Scandalo alle Poste,tangenti e coperture politiche mastelliane nell'appalto per il trasporto dei pacchi postali, che nel Veneto è stato affidato ad una società sannita di cui è proprietario il nipote di FERNANDO MASONE,ex capo della Polizia e dei Servizi

25.08.2010 14:06

Francesco Carbone è un giovane  di 35 anni che tempo fa ha dovuto lasciare la Sicilia per mancanza di lavoro. Si trasferisce a Verona, dove finalmente trova un impiego come responsabile di una ditta appaltante per Poste Italiane. Ma la sua è una vicenda assurda, e finisce  addirittura peggio. Francesco ha avuto il coraggio di denunciare, con tantissimi esposti presentati alla Magistratura, un vasto giro di tangenti nell'appalto per il trasporto dei pacchi postali, che nel Veneto è stato affidato ad una Società di cui è proprietario un personaggio eccellente: il nipote di FERNANDO MASONE, originario di Pesco Sannita, ex capo della Polizia e segretario generale del Cesis - Coordinamento dei Servizi Segreti .

Il nipote di Fernando Masone si chiama D'Agostino e la sua impresa è denominata "Impresa Sannita" s.r.l. con sede legale a Torino. Da circa trenta anni tale società ha l'appalto per il trasporto dei pacchi postali a Venezia e dal 2001 a Verona e Padova ; ma non si occupa solo di servizi postali ma anche di compravendita di capannoni industriali ed altro: una marea di appalti pubblici, insomma ! 

Tutte le denunce di Francesco Carbone sono state rigorosamente formalizzate, ma sinora nessuna inchiesta.

Tutto insabbiato !

I dati e le circostanze riferite da Francesco Carbone portano ad evidenziare anche un altro dato inquietante: le paventate coperture politiche di un ex Ministro della Giustizia , il ceppalonico Clemente MASTELLA che, alla luce dei fatti, si sono rivelate fondate .

Dunque, lavoratore per l’Impresa Sannita s.r.l. di D'Agostino  che aveva l’appalto del servizio postale, cioè tutti i trasporti postali della provincia di Verona, Francesco Carbone si è ritrovato protagonista di una storia di illegalità che ha dell’incredibile. Dopo aver assistito a tante violazioni, con lavoratori pagati in nero con in mano tesserini delle Poste Italiane, costretti a lavori non previsti nel contratto ha voluto denunciare le sue scoperte ai rappresentanti sindacali ed ai dirigenti del Triveneto di Poste Italiane. Al posto di ricevere solidarietà ed attenzione è stato minacciato, offeso, interdetto dall’ingresso in qualsiasi ufficio delle Poste Italiane per cui la sua società lavorava, inascoltato dai pm e dai ministri che ha provato ad ascoltare. Se fosse vera, se fosse dimostrabile tramite un equo processo quanto dichiarato in questa lettera da Francesco Carbone, quanto raccontato sarebbe l’incredibile storia di un uomo che per lavorare nella legalità è stato distrutto da un’azienda privata, dall’indifferenza dello Stato e dalla sordità della Magistratura.

Da lui ricevo e pubblico la sua storia.

Mi chiamo Carbone Francesco e scrivo per metterla al corrente della mia vicenda per la quale ho avuto a che fare con elementi dei servizi segreti e massoneria.
Premetto che di tutto cio' che denuncio  ho ed ho consegnato le prove:
foto , video , documenti cartacei ufficiali , registrazioni telefoniche degli incontri avvenuti con i Dirigenti di Poste Italiane , la ditta Appaltante, i dirigenti usl 20 verona, la Procura di Verona, la Guardia di Finanza di Verona.
Ho denunciato con denuncia querela i capi della Procura di Verona Papalia e Schinaia , i quali , pur avendo in mano tutte la prove  da me allegate alla mia denuncia penale contro alti dirigenti Di Poste Italiane , Dirigenti dell'Ispettorato del Lavoro, Dirigenti dello Spisal (USL) , ditte appaltanti e un dirigente della Cgil, non hanno fatto alcuna indagine e dopo 17 mesi e 8 giorni hanno archiviato la mia denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede in base all'art. 408 c.p.p., inserendola volontariamente a mod. 45 "Fatti non costituenti reato " per distogliere dall'azione penale gli alti funzionari che avevo denunciato per gravi reati .

