Sole, vento e una forte puzza di monnezza

14.09.2010 17:25

 

Parli di energia pulita e, manco a farlo apposta, ti trovi ad aver a che fare con personaggi opachi e business molto oscuri.

E’ una costante. Così come è una costante che politici e industriali facciano sistematicamente finta di non sapere con chi hanno a che fare. Così oggi vorrei iniziare a tratteggiare il caso di Pietro Colucci, presidente di Fise-Assoambiente (Confindustria), nonché proprietario, presidente e amministratore delegato di Kinexia (la ex Schiapparelli, società quotata in Borsa) e con interessi in molteplici società.

Ecoballe in Campania

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Colucci e i suoi familiari sono imprenditori che hanno iniziato a emergere negli anni ’80 con la raccolta dei rifiuti a Napoli e che – alleati con il gruppo Pisante, ben noto alle cronache di Tangentopoli – hanno conquistato fette crescenti di business creando un vero e proprio colosso nel settore dello smaltimento e del trattamento dei rifiuti: Unendo-Waste Italia. Più di recente Colucci e il suo gruppo hanno cominciato a investire nell’energia da fonti rinnovabili, in particolare sull’eolico e sul fotovoltaico: di qui anche l’acquisizione di Schiapparelli, trasformata un anno fa in Kinexia. Ma chi è davvero Pietro Colucci? Innanzitutto è un signore che il 24 giugno 2009 è stato rinviato a giudizio assieme ad altre cinque persone tra cui il suo stretto collaboratore Marco Fiorentino (vice presidente di Kinexia) e il city manager del Comune di Latina Mario Tagliatatela per frode in pubblica fornitura nell’ambito dell’inchiesta su Latina Ambiente, società mista pubblico-privato incaricata di tutta la gestione del servizio di igiene ambientale del Comune di Latina. Un’inchiesta durata anni e non certo l’unica che ha avuto come protagonista Colucci: infatti, il suo nome ricorre negli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie. In particolare, nel 1997 l’attenzione era puntata sull’appalto per la raccolta dei rifiuti del Comune di Anzio, come risulta dall’audizione in Commissione del sostituto procuratore della Repubblica di Velletri, Giuseppe Patrone, dalla quale emerge che a carico dei fratelli Francesco, Nicola e Pietro Colucci risultavano diversi“precedenti penali per abuso d’ufficio e anche per corruzione e per corruzione aggravata per atto contrario ai doveri d’ufficio”. In seguito all’annullamento del contratto con i Colucci, il Comune di Anzio affidò il servizio a un’impresa marchigiana che dopo pochi mesi e molti attentati intimidatori rinunciò all’appalto.

Dieci anni dopo, nel 2007, lo stesso Pietro Colucci viene chiamato in Commissione rifiuti in qualità di presidente di Fise-Assoambiente per tratteggiare la situazione e le criticità della raccolta degli imballaggi in Italia. E sempre per il suo incarico confindustriale pochi giorni prima del rinvio a giudizio si è trovato a organizzare e introdurre l’ennesimo convegno sul trattamento dei rifiuti cui hanno partecipato ministri, ex ministri, deputati dell’opposizione e rappresentanti di associazioni ambientaliste, anche di quelle che hanno prodotto voluminosi dossier su Latina Ambiente e su Colucci. Pochi giorni fa Kinexia ha siglato un accordo per rilevare Sei, società del gruppo Asm, gruppo che fa capo a diversi comuni della cerchia torinese. Kinexia pagherà con proprie azioni e con un prestito obbligazionario convertibile e così la municipalizzata piemontese diverrà socia (nonché creditrice) di Colucci. Nessun imbarazzo: un rinvio a giudizio non è certo una condanna, ma la sensazione è che in Italia la presunzione d’innocenza sia sempre più utilizzata come foglia di fico dagli amministratori pubblici e privati per continuare a fare affari con chi si sa benissimo come li fa. 

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