Se si scioglie il Parlamento 240 deputati e 105 senatori perdono il vitalizio: ecco perchè il trio Fini, Casini e Bersani, e non solo, vuole il "governo di transizione"

06.12.2010 09:20

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È da tempo che abbiamo occhi ed orecchie sulle conseguenze che lo scioglimento anticipato della legislatura ha per le tasche dei deputati. Alla vigilia del giorno del giudizio si comincia a guardare a questo aspetto, finora giudicato secondario, con grande attenzione. Il Sole 24ore ha fatto i conti ed ha scoperto che ben 345 parlamentari (105 senatori e 240 deputati) dovrebbero cospargersi di cenere il capo nel caso in cui venissero mandati a casa anzitempo. Sono tanti, infatti, quelli che perderebbero il vitalizio, non raggiungendo il numero dei giorni necessari per ottenerlo. E potrebbero essere molti di più – ma su questo nemmeno il Sole24ore è riuscito a dare numeri – quelli che non verrebbero ricandidati e rischierebbero di non essere eletti. Un trittico che pesa come un macigno sulle volontà di deputati e senatori alla vigilia del 14 dicembre.


È naturale dunque che ci sia in parlamento un partito trasversale, di sicuro maggioritario, che farebbe carte false per evitare lo scioglimento. La qualcosa significa in concreto che le buone ragioni di chi vuole sostituire il governo in carica e quelle di chi invece ritiene che non è affatto il caso di cambiare un bel niente, pesano infinitamente meno delle conseguenze sopra citate.


E siccome non è giusto fare di tutta l’erba un fascio ed è, anzi, doveroso dovere considerare che c’è chi, invece, fa prevalere ciò che ritiene meglio per il Paese, dobbiamo fare la tara ai 345 del partito trasversale. In che modo? Non ci sono criteri oggettivi, né sondaggi cui rifarsi.


Ogni previsione sarebbe destituita di oggettività e risente dell’ottica con la quale si guarda, con maggiore o minore favore, la qualità della nostra rappresentanza parlamentare. Potremmo azzardare una percentuale del 30 per cento, votata alle buone ragioni? O è più larga? Decidete voti.


Di sicuro sull’incognita del 14 dicembre peseranno il vitalizio, la ricandidatura e la rielezione. Il primo dipende dai giorni di vita del parlamento, il secondo – con la legge vigente – da un ristretto novero di capipartito che, com’è noto, possono decidere l’elezione dei deputati e dei senatori, ricandidandoli nel posto giusto. Un potere che concede a pochi uno strumento di persuasione formidabile in queste ore febbrili di vigilia.

 

Sia Silvio Berlusconi quanto Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini e gli altri leader dell’opposizione tengono in gran conto questo contesto. Per questo motivo il premier ripete come un mantra che con la sfiducia si va a casa e con la fiducia si rimane fino alla fine della legislatura, mentre Fini, Casini e Bersani rassicurano come possono i parlamentari, giurando che faranno un altro governo, costi quel che costi. 

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