Traffici eolici: il silenzio di Confindustria

14.09.2010 17:12

 

Emma Marcegaglia - Foto di G. Nicoloro

Emma Marcegaglia - Foto di G. Nicoloro

Quante volte abbiamo sentito l’associazione degli industriali parlare di etica e di responsabilità d’impresa? Quanti applausi hanno accolto nel 2007 l’annuncio di voler estromettere da Confindustriachi paga il pizzo? Le parole, al solito, sono un conto; i fatti, specie quando ti toccano da vicino, sono tutt’altra cosa. E allora parliamo dei fatti e dei silenzi che li accompagnano. Lo scorso giugno è stato rinviato a giudizio Pietro Colucci , presidente di Fise-Assoambiente (Confindustria) e a capo di un impero che spazia dai servizi ambientali alla produzione di energia da fonti rinnovabili. Il rinvio a giudizio è per fatti gravi e Colucci rischia una condanna pesante: né Confindistria, né Fise-Assoambiente, né tantomeno le società di Colucci (una, Kinexia, è quotata in Borsa) hanno emesso un comunicato ufficiale e Colucci, naturalmente, mantiene la presidenza dell’associazione degli industriali del settore. E in questi giorni si replica: due anni d’indagini hanno portato all’arresto di quattro persone, fra cui Vito Nicastri Oreste Vigorito.  Unanimemente considerato il “papà” dell’eolico in Italia, Vigorito è anche presidente dell’Anev (Associazione nazionale energia dal vento), associazione che incredibilmente ha una doppia veste: quella di socio di Confindustria Energia e quella di associazione ambientalista.
Anche in questo caso Emma Marcegaglia, di solito prodiga di dichiarazioni su qualunque cosa, non ha speso una sola parola sull’arresto del presidente di un’associazione confindustriale; lo stesso dicasi per Confindustria Energia, la stessa Anev e una Fondazione che con l’Anev ha molto a che fare: la Fondazione per lo sviluppo sostenibile.
Il sito della Fondazione buca la notizia degli arresti (clicca per ingrandire)

Il sito della Fondazione "buca" la notizia degli arresti (clicca per ingrandire)

A presiedere questa Fondazione c’è un ex ministro dell’Ambiente, Edo Ronchi, che nel 2008 si è ritirato dalla politica per dedicarsi a tempo pieno ad attività di studio, ricerca e formazione, in particolare con la Fondazione per lo sviluppo sostenibile. Forse Ronchi si limita a studiare e insegnare, ma la Fondazione da lui presieduta no di certo: svolge un’intesa attività di lobbying, come dimostrano anche i comunicati congiunti con l’Anev su certi emendamenti che penalizzerebbero l’eolico off shore (clicca qui per scaricare il documento), quello per intenderci che sta assediando le coste italiane e in particolare la Sardegna (vedi post al riguardo).

Perché soffermarsi sulla Fondazione? Perché scorrendo i nomi dei soci appare più chiaro il motivo di certi silenzi: tra i fondatori ci sono le aziende della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, il gruppo di proprietà di Vigorito (Ivpc) che si stava preparando alla quotazione in Borsa e l’associazione da lui presieduta (Anev).

Non solo: tra i fondatori c’è anche il gruppo Unendo che fa capo a Pietro Colucci, l’associazione confindustriale da lui presieduta (Fise-Assoambiente) e lo stesso Colucci figura nel comitato di presidenza della Fondazione.

Date le circostanze, sembra difficile che la Marcegaglia prenda una posizione su quanto sta avvenendo nel campo delle rinnovabili: meglio recitare la parte della sfinge. Quanto alle associazioni ambientaliste che con Anev hanno firmato protocolli e prese di posizione congiunte (scaricatevi il documento sul piano energetico della Sicilia!), meritano una puntata a parte: ci tornerò sopra nei prossimi giorni. 

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