Hanno leso il mio diritto di avere giustizia ed hanno leso l'erario dello stato per le somme non recuperate dall'evasione fiscale che ho documentato, e il non recupero delle somme che dovevano essere sanzionate per lo sfruttamento di lavoro nero e le gravi carenze di igiene e sicurezza nei posti di lavoro.
Brevemente spiego la situazione.
Io per 7 anni sono stato responsabile su Verona della ditta che ha l'appalto di Poste Italiane fino a quando sono stato costretto a dare le mie dimissioni a seguito di minacce e vessazioni ricevute dall'amministratore della ditta appaltante , e dagli alti dirigenti di Poste Italiane per le mie lamentele sulle lacune lavorative che praticamente consistevano in:
nessun tipo di sicurezza e igiene sul posto di lavoro, lavoratori obbligati a fare lavori che non ci competevano per contratto, presenza di lavoratori in nero, straordinari sottopagati in nero, mezzi di trasporto mal messi e spesso senza revisione, estorsione di denaro agli autisti prelevato dalle buste paga sotto forma di rimborso, continui insulti e minacce dal personale e dai dirigenti di Poste Italiane.
Praticamente ho denunciato i fatti al dirigente della Cgil il quale oltre a non fare niente mi ha consigliato di non disturbare gli alti Dirigenti di Poste Italiane che in quel momento erano occupati a preparare i nuovi appalti , in quanto avrei perso il posto di lavoro e vedendo la mia perseveranza, ha riferito a tutti gli autisti che per colpa mia e delle mie continue lamentele avrebbero perso il posto di lavoro , creando attorno a me il vuoto.
Ho denunciato presso l'Ispettorato del Lavoro la presenza , all'interno di Poste Italiane , di lavoratori in nero con tesserino identificativo fornito dai dirigenti di Poste Italiane e non è stato fatto alcun controllo, inoltre alla richiesta di informazioni da parte della Procura di Verona, il direttore ordinario Palumbo risponde che non ha proceduto all'ispezione in quanto nutriva forti dubbi sulla veridicita' di cio' che io avevo denunciato ma non verifica la veridicita' delle mie dichiarazioni e neppure consequenzialmente mi denuncia per false informazioni a un pubblico ufficiale.
Ho denunciato presso lo Spisal di Verona (USL) tutte le irregolarità riguardanti la sicurezza e l'igiene nei posti di lavoro ed è stato fatto solo qualche controllo a seguito della mia minaccia di denunciarli per omissione di atti d'ufficio. Tra l'altro la mia denuncia presentata il 28/09/2007 è stata protocollata il 13 novembre 2007 subito dopo la mia minaccia di denunciarli alle autorita'.
Ho collaborato per mesi con elementi dei Servizi Segreti della Guardia di Finanza di Verona e volontariamente non e' stato fatto alcun controllo sull'evasione fiscale da me documentata, anzi mi hanno fatto ritardare la denuncia che dovevo presentare in procura.
Sono stato minacciato dagli uomini di fiducia dell'appaltante dicendomi che era inutile mettermi contro di loro in quanto l'appaltante era il nipote dell'ex capo della Polizia e dei Servizi Segreti Ferdinando Masone ed erano appoggiati molto bene politicamente e tra l'altro anche se avessi fatto denunce alla magistratura, l'allora ministro della Giustizia era Mastella e a loro dire  era in stretto contatto con tutti gli appaltanti del centro sud Italia.

