Signor nessuno Guido Maria BARILLA o restituisce a Gianni Lannes il suo sito o BOICOTTEREMO TUTTI I SUOI PRODOTTI ! E le autorità preposte, senza collusioni e corruzioni, sequestrino tutta la produzione Barilla di Melfi in quanto nociva alla salute umana

17.01.2011 15:40

PERMETTE? QUALCHE DOMANDA

Guido Maria Barilla, permette?

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Guido Maria Barilla, Presidente Barilla S.p.a

Premessa in nome del profitto.
Attualmente il valore di un marchio e, conseguentemente, il potere di una multinazionale, non si misura in termini di qualità del prodotto, ma è sempre più una questione di immagine. Per questa ragione numerose aziende investono in mirabolanti campagne pubblicitarie che inondano i mass media volte a edificare e promuovere una facciata affidabile, che rassicuri il consumatore. Tutte grandi famiglie felici, competenti e responsabili, che lavorano per noi, per renderci la vita più agevole, per offrirci il meglio. Ergo: il benessere, ad esempio la dieta mediterranea. Questo affresco, così sapientemente costruito, nasconde sovente una realtà ben diversa. Le stesse multinazionali che propagandano il loro “codice etico”, inquinano l’ambiente, corrompono i Governi, talvolta addirittura incoraggiano crisi e conflitti armati o addirittura producono e vendono armi anche a Paesi dove non vige la democrazia.

Tutte le multinazionali assemblano i loro profitti sulla base delle differenze di reddito tra il Nord e il Sud del mondo. Di controlli indipendenti non vogliono saperne.

La globalizzazione dei gruppi industriali implica libertà illimitata per i flussi di capitale, sostanzialmente dall’emisfero meridionale a quello settentrionale, e per lo sfruttamento di materie prime e forza lavoro.

D’altro canto, l’inquinamento mentale è imperniato sulla merce. Nell’emisfero occidentale gli individui spesso si rapportano gli uni agli altri alla stregua di oggetti.

Per tre anni la Barilla -colta in flagranza- ha evidentemente manomesso la verità, accusandomi ingiustamente. Ben due interrogazioni parlamentari (negli anni 2009 e 2010) indirizzate al governo sullo specifico caso, da alcuni deputati del Pd (prima firmataria Elisabetta Zamparutti), non hanno ottenuto ancora alcuna risposta, nemmeno dai Ministeri della Salute e dell’Ambiente.

 

 

 

 

Guido Maria Barilla, Presidente del Consiglio di Amministrazione di Barilla S.p.a, permette? qualche domanda:

1)                 A proposito di amianto cancerogeno presente da circa un quarto di secolo allo stabilimento Barilla di San Nicola di Melfi, in condizioni di friabilità e dunque pericolosità, l’11 ottobre 2008 il quotidiano La Stampa pubblica in primo piano un reportage del sottoscritto Gianni Lannes, corredato con foto eloquenti, intitolato “Respiriamo veleno e nessuno ci aiuta”. La Barilla replica con una lettera pubblicata il 12 ottobre dello stesso anno: “Tutto in regola, del materiale killer nemmeno l’ombra”. Per quale ragione soltanto due anni più tardi, ovvero il 15 dicembre 2010, a seguito di un’altra inchiesta sul campo del sottoscritto, pubblicata dal giornale online Italia Terra Nostra, la Barilla ammette finalmente la presenza di asbesto nello stabilimento alimentare di San Nicola di Melfi? Perché la Barilla ha mentito?

2)                 Nell’ultimo comunicato stampa di casa Barilla, datato 15 dicembre 2010, si legge testualmente che “Il comprensorio Industriale della Barilla G. e R. Fratelli in Melfi ha una superficie coperta di 52.000 mq dei quali solo 11.000 mq sono in materiale di cemento amianto. I menzionati manufatti in cemento a amianto in accordo alla normativa vigente non costituiscono pericolo per la salute delle persone e dell’ambiente”. Infine: “La qualità degli standard di gestione ambientale dello stabilimento di Melfi e la relativa adeguatezza alla normativa vigente è stata confermata il 23.9.2008 dalla delibera della Giunta della regione Basilicata … dopo un’accurata attività istruttoria che comprendeva anche l’analisi della modalità di conservazione e gestione dei materiali contenenti amianto”. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità «Per l’amianto non esiste un valore soglia al di sotto del quale non vi sia rischio per la salute umana». Già un decreto regio risalente al 1909 indica la pericolosità dell’asbesto. Ed è dal 1976 che l’Agenzia internazionale per le ricerche sul cancro di Lione attesta: «tutti i tipi di amianto sono cancerogeni, e qualunque livello di esposizione nocivo». Oltretutto la relazione dell’Asl Venosa 1 (18/10/2008) a cui si fa riferimento – a parte le autocertificazioni aziendali di comodo – è nient’altro che un’ispezione visiva firmata dal dirigente medico  Antonio G. Pizza, non un ingegnere ambientale specializzato. La regione Basilicata non si è ancora dotata di un Registro esposti all’amianto. Poiché la latenza per l’insorgenza di eventuali patologie mortali si allunga per qualche decennio, la Barilla esclude categoricamente contaminazioni sia pure accidentali di esseri umani e ambiente?

