SOPRALLUOGO A CHIAIANO, RESOCONTO DEL GEOLOGO FRANCO ORTOLANI

08.07.2010 22:45

       
 
Proponiamo l’interessante e dettagliata relazione redatta dal professor Franco Ortolani, in occasione della visita alla discarica di Chiaiano dello scorso 28 Giugno. Una delegazione di comitati e autorità cittadine della zona ha potuto varcare i cancelli dell’area dichiarata “sito di interesse strategico nazionale” e sottoposta pertanto esclusivamente all’autorità militare. Dal resoconto che ci è stato gentilmente inviato dal prof. Ortolani, e da quanto i delegati hanno potuto visionare, emergono a nostro parere palesi violazioni delle normative sulla gestione del sito, come denunciano instancabilmente da tempo i Comitati e i cittadini di Chiaiano e Marano.

Franco Ortolani: Resoconto sintetico di quanto visto nella discarica con l’aggiunta di alcune considerazioni.

 

 Sopralluogo nella discarica di Chiaiano del 28 giugno 2010
Nella mattina del giorno 28 giugno 2010 è stata autorizzata dalle competenti autorità una visita nella discarica di Chiaiano, che è ancora in attività. Hanno partecipato i sindaci di Mugnano e Marano e rappresentanti dei comitati cittadini dell’area. Si ricorda che l’accesso alla discarica è severamente vietato anche ai sindaci dei comuni nei quali ricade la struttura o nei quali si ripercuotono gli impatti.
Le autorità militari hanno vietato riprese fotografiche per cui sarà sintetizzato a parole quanto di più significativo è stato osservato durante il sopralluogo senza avere la possibilità di visionare dati di analisi e mappe degli impianti in funzione. Si ricorda che da alcuni mesi sono state disattivate le webcam che, prima, consentivano una parziale visione della discarica.
La strada di accesso alla discarica da Marano è ancora in via di ultimazione mentre avrebbe dovuto essere pronta prima dell’apertura dell’impianto in modo da consentire il transito agli autoveicoli pesanti senza dare fastidi ai cittadini.
Dal momento che fra qualche mese sarà chiusa la discarica, ci si chiede a cosa servirà dopo?
Un folto stormo di gabbiani volteggiava sulla discarica e in parte era intenta ad osservare i mezzi meccanici che lavoravano nella discarica; appena usciti dall’impianto un cane randagio in cerca di cibo si è affrettato a salire sui cumuli dai quali spuntavano rifiuti. I cittadini hanno dichiarato che durante la notte era quasi stato annullato il conferimento di rifiuti in quanto non avevano sentito transitare gli auto compattatori. Evidentemente i gestori dell’impianto volevano essere sicuri che i rifiuti conferiti il giorno precedente fossero stati tutti coperti dal terreno che alcuni autoveicoli stavano ancora trasportando. La superficie della discarica era quasi completamente ricoperta da terreno; rifiuti, tipici dei rifiuti non differenziati campani, affioravano qua e la.
All’ingresso della discarica ci è stato illustrato l’impianto di lavaggio degli automezzi che entrano in discarica. Si tratta di una piattaforma sollevata dove il lavaggio avviene con getti azionati dal personale addetto. L’acqua di lavaggio scorre successivamente disperdendosi in parte nella strada all’esterno dell’impianto dove poi transitano gli autoveicoli. Eventuali materiali inquinanti, pertanto, non rimangono esclusivamente dentro la discarica ma possono essere dispersi all’esterno lungo la strada Cupa del Cane. Ci è stato fatto notare l’attuale accesso alla vasca di conferimento dei rifiuti, a quota di circa 25-30m al di sopra della base dell’impianto già colmato di rifiuti. Tale accesso è costituito da due piste: una è in calcestruzzo e serve per un primo lavaggio speditivo delle ruote degli autoveicoli che conferiscono i rifiuti. L’altra è “in terra” ed è quella più usata dai mezzi meccanici che comunque entrano nella discarica e transitano anche su rifiuti schiacciati e dispersi sulla pista. Qualche decina di metri a valle dell’accesso, lungo la pista di uscita dalla discarica, si