata, amministratore di fatto della Oplonti Group Srl. Ordinanza in carcere, invece, per Vittorio D'Albero, napoletano, sindacalista della Fiadel (settore igiene ambientale).

QUASI DUE ANNI DI INDAGINE - Le investigazioni sono partite nel settembre 2010, a seguito della devastazione dell'autoparco di Enerambiente a opera di lavoratori delle coop subaffidatarie del medesimo servizio (ci furono sei arresti di persone legate alla Davideco Scarl, la cooperativa di lavoro interinale che con Enerambiente aveva stipulato una «convenzione di servizio»). L'indagine proseguì e si accertarono violazioni nel rapporto tra l'Asìa, società in house oggi deputata ad assolvere direttamente il servizio di raccolta, e le società appaltatrici come Enerambiente. In particolare violazioni del capitolato e del divieto di subappalto, la corruzione di funzionari pubblici, «violenze e intimidazioni da parte di spregiudicati sindacalisti e dall'appaltatrice Enerambiente in danno di Asìa e del Comune di Napoli nei mesi di novembre-dicembre 2010».

 

 

Da Brindisireport:

 

di Nicola Quaranta » 19 giugno 2012 alle 13:55

Giovanni Faggiano

VENEZIA – Poco più di una settimana: tanto è durato il periodo da uomo libero per l’avvocato Giovanni Faggiano, che dopo undici mesi agli arresti, otto dei quali trascorsi in carcere, è stato raggiunto stamane da una nuova ordinanza di misura cautelare, finendo così nuovamente in  manette, nell’ambito di un ulteriore filone di inchiesta sui rifiuti, stavolta con epicentro la Campania.  E nei guai sono finiti anche Stefania Vio (socia in affari di Faggiano, anche lei accompagnata in cella) e la moglie dell’avvocato brindisino, Monica Dentamaro (che ha beneficiato dei domiciliari).

Stefano Gavioli

La Digos della Questura di Napoli e la Guardia di Finanza hanno infatti effettuato 16 misure cautelari emesse dal gip del Tribunale di Napoli ed eseguito decine di perquisizioni. Nel mirino, come già accaduto in passato, l’attività della “Enerambiente”, società veneta che ha gestito a lungo l’appalto della raccolta rifiuti nel capoluogo campano, su incarico di Asia, la società napoletana municipalizzata che cura l’igiene urbana. Le ipotesi di reato vanno dall’associazione a delinquere alla bancarotta, alla truffa, all’estorsione e alla corruzione. Un film già visto.

Tra gli indagati, appunto, i vertici della società, già coinvolti nel 2011 in altre 2 tranche dell’inchiesta che è nata da un raid di vandalizzazione dei mezzi di Enerambiente nel settembre 2010 proprio nella sede di Napoli. In quel caso emerse, stando all’accusa, un rapporto affaristico tra Enerambiente e alcune cooperative subappaltanti della raccolta, con un giro di assunzioni in cambio di denaro che coinvolgeva anche sindacalisti.

Chiara Gavioli

Le perquisizioni odierne sono state eseguite in varie località della Campania, della Puglia e del Veneto e sono soprattutto relative all’ipotesi di bancarotta fraudolenta emersa dalle indagini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza. Tra gli arresti operati dalla Digos (16 provvedimenti di custodia cautelare, di cui 9 in carcere e 7 con il beneficio dei domiciliari) spiccano i provvedimenti eseguiti a carico dell’imprenditore veneto Stefano Gavioli (già arrestato nel novembre scorso e scarcerato ad aprile) e dell’avvocato brindisino Giovanni Faggiano (ex amministratore delegato di Enerambiente), che soltanto pochi giorni fa aveva ottenuto la revoca dei domiciliari. Neri guai anche professionisti, dirigenti di un istituto bancario ed un sindacalista.

Enerambiente Spa dal 2005 al 2010 ha gestito una parte del servizio di igiene urbana nel capoluogo napoletano. L’inchiesta ha focalizzato l’attenzione sulla complessa rete di rapporti intercorsi tra la società in house del comune di Napoli, Asia Spa, la Enerambiente Spa, che aveva in appalto la raccolta e il trasporto dei rifiuti solidi urbani e le società cooperative cui la Enerambiente aveva affidato lo svolgimento di una parte del servizio.

Una pattuglia della Finanza a Napoli

Subappalti già emersi come irregolari, ma sui quali sono tuttora in corso ulteriori approfondimenti investigativi. Enerambiente è stata dichiarata fallita dal tribunale di Napoli il 22 febbraio scorso, ma per le Fiamme gialle si tratta di una bancarotta fraudolenta con un passivo in via di definizione che si aggirerebbe intorno ai 55 milioni di euro: somme illecitamente distratte.

Tra gli arrestati in carcere, dunque, ci sono gli l’ex amministratori delegati di Enerambiente, Giovanni Faggiano, e Stefano Gavioli, gli ex commercialisti del gruppo Gavioli, Paolo Bellamio ed Enrico Prandin, l’avvocato Giancarlo Tonetto, legale dello stesso gruppo, Stefania Vio, socia n affari di Faggiano. Ai domiciliari è finito anche Alessandro Arzenton ex direttore generale della Banca del Veneziano , un altro ex dirigente dello stesso istituto, Mario Zavagno, e Manuela Furlan, ex direttrice di filiale della Banca del Veneziano. Ai domiciliari sono finiti anche i fratelli Maria Chiara e Stefano Gavioli, la moglie di Faggiano, Monica Dentamaro, e Gaspare Giovanni Alfieri di Torre Annunziata, amministratore di fatto della Oplonti Group Srl. Ordinanza in carcere, invece, per Vittorio D’Albero, napoletano, sindacalista della Fiadel (settore igiene ambientale).

 

N.B. 

 

 
Su alcuni siti filomeriodionalisti è possibile leggere articoli disinformativi come questo:http://www.comitatiduesicilie.it/index.php/it/ultime-notizie/447-emergenza-rifiuti-napoli-2010-16-arresti-per-truffa-e-bancarotta ,nota fuorviante soprattutto per il contesto in cui è inserita. Pare che la "povera" municipalizzata del comune di Napoli sia vittima di estorsioni e intimidazioni da parte della veneta Enerambiente, là dove essa è  probabilmente parte attiva e collusa e, comunque, la realtà di quel carrozzone clientelare è più complessa.
Leggete anche questo:http://www.openjournalist.com/altro/segnalazioni/asia-di-napoli-una-denuncia-ed-un-appello-alla-magistratura-si-sequestrino-i-registri-di-rifornimento-carburante-di-asia/
La verità è che in certe frange pseudo-meridionaliste che si rifugiano romanticamente nel mito del Regno delle due Sicilie ci sono non poche esagerazioni, al limite della razionalità, come quella di voler giustificare tutto in nome della storia pregressa, anche la mentalità e il costume che sono i mali peggiori del sud.
Scusate, ma del voto clientelare-governativo-conservatore (come dice Zitara) le popolazioni del sud non sono direttamente responsabili? 
Ed anzi nel contesto italiano spesso ciò è una piaga, una vera palla al piede come quasi tutte le espressioni di voto dimostrano.
Il clientelismo certo non vi è stato imposto da nessuno. E allora, prima di pontificare e mitizzare il passato, cambiate la vostra mentalità.
Per il riscatto del sud, hic et nunc, occorre prima cambiare questa mentalità paradelinquenziale (voto di scambio, corruzione, clientelismo, raccomandazioni...) per cui non ci sono scusanti che tengano. Chi è causa dei suoi mali pianga se stesso!
La coordinatrice del comitato
Rosanna Carpentieri
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