Seguire anche in Italia l'esempio islandese:non riconoscimento del debito e la sospensione unilaterale del suo pagamento, uscendo dall’UE imperialista e dall’euro

17.07.2011 10:30

Nel contesto italiano questa pensiero può sembrare estremamente “radicale”, addirittura “massimalista”; pochi giorni fa abbiamo pubblicato un articolo molto interessante su quanto sia avvenuto e stia avvenendo in Islanda, dopo il “fallimento”: www.vocidallastrada.com/2011/07/nessuna-notizia-dallislanda.html
Quello che proponiamo nell’articolo che segue è di anticipare i tempi, giungendo alla soluzione islandese non per estrema necessità ma per scelta, scelta improbabile, credo… Fintanto che si ha in molti troppo da perdere si tende a lasciar andare la barca, anche se va alla deriva... Gli Islandesi stanno riuscendo a “rivoltare” il sistema come una calza ma in modo pacifico: ne saremmo capaci, noi Italiani? 
 Gli avvenimenti degli ultimi giorni sono illuminanti per capire cosa ci aspetta. Ripercorriamoli.    Il governo Berlusconi, con il sostegno di Confindustria e di Napolitano, presenta l’ennesima manovra economica, imposta dall’UE. Un massacro sociale metodico, da 47 miliardi in quattro anni. A cosa serve? A corrispondere gli interessi alle istituzioni finanziarie che detengono circa il 90% dei Titoli di stato italiani (banche, assicurazioni, fondi pensioni, hedge funds, in maggioranza stranieri), a favorire i padroni, a salvaguardare patrimoni e privilegi delle classi possidenti.    Vengono di nuovo colpiti i salari, gli stipendi, le pensioni, i servizi sociali. La manovra – che ipoteca la politica dei prossimi governi borghesi - causerà diminuzione della capacità di consumo delle masse lavoratrici, prolungamento della recessione e licenziamenti. Getterà ancor più nella miseria e nell’incertezza vasti strati della popolazione per favorire i profitti, la rendita parassitaria, l’evasione fiscale.    Alcuni giorni dopo la presentazione della stangata l’agenzia di valutazione statunitense Moody’s (come mai sono le agenzie del paese più indebitato del mondo a giudicare il debito altrui?) declassa i Titoli di stato portoghesi a livello di spazzatura.    Parte il gioco speculativo al ribasso - gli attori sono le istituzioni finanziarie di cui sopra e i vandali dell’alta finanza come Soros - che fa precipitare le Borse e mette sotto pressione anche i Titoli di stato italiani, a causa dell’instabilità economica e politica. Dietro l’attacco c’è lo scontro interimperialista dollaro-euro.    La differenza fra i tassi di interesse del debito pubblico italiano e quello tedesco sale a 285 punti. Ogni punto in più dei tassi di interesse significa maggiori interessi da pagare agli investitori finanziari e comporta ulteriori tagli ai salari, alle spese sociali, alle pensioni, sacrifici enormi per i lavoratori.    Tutti i partiti borghesi corrono al capezzale del governo Berlusconi e danno la loro disponibilità all’approvazione parlamentare della manovra, anche anticipandone i tempi, in nome della “responsabilità e della coesione nazionale”. Fanno blocco attorno agli interessi strategici della borghesia. Ma ciò non basta, perché in pochi giorni di speculazione la “manovra correttiva” è in buona parte vanificata.    Occorreranno altre misure di austerità, più pesanti, più rapide, gestite da “mani forti”. Occorrerà spremere più plusvalore dalla classe operaia, sfruttarla di più e più a lungo. Una regressione sociale ed una reazione politica micidiali, per servire gli interessi dell’oligarchia finanziaria.    Comincia però ad emergere un dato obiettivo: con un debito pubblico al 120% del PIL (è l’overdose di un capitalismo debole e declinante), con i tassi di interesse in salita e gli scarsi livelli di crescita dovuti alla crisi economica, il risanamento del bilancio è impossibile entro la data fissata del 2014, e non si vede come le forze borghesi dominanti possano realizzarlo anche in anni futuri.    Come uscire da questa situazione? Solo in due modi.    Il primo lo sta sperimentando il popolo greco: l’occupazione del paese da parte degli organismi dell’alta finanza (FMI, Commissione Europea, BCE), con l’abolizione violenta di ogni conquista dei lavoratori.    Il secondo è il non riconoscimento del debito e la sospensione unilaterale del suo pagamento, uscendo dall’UE imperialista e dall’euro, espropriando gli espropriatori, rompendo cioè il meccanismo perverso che succhia ricchezza ai lavoratori per ingrassare l’oligarchia.    Nessun governo borghese, sia esso di centrodestra o di centrosinistra, può seguire il secondo modo, essendo al servizio dell’imperialismo. Solo un governo che sorga sulla base della lotta generale ed unitaria delle masse che si rifiutano di pagare la crisi e il debito, solo un governo che spezzi il potere economico e politico dei monopoli finanziari ed esprima il potere della classe operaia potrà seguire questa strada.    Se non vogliamo finire in rovina è dunque necessaria una rottura politica radicale e profonda.    La classe operaia, i lavoratori della città e della campagna, i giovani e alle donne degli strati popolari, devono intensificare la lotta per difendere i propri diritti e le proprie conquiste, per far cadere il governo Berlusconi, impedire l’avvento di qualsiasi altro governo borghese ed aprire la strada ad un Governo operaio e degli altri lavoratori sfruttati.    E’ necessaria un’ampia coalizione di tutti i settori delle masse lavoratrici, sulla base dell’unità della classe operaia come forza decisiva, per porre fine al dominio arbitrario dei ricchi e dei parassiti.    Ci rivolgiamo agli operai avanzati, ai sinceri comunisti, affinché rompano nettamente e definitivamente con il riformismo, la socialdemocrazia e il revisionismo, e costruiscano cellule (di fabbrica, di posto di lavoro, negli organismi di massa) e comitati comunisti nelle città e province. Nella situazione attuale è indispensabile rafforzare l’organizzazione rivoluzionaria del proletariato, per avvicinare la ricostruzione del partito comunista, sulla base dei principi marxisti-leninisti e dell’internazionalismo 

proletario. (Piattaforma Comunista)

 

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