Todmorden: la città autosufficiente in frutta e verdura.Da noi guerriglieri verdi e blitz floreali

01.07.2012 08:51

 

I cittadini di Todmorden, in Inghilterra, coltivano tutta la loro verdura. Ci sono orti nelle aiuole, nei parchi, nei giardini. Tutti i cittadini sono LIBERI di prenderne quanta ne desiderano. Cosa succede però? Nessuno ne spreca, nessuno ne prende più di quanto ne ha bisogno, tutti la rispettano, e molti vanno volontariamente a dare una mano nei vari orti, di loro spontanea volontà.

 
 

Vi sembra un'utopia? Non lo è. Todmorden esiste davvero è una cittadina vittoriana nelWest Yorkshire. Qui tutti i cittadini sono dei coltivatori di frutta e verdura, in tutta la città, in ogni aiuola ed in qualsiasi spazio verde è possibile seminare e/o raccogliere la frutta e la verdura. Tutti aiutano tutti a coltivarla, strappare le erbacce o innaffiarla, e tutti liberamente colgono i frutti di questo lavoro collettivo. Se aveste visitato questa ridente cittadina qualche mese fa avreste potuto ammirare i variopinti spazi verdi fra le vie, aiuole stracolme di cavoli, carote, lattughe, cipolle primaverili, insomma ogni sorta di verdura oppure avreste posato lo sguardo su lamponi, albicocche, mele, ribes neri e rossi, fragole e non mancano certo le erbe aromatiche come finocchio, timo, rosmarino e basilico. 

Tutto ciò perché Todmorden vuole essere la prima città nella nazione autosufficiente dal punto di vista alimentare: "Entro il 2018" diceMary Clear, 56 anni e nonna di ben dieci nipoti, co-fondatrice di Incredible Edible(Incredibilmente commestibile) il nome del progetto: " E' un piano ambizioso… …"Cosa esattamente mi vieta di andare a raccogliere tutto il rosmarino della città? Niente, cosa mi vieta di rubarmi tutte le mele o tutti i lamponi? Niente, semplicemente questo non accade, abbiamo fiducia nelle persone, noi crediamo e siamo testimoni di questo, le persone sono oneste".

In pratica ognuno raccoglie quello di cui ha bisogno, inutile prenderne di più andrebbe a male e andrebbe buttato. Invece ognuno ne prende solo la quantità necessaria e tutti quanti danno il loro contributo alla semina e alla cura. L’idea è venuta fuori dopo che lei e il co-fondatore Pam Warhurst, ex proprietario del “Bear Cafe” della città, iniziarono a discutere riguardo allo stato del mondo e a chiedersi cosa avrebbero potuto fare. Hanno dedotto che tutto quello che potevano fare era di partire a livello locale, così riunirono un gruppo di persone, soprattutto donne, insieme in un bar: “Quando gli uomini bevono, nei bar succedono sempre casini e risse, invece quando sono le donne a riunirsi insieme a bere un caffè succedono solo belle cose” dice Mary. “I nostri pensieri erano: si danno molte colpe al mondo, è colpa dei governi locali, dei politici, dei banchieri, della tecnologia – allora abbiamo pensato: facciamo noi qualcosa di positivo. Abbiamo riempito le aiuole con dei finocchi e tutti i bambini hanno imparato che se dai un morso ai finocchi scopri che ha un sapore di caramelle alla liquirizia. Quando ho visto dei bambini mettere in bocca piccoli bocconi di erba, ho pensato soltanto una cosa: è brillante.”

Oggi sono centinaia i cittadini che si aiutano a vicenda e la città è oramai sulla via per raggiungere il suo obbiettivo cioè essere autosufficiente, certo la strada è sicuramente lunga. Ma il progetto, Incredible Edible offre anche un'educazione al cibo, stimola l'economia locale, ci sono lezioni su come raccogliere e conservare la frutta, corsi su come farsi il pane ed il college locale offre dei corsi specifici in orticoltura, l'idea è che i giovani cresciuti in campagna possano lavorare nell'agricoltura.

La speranza di Mary ( e anche la mia ) è che in molti altri luoghi si metta in pratica una cosa così tanto semplice da essere quasi banale, nelle aiuole, negli spazi verdi che di solito sono meta di rifiuti, cartacce e quant'altro, nei giardini comunali ogni spazio verde è adatto a ricevere frutta e verdura. Da quando si è avviato il tutto a Todmorden è diminuita anche l'attività di atti vandalici a dirlo è la polizia locale e Mary commenta " Siamo programmati per non danneggiare il cibo". Iniziative analoghe sono in fase di sperimentazione in altre città del Regno Unito, e c’è stato interesse persino da parte di alcuni posti in Germania e Spagna, a Hong Kong e in Canada.

Chissà, magari se lo facessimo anche noi qui in Italia, saremmo tutti più sereni invece di prendere più antidepressivi avremmo a disposizione più frutta e verdura, immaginate di stare camminando per le vie della città, di avere fame, vi fermate alla prima aiuola e raccogliete direttamente dall'albero una buona mela e via...probabilmente ci ammaleremmo di meno...sì, sembra davvero utopistico. 

