Siamo pecore,il benessere ci ha fatto male, non osiamo reagire alle caste feudali

03.02.2011 21:34

Il benessere ci ha fatto male: il quattrino, lo status symbol, tutte queste cose si sono generalizzate perché non ci sono più quei valori che io chiamo pre-politici e che non riguardano né questo né quel partito ma riguardano l’uomo in quanto tale. Noi ci siamo tremendamente involgariti su tutti i piani, anche su questo. Cominciò Craxi al processo Cusani quando disse che nessuno poteva dirsi innocente? Questo è il vecchio trucco di “tutti colpevoli, nessun colpevole” con cui Craxi tenta di salvarsi. Ed è senz’altro vero che gruppi finanziari molto forti non erano sottoposti a ricatto, ma non c’era appalto senza tangente politica, e questo riguardava anche piccoli e medi imprenditori che certamente non incutevano timore a nessuno ma erano concussi.

Vorrei segnalare una differenza fra Craxi e il suo figlioccio Berlusconi e il comportamento dei dirigenti della Democrazia Cristiana, cioè Forlani e Massimo FiniAndreotti: perché Forlani e Andreotti, essendo quello che sono ma avendo senso di essere classe dirigente, non hanno mai delegittimato le istituzioni, la magistratura, non hanno mai detto che era un complotto. Una classe dirigente consapevole di se stessa non delegittima le istituzioni perché sono le sue istituzioni, non è che sono le istituzioni dell’operaio di Porto Marghera o delle Vanchigliette. Craxi e Berlusconi invece delegittimano le istituzioni e la magistratura: nel caso di Craxi, quando poi fugge – e lì è il momento in cui diventa totalmente indifendibile – getta fango sul suo paese, sul paese di cui era stato presidente del Consiglio; delegittima le istituzioni di cui era stato a capo e in questo senso delegittima anche se stesso.

Quindi è una differenza secondo me molto importante, perché quegli altri erano comunque classe dirigente, questi due sono dei puri avventurieri: Berlusconi da sempre, Craxi lo è diventato nel tempo, naturalmente. «Ascolta, lettore, svegliati, alzati; alza la testa dalla tua scrivania, dalle scartoffie, dalle merci della tua bottega; ascolta le parole di un antico ribelle: il mio animo va sempre più fremendo quando penso al genere di vita che ci aspetta se non ci rivendichiamo da noi in libertà». Queste sono parole di Catilina, rilette in una situazione che non è molto diversa da quella della Roma dell’ultimo secolo avanti Cristo, molto vicina alla nostra: un’epoca materialista, della doppia morale, dove la classe dirigente professa una Berlusconi e Craximorale pubblica cui tutti dovrebbero attenersi ma privatamente fa tutt’altro.

A ciò si ribellerà Catilina, che pure è un grande aristocratico ma, come dice in un punto, «mi sono preso la causa generale dei disgraziati». Ecco, la differenza è che Catilina trovò almeno tremila seguaci che poi lo seguirono. Noi subiamo – da trent’anni, perlomeno – di tutto e di più, senza reagire. Ci facciamo tosare come pecore, siamo asini al basto, dobbiamo rifornire di quattrini questa classe dirigente – che non è diversa da quella del feudalesimo: queste sono oligarchie, aristocrazie mascherate che hanno tutta una serie di privilegi, senza avere peraltro gli obblighi delle aristocrazie storiche, perché almeno quelle dovevano difendere il territorio, mentre a Nassiriya piuttosto che a Kabul non è che ci vanno i figli di Berlusconi o di Fassino, ci vanno dei poveracci per guadagnare un po’ di denaro.

 

 

 

 

(Massimo Fini, dichiarazioni rilasciate a “Rai News” ) 

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