Dopo tutto ciò essendo sicuri di essere intoccabili avendomi fatto terra bruciata attorno, il Direttore del Triveneto di Poste Italiane Roberto Arcuri a seguito della mia caparbieta' a non fare lavori che non mi competevano per contratto o che andavano contro la sicurezza, manda una raccomandata al mio datore di lavoro obbligandomi a non entrare in tutti gli uffici di Poste Italiane e di consegnare il pass di entrata , in quanto sarei elemento indesiderato per aver chiesto il rispetto del contratto e della sicurezza sul lavoro.
A questo punto prendo tutta la documentazione in mio possesso ( documenti , foto e video) e vado a presentare denuncia alla Procura della Repubblica.
Dopo un mese il mio avvocato viene convocato per consegnare alla procura tutti i numeri di telefono di tutti i lavoratori in nero e poi il nulla.
Nessuna convocazione e dopo 17 mesi e 8 giorni , dopo che gli appalti erano stati riconsegnati alle stesse ditte, il capo della procura Schinaia mi archivia la denuncia senza neanche avvisarmi come la legge prevede , con nessuna motivazione e senza interpellare il Gip (FACCIO PRESENTE CHE ALL'EPOCA DEI FATTI OLTRE A ESSERE PERSONA OFFESA DAI REATI ERO INCARICATO DI PUBBLICO SERVIZIO OBBLIGATO DAL CODICE PENALE A DENUNCIARE FATTI DI RILEVANZA PENALE).
Secondo lei è giusto e normale in una Nazione definita Civile , perdere il posto di lavoro , perdere la dignità , perdere il diritto di avere giustizia per aver fatto il mio dovere e aver preteso i miei diritti?
Mi sono dovuto ritrasferire con tutta la mia famiglia nella mia terra di origine, la Sicilia.

