Un aneddoto per riflettere sulla situazione politica italiana

15.07.2010 20:15

Uno scorpione camminava sulle rive di un fiume cercando il modo di attraversarlo. Ad un certo punto vide una rana nuotare nel fiume e subito la chiamò: “Fammi salire sul tuo dorso, e accompagnami sull’altra sponda del fiume, altrimenti non potrò mai attraversarlo.” “No” rispose la rana “so bene che mi pungeresti e morirei in pochi secondi”. Ma lo scorpione replicò: “Non ti pungerò: se lo facessi mentre siamo nel fiume morirei anch’io annegato”.

La rana si fece convincere e permise allo scorpione di salire sulla sua schiena. Quando erano a metà del percorso, lo scorpione punse la rana, che subìto iniziò a perdere le forze. Prima che il veleno la uccidesse del tutto chiese allo scorpione: “Perché l’hai fatto? Adesso moriremo entrambi.” “Io non volevo farlo” rispose lo scorpione “ma è la mia natura.”

 

 

Questo aneddoto l’ho scelto perché esso riproduce esattamente quello che voglio dire con questo articolo.

Oramai la situazione politica in Italia è precipitata talmente in basso che non può più risollevarsi da sola; la politica è riuscita a stravolgere il significato stesso delle parole, ad appropriarsi di concetti fondamentali come giustizia e libertà, amore e bellezza.

L’operazione è riuscita talmente bene che oramai il cittadino italiano medio non si rende conto che è stato spogliato via di tutto, anche e soprattutto dei suoi più fondamentali diritti costituzionali come il diritto ad un’esistenza dignitosa, all’eguaglianza sociale al momento della nascita, a un’istruzione e una sanità paritaria, ridotto oramai a un termine nell’equazione economica italiana. Il termine stesso consumatore denota l’attenzione che si volge a quell’entità che prima di tutto è un Individuo, una Persona con esigenze ed emozioni.

Gli stessi operai che sono licenziati perché costa troppo mantenerli al lavoro, sono gli stessi che vengono tartassati perché la macchina burocratica italiana non si fermi, sono gli stessi che si vedono continuamente aumentare il prezzo dei beni primari necessari alla sopravvivenza, con un governo -questo- che vuole privatizzare anche l’acqua.

Apparentemente tutto questo ha origine dall’attuale leader italiano Silvio Berlusconi ma secondo me è troppo facile e riduttivo interpretare così le cause che sono alla base del declino italiano. Credo piuttosto che tutto abbia avuto inizio, se mai ce ne fosse stato uno, dalla mancata piena attuazione della Costituzione Italiana del 1948 durante l’intero arco della storia repubblicana. Uno dei principi cardine è l’articolo tre che recita:

 

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

 

 

Quindi parlare di riforme costituzionali quando la stessa non è mai stata applicata nei suoi principi fondanti è un non-sense, ma c’è un motivo perché fosse così. La piena attuazione della seconda parte di quest’articolo sarebbe stata di ostacolo ai poteri economico-politici, in primis a quelle strutture che si erano sapute riciclare ed erano sopravvissute all’era fascista. Era necessario che in contrapposizione al partito comunista (il PCI) più grande del blocco occidentale ci fosse un partito borghese (la DC) capace di tenergli testa, anche con mezzi poco leciti, tra questi c’erano i finanziamenti occulti da parte dei servizi segreti americani (in contrapposizione ai finanziamenti sovietici al PCI) e il voto di scambio per ottenere numeri, quindi voti, importanti. All’epoca era quindi tutto lecito, anche l’eliminazione di personaggi scomodi come Enrico Mattei, reo di voler rendere l’Italia un paese energeticamente indipendente o il delitto Moro, reo questo di voler cercare un’alleanza col partito d’opposizione, il PCI.

Mentre il PCI cercava e trovava consenso nelle fabbriche tra gli operai, diretti discendenti dei contadini, la DC trovava nelle regioni dell’Italia meridionale, il suo bacino elettorale, grazie anche ai voti di scambio e a rapporti con figure ambigue nate con la liberazione della Sicilia dall’esercito anglo-americano. Le altre forze politiche erano troppo piccole per assumere un ruolo espressivo al momento, per cui possiamo tranquillamente affermare che il bipolarismo già c’era all’inizio della storia repubblicana, ma mancava solo una cosa: l’alternanza di governo.