 

Il movimento, nato negli Usa negli anni '70, ha la sua base a Londra
Con vanghe, rastrelli e bulbi danno vita alle aree degradate e abbandonate

Guerrilla gardening, blitz floreali
Se la rivoluzione nasce da un seme

Contatti via web. Azioni anche in Italia. Fiori molto colorati
nelle zone più industrializzate, ortaggi e frutta nei centri storici
di BENEDETTA PERILLI


<B>Guerrilla gardening, blitz floreali<br>Se la rivoluzione nasce da un seme</B>

"ABBIAMO iniziato ad attaccare alle 23. Prima rimuovendo bottiglie e cartacce, poi piantando sette arbusti di lavanda e degli alberi. Attendiamo il prossimo blitz". Così Angela 2585 da Milano. Dall'Inghilterra risponde Lyla 1046: "Era una notte buia a fredda a Leeds, nel furgone trasportavamo bulbi, piante, semi, attrezzi da giardinaggio, all'improvviso un agente di polizia ci ferma e ci domanda cosa stiamo facendo, rapida rispondo che facciamo giardinaggio, anzi no facciamo guerrilla gardening". Sono solo alcune delle testimonianze postate sul blog guerrillagardening.org, unico punto di riferimento della comunità di guerriglieri verdi. 

Provengono da ogni parte del globo anche se è Londra il quartier generale di questo movimento nato negli anni '70 nella terra madre di tutti le mode, gli Stati Uniti. "Giardinaggio politico" lo chiamano gli attivisti, una forma di azione diretta non violenta praticata dagli ambientalisti al fine di riappropriarsi di aree urbane degradate e abbandonate. I guerrilla gardeners reclamano nuove forme di proprietà che riscattino i terreni pubblici dall'abbandono e dal degrado, la loro lotta è silenziosa, pacifica e profumata. Nel 1964 I giganti lanciavano la loro proposta di pace fatta di fiori che diventano metaforici proiettili da inserire nei cannoni, oggi i fiori sono diventati veri e propri strumenti di contestazione. 

Ma chi sono questi guerrieri verdi armati di zappa, vanga e rastrello? Non appartengono a una classe sociale specifica, hanno età variabili e provenienze differenti. Spesso il loro profilo corrisponde a quello dei tanti che fanno parte del movimento della critical mass, cittadini comuni che hanno abbandonato l'automobile e sposato la bicicletta come unico mezzo di locomozione. Ciò che accomuna gli animatori di questo vasto movimento è sicuramente la sensibilità verso la causa ambientalista e la ricerca del bello nel comune degrado urbano. Sono persone che hanno a cuore le loro strade e i loro quartieri, che credono che anche un fiore possa cambiare il mondo. Si identificano semplicemente con il nome di battesimo seguito da un numero progressivo assegnato al momento dell'adesione al gruppo. 


 

Agiscono quasi sempre di notte e soprattutto nelle grandi aree urbane, i loro strumenti sono fiori e piante di ogni genere oltre che una grande varietà di utensili da giardinaggio. Il processo che porta ad un'azione è complesso: un gruppo di attivisti, formatosi spesso attraverso un forum dedicato, studia il territorio per individuare un'area da attaccare, convoca sul luogo di tutti i partecipanti attraverso un tamtam segreto di mail, pianifica l'azione, si procura piante e semi scelti in base alla resistenza, al freddo e alla siccità e al colore. Infine inizia l'azione vera e propria. Prima si pulisce il terreno depurandolo da erbacce e rifiuti, poi si concima la terra e la si lavora per prepararla alla semina. 

Significativa e spesso provocatoria è anche la scelta del vegetale da piantare: fiori colorati nelle zone più industrializzate, ortaggi e frutta nei centri storici, girasoli per illuminare i viali più grigi. Ma i guerrilla gardener agiscono anche allo scoperto, soprattutto quando riescono a collaborare con le associazioni di quartiere o con le autorità locali. In molti paesi la loro resta un'azione clandestina proprio perché prevede una modificazione del suolo pubblico da parte di privati. 

Il nuovo trend della contestazione sociale è considerato quasi una forma di flash mob per la sua natura segreta e spontanea, rapida e di modificazione urbana ma a differenza dei pillow fight (la battaglia dei cuscini) ed affini, il guerrilla gardening ha alle spalle un vero e proprio movimento nato intorno agli anni Settanta, al quale si deve ad esempio il progetto di costruzione della granata inseminatrice capace di diffondere semi in luoghi irraggiungibili come le discariche. In seguito, nel 1984, con la pubblicazione del libro "Guerrilla Gardening" di John F. Adams si incoraggiavano gli amanti del giardinaggio a creare delle nuove varietà vegetali diverse da quelle prodotte dalle grandi aziende. 

Negli anni '90 il termine ha assunto il significato odierno fino ad essere codificato in un manifesto o più comunemente noto come "A Manualfesto. Guerrilla Gardenign", un libro pubblicato da David Tracey che definisce le linee guida del buon giardinaggio politico. Il fine ultimo del movimento è quello dell'abbellimento urbano da diffondere in ogni città del mondo, le regole poche e semplici: cercare sempre piante e semi economici o gratuiti, ancor meglio se coltivate in casa, dissodare il terreno, indossare scarpe resistenti, innaffiare sempre e responsabilmente. Ancora: sapere quando chiedere il permesso e quando poterlo dimenticare, come diffondere il guerrilla gardening nel mondo ed infine, un consiglio per eludere la sorveglianza: fare le azioni sempre con un'amica. In caso di pericolo si può dissimulare il tutto baciandola. 

Leggasi anche il blog dei Friarielli Ribelli di Napoli:friarielliribelli.blogspot.it/

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