trova una griglia trasversale alla strada che raccoglie l’acqua che scorre sulla sede stradale sulla quale transitano i mezzi che sono entrati nella discarica e hanno ruote sporche dai rifiuti. L’acqua di ruscellamento, conseguentemente, trasporta i materiali, che dovrebbero rimanere circoscritti nella discarica, nel canale che smaltisce le acque piovane verso Marano lungo la Cupa del Cane. Eventuali materiali contaminanti, pertanto, dalla discarica possono essere trasferiti all’esterno dell’impianto. In caso di contaminazione chimica o biologica nell’impianto non si potrebbe evitare che la contaminazione possa trasferirsi verso le aree abitate a valle.
E’ stata osservata l’argilla che dovrebbe costituire lo strato impermeabile per evitare che il percolato si disperda all’esterno e nel sottosuolo. L’argilla è stata osservata in due zone; è stato evidenziato che è argilla di pessima qualità in quanto contiene molti frammenti di roccia a spigoli vivi che possono bucare i teli. Inoltre non è stata messa in opera secondo quanto prescritto per legge, cioè mediante compattazione e rullaggio fino a raggiungere i valori di permeabilità obbligatori per legge. L’argilla si presenta vistosamente a grumi sciolti e in alcuni casi era anche interessata da piccoli franamenti che attestavano l’assoluta mancanza di compattazione. Questo della mancata realizzazione dell’impermeabilizzazione secondo quanto prescritto per legge della base e dei lati della discarica è un problema che è stato già evidenziato una settimana prima che iniziasse l’attività dell’impianto. Evidentemente il reato ambientale segnalato non è stato perseguito e continua ad essere reiterato. Con tono poco rispettoso dell’intelligenza dei rappresentanti dei cittadini alcuni personaggi hanno fatto notare che eventuali analisi di laboratorio per verificare la permeabilità dello strato di argilla fornirebbero sicuramente i valori prescritti per legge. Dal momento che è evidente che l’argilla non è stata rullata e compattata, si suppone che pensassero, come persone protette da “poteri speciali”, a campioni prelevati e analizzati senza contraddittorio da parte di tecnici indipendenti.
Altro problema è rappresentato dai pozzi spia che devono servire ad evidenziare l’eventuale inquinamento della falda. Non è stato spiegato chiaramente quanti siano, quanti funzionino. Due sono stati realizzati dopo l’apertura della discarica per cui non si sa quale fosse la qualità dell’acqua di falda prima. Durante la visita alla discarica effettuata il 7 febbraio 2009 (una decina di giorni prima che l’impianto iniziasse a funzionare) alla presenza di due Europarlamentari lo stesso personaggio dell’Impresa che gestisce l’impianto ammise che nessun pozzo spia era stato realizzato. Ne consegue che se si trova oggi l’acqua inquinata non si può stabilire se la colpa sia della discarica. Tre pozzi spia sono insignificanti per stabilire il deflusso sotterraneo della falda con certezza per cui se l’acqua risulta inquinata non si può definire quale possa essere la zona a valle da allertare dove si disperderà l’inquinamento.
Per quanto riguarda il controllo della radioattività dei materiali conferiti in discarica, controllo che fino ad alcuni mesi fa era garantito dall’Esercito Italiano, ora viene effettuato dall’impresa che gestisce l’impianto.
E’ noto che il problema della qualità dei rifiuti conferiti in discarica è di notevole importanza per la salute dei cittadini e per l’ambiente circostante; si ricorda che la Campania non dispone di impianti per lo smaltimento di rifiuti speciali, pericolosi ecc. e che la regione è una nota importatrice di tali materiali che non si sa dove vadano a finire.