Il benessere sociale dovuto al periodo della ricostruzione dei danni della seconda guerra mondiale, alla scommessa sul mercato interno e l’onda lunga dell’opera d’imprenditori come Mattei e Olivetti,fecero credere che il traguardo della piena attuazione dell’articolo terzo fosse una cosa scontata, ma non fu così: in contrapposizione ai movimenti sessantottini, alle conquiste sociali come una legge sul divorzio e l’aborto, quest’ultime invise dal Vaticano, si contrappose una stagione del terrore in cui pezzi importanti dello Stato, giocarono nel campo avverso, ossia contro lo stesso Stato. Questo culminò con il delitto Moro, ma intanto grazie alla stagione del terrore, il cui scopo era quello di eliminare le frange più innovatrici della società, gli attuatori di questa fase ebbero modo di intrecciarsi fra loro definitivamente e di organizzarsi in quella struttura parallela allo Stato conosciuta come Propaganda Due (P2) capitanata da Licio Gelli, imprenditore aretino con contatti importanti con le dittature sudamericane e con i servizi segreti di altri paesi. Il suo piano di Rinascita Democratica prevedeva la ristrutturazione dello Stato andando contro al dettato costituzionale con l’apparente scopo di una maggiore efficienza, ma in realtà con l’obbiettivo di restaurare le classi sociali in base alla loro ricchezza, l’impoverimento dell’appena nata classe borghese e il ridimensionamento del potere operaio, il censo più basso.

L’occasione fu data proprio dalla classe politica ufficiale, che a fronte della necessità di non permettere al PCI di salire al governo del paese, non si era mai rinnovata in quarant’anni, salvo fino all’apparizione di un partito fino ad allora marginale come il PSI che, con un segretario abile, ma avido come Bettino Craxi, si era incancrenita e corrotta alla guida del Paese; la fine del blocco sovietico e la dissoluzione dell’URSS fecero mancare i finanziamenti al PCI il quale si adattò assai rapidamente a quello che oramai era il Sistema Italiano, arrivano perfino nel 1991 a cambiare nome (PDS), nomenclatura e base di riferimento: se prima il PCI guardava al mondo operaio, adesso si spostava verso gli interessi di una fascia più colta e ristretta di intellettuali e borghesi in nome del rinnovamento, lasciando scoperte frange importanti del mondo operaio, che furono poi raccolte da un nuovo movimento  secessionista nato nel 1990, la Lega Nord (infatti, non di rado coesisteva nel mondo operaio l’abitudine delle due tessere:  quella del più grande sindacato di sinistra, la CGIL, e la tessera del partito leghista).  La magistratura italiana intanto scoperchiava il fronte della corruzione politica, azzerando l’intera classe politica; in qualche modo gli eredi del PCI si salvarono perché non avevano avuto abbastanza tempo ad adattarsi definitivamente alla prassi politico-clientelare, anche se alcuni elementi della corrente migliorista, vicina al PSI, ne fu colpita. Nel frattempo avvennero due fatti importanti: approfittando del caos politico conseguente all’operazione Mani Pulite, la finanza internazionale riesce a distruggere quella terribile concorrente che era l’IRI, un colosso da 67 miliardi di dollari di fatturato col controverso episodio del Britannia combinato alla speculazione di George Soros, avviando così la dismissione dell’intero sistema industriale italiano. Questo caos distrugge quindi non solo una classe politica corrotta, ma azzera anche il tessuto industriale del paese che si era creato nel dopoguerra e consegna il paese a quei personaggi che erano riusciti a sopravvivere a Mani Pulite anche grazie alla P2, solo apparentemente sopita. Il piano di Rinascita Democratica inizia a compiersi.

Vi ricordate dello scorpione e della rana? La classe politica e imprenditoriale, ormai sempre più autoreferenziale, sta cercando di auto perpetuarsi togliendo al popolo anche la possibilità di scegliersi la classe dirigente grazie ad una legge elettorale ad hoc, non esiste più un tessuto industriale che sia di sostegno all’economia reale, ormai è lo scorpione che a dorso della rana (l’Italia) cerca di attraversare il fiume ma che nel frattempo la morde: la fine di questa classe (anti) politica coinciderà solo con la fine dello Stato se nel frattempo non sarà trovato l’antidoto al veleno mortale.

 

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