Mi ritrovo disoccupato da 2 anni , deriso e guardato male da tutti in quanto mi sono messo contro alti Dirigenti pensando di avere giustizia e come ciliegina sulla torta mi viene negato il diritto di chiedere il risarcimento dei danni subiti da me e dalla mia famiglia.
Agli atti delle indagini mancano documenti importanti che erano stati inseriti a loro dire dai miei avvocati e che comunque dovevano inserire i direttori di ulls e direzione lavoro nelle loro misere e false perizie . Per questo motivo e per tutti gli altri gravi motivi  ho scritto al Presidente della Repubblica e al Ministro Alfano chiedendo che immediatamente vengano inviati gli ispettori a Verona per verificare l'operato del Capo della Procura .
Ancora una volta nessuno si muove e nessuno fa niente.
Ho consegnato la richiesta fatta al ministro Alfano e la lettera al Presidente della Repubblica allegando tutta la documentazione in mio possesso piu le denunce anche a:
Procura di Roma
Procura Generale di Roma
Consiglio Superiore della magistratura.
A tutt'ora nulla...........
Ho fatto tante altre denunce querele in seguito all'archiviazione e sono tutte ferme nelle procure di Verona, Venezia e Roma e sicuramente insabbiate con il mod. 45 classificando le mie denunce criminalmente come "fatti non costituenti reato" per autoarchiviarle senza fare alcuna indagine in quanto non sono stato convocato da nessuno.
L'Onorevole Fini ha posto la mia denuncia all'attenzione della Commissione competente e non ho ricevuto alcuna risposta.
La mia dettagliata denuncia si trova anche all'attenzione del Ministro Sacconi e la Direzione Generale del Ministero del Lavoro e non ho ricevuto alcuna risposta e nessuna ispezione e' stata fatta.
La mia denuncia dettagliata si trova anche all'attenzione del Ministro Brunetta il quale l'ha posta all'attenzione dell'Ispettorato della Funzione Pubblica a dicembre del 2008 ma a tutt'oggi non ho ricevuto alcuna risposta e nessuna ispezione e' stata avviata.
Il 28 aprile ho inviato una richiesta di intervento disciplinare al C.S.M. per i procuratori che volontariamente hanno messo la mia denuncia querela a mod. 45 per autoarchiviarla.
Ho chiamato il C.S.M. e mi hanno risposto che la mia richiesta è in mano al relatore dal 5 maggio e la pratica è la n. 309/2010.
In data 07 giugno 2010 il C.S.M. mi risponde con una lettera ciclostilata asserendo, in relazione a cio' che avevo chiesto nella prima istanza , che le richieste disciplinari le possono richiedere solo il Ministro e il Procuratore Generale della Corte di Cassazione e per cio' non faranno alcun intervento nei confronti dei procuratori Capo e neppure saranno aperte le indagini sulla denuncia auto archiviata con metodi criminali e mafiosi.
Mi invitano a rivolgermi alle autorita' competenti per denunciare civilmente o penalmente i Procuratori Capo Papalia e Schinaia, pur avendo io consegnato nella documentazione anche la denuncia - querela già presentata a Verona il 23 Febbraio 2010 nei confronti dei Procuratori Capo, degli appartenenti ai Servizi Segreti e di tutti coloro che hanno impedito , ritardato, omesso le normali procedure di indagini, occultando documenti o presentando documenti totalmente falsi.
Pur essendo coinvolte le Procure di Roma, Verona , Venezia  e Termini Imerese in quanto le denunce querele, anche se per diversi reati, sono tutte collegate alla prima denuncia autoarchiviata, non ho mai potuto parlare e non sono mai stato convocato da nessun Magistrato o ufficiale delle forze dell'ordine in merito a cio' che ho denunciato.
Violando l'art. 112 della Costituzione ( il Magistrato ha l'obbligo dell'azione penale), non viene avviata alcuna indagine o procedimento penale nè nei confronti di chi ho denunciato e neanche nei miei confronti per calunnia , false informazioni a pubblici ufficiali e/o per diffamazione pur avendo pubblicato via web e in particolar modo su facebook non solo la vicenda ma anche le denunce scannerizzate, foto e video.
L'unica cosa di cui sono certo è che per avere adempiuto il mio dovere , mi ritrovo disoccupato , senza giustizia e attenzionato dalla Digos come se fossi un criminale.
Spero che qualcuno abbia modo di indirizzarmi a qualche Magistrato onesto , organo di informazione e che mi convochino per poter dire tutto ciò che so con prove alla mano, le denunce (Procura di Roma, Procura Generale di Roma, Consiglio Superiore della Magistratura e da ultimo la DENUNCIA QUERELA CONTRO I MINISTRI ALFANO - BRUNETTA - SACCONI  EX ART 328 C.P.) foto , video , documentazione cartacea , registrazioni telefoniche e registrazioni audio delle "offerte" per comprarmi e delle minacce per farmi stare zitto.
Con  stima
Francesco Carbone - Villafrati (PA) 90030

 

Questo giovane che ha avuto il merito ed il coraggio di denunciare si dice preoccupato, teme per la propria vita...

Ma la sua assurda storia sta facendo il giro d'Italia - malgrado le resistenze e le minacce di chi non vuole che i fatti denunciati diventino di dominio pubblico - ed ha la solidarietà del nostro Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia e di 16.000 Italiani aderenti al gruppo facebook:

www.facebook.com/pages/Francesco-Carbone-il-coraggio-di-denunciare/107453602609163?ref=mf&v=wall  
che il 27 settembre 2010 a Roma
,
in Piazza Montecitorio, organizzeranno un presidio permanente per pretendere pacificamente e civilmente un dialogo ed un confronto ragionevole con le Istituzioni, il Ministro dell'Interno, il Ministro della Giustizia, il Presidente della Camera e la Commissione Giustizia per far sì che si prendano i più immediati provvedimenti per contrastare efficacemente la malagiustizia in Italia e per pretendere il rispetto dei diritti umani sanciti dalla Costituzione italiana.


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  www.elletiweb.it/politica/stato/91-stato/2818-rosanna-carpentieri-scandalo-alle-poste-tangenti-e-coperture-politiche-mastelliane-nellappalto-per-il-trasporto-dei-pacchi-postali

www.corrieredelsannio.it/2010/08/26/una-societa-sannita-in-veneto-e-implicata-nello-scandalo-alle-poste/

 

 

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