3)                 Dove saranno regolarmente smaltiti i micidiali rifiuti a base di amianto del complesso industriale Barilla in questione?

4) Anche all’interno della fabbrica alimentare della Barilla di Melfi è presente coibentazione d’amianto? Perché la Barilla non ha autorizzato il sottoscritto a ispezionare la suddetta fabbrica?

5)                 Per quale ragione la Barilla ha intimato al sottoscritto  di cancellare dal giornale online Italia Terra Nostra le inchieste e i servizi sulla Barilla - rispondenti alla realtà – e non ha invece rimosso per tempo l’amianto nel suo stabilimento lucano?

6) Prove alla mano la Barilla o chi per essa delegata ha esercitato pressioni addirittura sul provider Aruba per oscurare il giornale Italia Terra Nostra, in barba alla libertà di espressione sancita dall’articolo 21 della Costituzione. Perché la Barilla attraverso i servigi dell’avvocato Vincenzo Mariconda ha preteso dal Tribunale di Parma senza ottenerla, la rimozione dei servizi giornalistici scomodi?

7)                                         Nel mio reportage pubblicato nel 2008 dal quotidiano La Stampa nell’ultimo capoverso è scritto: “Nei piazzali dello stabilimento Barilla di San Nicola di Melfi si vedono anche quattro voluminose cisterne di rifiuti tossico-nocivi e una quantità considerevole di rifiuti solidi pericolosi”. Il sottoscritto ha fotografato nei minimi dettagli la situazione. La Barilla ha occultato in Calabria le sue scorie? 

8)                                         La Barilla ha chiesto ed ottenuto dal quotidiano La Stampa il congelamento  professionale del sottoscritto giornalista Gianni Lannes? Ha mai scambiato tale regalia con pagine pubblicitarie e un invito mirato all’attuale direttore Mario Calabresi per consentirgli di presenziare ad un convegno Barilla?

9)                                         La Barilla parla di “dieta mediterranea” e di materie prime prevalentemente italiane. In realtà si approvvigiona all’estero? Nello stabilimento lucano si fa uso di olio di palma?

10)                                    La Barilla acquista grano in Ucraina e Russia?

11)                                    Da quanti anni la famiglia elvetica Anda-Burle, noto sodalizio di produttori e trafficanti di armi dai tempi di Hitler e rifornitori di Paesi privi di democrazia, è socia a tutti gli effetti della Barilla? Attualmente il signor Gratian Anda che ruolo ricopre in Barilla?

12)                                    A qualche centinaio di metri dallo stabilimento Barilla di San Nicola di Melfi sorge dal 1999 (costruito dalla Fiat) il mastodontico inceneritore di rifiuti industriali Fenice, di proprietà dall’anno 2001 della società nucleare francese, denominata Edf. Secondo quanto attestato scientificamente tale genere di cancrovalorizzatori immettono in atmosfera soprattutto diossine cancerogene e genotossiche. Poiché la regione Basilicata non ha mai condotto in loco rilevazioni o studi epidemiologici, per caso le produzioni alimentari Barilla potrebbero risentire di tale inquinamento massivo e persistente?

13)                                    Nei pressi dello stabilimento madre della Barilla ubicato a Parma sta per sorgere un distruttore termico di rifiuti. La Barilla perché non si oppone?

14) A meno di un tiro di schioppo dallo stabilimento Barilla di Foggia, sorge a cielo aperto l’immensa discarica di rifiuti del capoluogo dauno, più volte sequestrata dalla magistratura. Il ciclo di produzione della pasta Barilla potrebbe risentirne? 

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