E’ stato constatato che l’impianto rappresenta una sorta di struttura “extraterritoriale” in quanto quello che accade difficilmente si inquadra nelle leggi italiane ed europee. L’extraterritorialità è avvalorata dal fatto che l’impianto è ritenuto di tipo militare in base ad una legge emessa dal Parlamento Italiano. Unico caso al mondo! Almeno fino ad alcuni mesi fa i militari garantivano le verifiche di radioattività tanto è vero che sono stati intercettati alcuni veicoli che stavano per conferire materiale radioattivo. Da qualche mese, dopo la scomparsa dei controlli militari, sembra che siano finiti i tentativi di conferimento di materiale radioattivo!
I rappresentanti dei cittadini hanno chiesto di sapere quali fossero le garanzie che non si stessero perpetrando reati ambientali dal momento che non vi è una radicata collaborazione e una carenza di fiducia verso queste strutture che dovrebbero garantire la salute dei cittadini. E’ stato ripetutamente fatto presente che la garanzia che tutto funzioni secondo quanto prescritto dalle leggi italiane è rappresentata dai controlli esercitati dalle altre istituzioni preposte; strano che i sindaci dei comuni interessati non ne sappiano niente.
E’ stato quanto mai evidente il distacco tra il complesso inquadrabile nella “struttura extraterritoriale”, che è al servizio di un “potere assoluto” e non dei cittadini (ma che opera con i soldi derivanti dai cittadini). I cittadini in questo modo continueranno, motivatamente, a non avere fiducia nei rappresentanti dei poteri assoluti che intervengono come una struttura extraterritoriale che opera sul territorio governato dalle leggi italiane. Continua una atteggiamento di “potere assoluto” da parte del gestore della discarica che ha negato quanto palesemente visibile, come ad esempio l’argilla non compattata e il non adeguato funzionamento del lavaggio degli automezzi in uscita dalla discarica.
Il Presidente e l’Assessore all’Ambiente della Provincia di Napoli hanno ereditato questo “complesso extraterritoriale” di cui conoscono ben poco. E’ quanto mai necessario recuperare un rapporto di fiducia tra cittadini e rappresentanti delle istituzioni elettive. E’ necessario, certamente difficile e ci vuole la volontà di farlo! Come consiglio propongo di verificare, nei modi appropriati ma validi, l’idoneità tecnica e il rispetto delle leggi italiane nell’impianto ancora in attività a maggiore garanzia della veridicità dei collaudi di cui già dovrebbe disporre la “struttura extraterritoriale” che ha aperto la discarica.
Se l’impianto di Chiaiano rispetta le leggi italiane non devono esserci remore a riverificarne l’attuale idoneità anche con il contributo di tecnici qualificati e indipendenti a cui ha fatto ricorso anche la Commissione Europea il giorno 30 aprile c.a. quando si è conclusa la missione d’informazione in Campania della Commissione per le petizioni della Comunità Europea che dietro le sollecitazioni dei cittadini ha verificato la veridicità delle varie irregolarità denunciate circa la gestione, degli ultimi anni, dei rifiuti da parte del Commissariato per l’Emergenza Rifiuti.
I poteri speciali, infatti, non hanno mai autorizzato le “strutture extraterritoriali” a non osservare le leggi che tutelano la salute dei cittadini. Seri dubbi vi sono che l’ambiente e la salute dei cittadini e la sicurezza dell’Area Ospedaliera siano ben tutelati visto che la discarica è intensamente e regolarmente frequentata da cani randagi e stormi di uccelli che possono disperdere inquinanti all’esterno nella Selva di Chiaiano che confina con l’Area Ospedaliera dei Camaldoli.
Altro consiglio è quello di rispettare e fare rispettare lo Statuto della Regione Campania che impone “la valorizzazione delle risorse economiche, turistiche e produttive di ogni area del territorio regionale ed il superamento delle disuguaglianze sociali derivanti da squilibri territoriali e settoriali della Regione in modo da garantire la piena occupazione; la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, del territorio, delle risorse naturali e del patrimonio rurale; la tutela degli ecosistemi e della biodiversità”.

 

 

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