Vaticalia di El Pais: Berlusconi, un premier senza popolo, ma con Parlamento

06.07.2011 10:35

rottasudovest.typepad.com
La norma salva Fininvest, inserita da Berlusconi nella manovra finanziaria, e poi eliminata per l’indignazione suscitata (sì, anche l’Italia sa indignarsi), raccontata da Miguel Mora, corrispondente di El Pais da Roma, sul suo blog, Vaticalia. Bella l’immagine finale, che dà il titolo a questo post (ma non all’articolo di Mora su Vaticalia) e che rappresenta meglio di qualunque altra immagine la distanza tra gli italiani e il Parlamento che dovrebbe rappresentarli. Berlusconi è in minoranza nel Paese, lo hanno sancito due elezioni e un referendum popolare, lo ripetono i sondaggi, che vedono in vantaggio persino il confuso e disorientante centrosinistra di sempre, non lo ammette il mediocre Parlamento che continua a votargli la fiducia. E’ un presidente abbandonato dal popolo, ma non dal Parlamento, speriamo che la Storia non lo dimentichi. Potete leggere il post di Mora in spagnolo, cliccando qui.

Stavolta mister B ha superato se stesso. Il grande prestigiatore, niente di qua, niente di là, ha infilato l’ultima legge ad personam, o meglio detto, ad empresam, di notte e in malafede, mentre i suoi alleati e ministri riposavano durante il fine settimana. Non costa niente immaginarlo cucinare il nuovo trucco, disegnato per evitare che Fininvest paghi 750 milioni di indennizzo a CIR. Con un avvocato civile, sicuramente una donna, senza consultare neanche il suo penalista Nicolò Ghedini né con i suoi deputati più fans e obbedienti. Triste, solitario e finale.
Per il momento non si sa chi c’era con lui, mentre metteva un codicillo criminale all’articolo 37 alla manovra finanziaria che ridurrà di 50 miliardi di euro (il 3% del PIL) la spesa pubblica, per arrivare al deficit zero nel 2014. Lo scandalo di includere una norma privatissima nel mezzo di una manovra che taglia a sangue e lacrime la spesa in sanità, istruzione e pensioni è riuscito a indignare anche persone poco abituate al rossore come Giulio Tremonti, Franco Frattini o Umberto Bossi. Ma il ritiro annunciato oggi, senza un minimo segnale di pentimento è stato degno del vittimismo che ha reso famoso il suo autore: la norma è giustissima, ma la vergognosa messinscena organizzata dall’opposizione ci consiglia di ritirarla, ha detto.
L’iniquità di un primo ministro, che è entrato in politica quando le sue imprese erano prossime al fallimento, affermando che avrebbe gestito l’Italia come un’impresa, e che oggi ammassa la prima fortuna del Paese, mentre lo Stato è quello che meno è cresciuto nel mondo, tra Haiti e Zimbabwe, ha caratterizzato gli ultimi 17 anni in Vaticalia.
Ma il nuovo e patetico tentativo di violare lo Stato di Diritto, usando una legge finanziaria pattata con la Commissione Europea è stato tanto impudico, tanto disperato, che indica una sola cosa: la sorte di B è definitivamente segnata.
Quando la tua stessa maggioranza ti vede come un insensato e il tuo Ministro dell’Economia si vede obbligato ad annullare la conferenza stampa di presentazione della manovra per il maltempo in pieno mese di luglio, vuol dire che non c’è soluzione alla cosa. Berlusconi è oggi come il pugile suonato che tira pugni all’aria, mentre boccheggia in un angolo. Ma solo la Lega e i peones del Popolo della Libertà possono lanciare la spugna per lui, per toglierlo quanto prima dalla circolazione e salvare il resto minimo di credibilità e prestigio del suo governo.

Se non lo fanno presto il pugile gagà trascinerà il Paese nella sua caduta e nessuno potrà evitare un finale alla greca o anche peggiore. B ha perso completamente il senso della realtà. Rimane da vedere se chi lo sostiene contro il suo stesso vantaggio ha ancora un minimo di decenza o decoro o se preferisce precipitare nell’abisso con il leader che pensa solo a se stesso e al denaro che in questi infami 17 anni lo ha trasformato in un premier senza popolo, ma con Parlamento. 

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