Se dei libri non si leggesse solo il titolo, sempre forzato per vendere di più, si capirebbe come Ricolfi poi in fondo dica che, se vai in giro per l’Italia, trovi un’Italia che si somiglia ovunque, altro che Sud scandalo nazionale.

24.09.2010 11:32

Quante ne ha combinate il sociologo Luca Ricolfi col suo libro sul «Sacco del Nord». A cominciare dal titolo, sacco per dire i 50 mila miliardi di euro del Nord che lo Stato passa ogni anno al Sud. Una cifra, non c’è che dire. Ma con nessuno che si preoccupi di domandarsi se non sia invece un «sacco del Sud», cioè perché a 150 anni dall’Unità d’Italia il Sud sia in quelle condizioni, visto che lo Stato dovrebbe provvedere sia al Nord che al Sud. E se ci sia ancora la sfrontatezza di insistere dopo gli stessi 150 anni di politica economica statale sempre ispirata dagli interessi del Nord. Visto che lo stesso Ricolfi, bontà sua, ha ammesso che a quel 1861 non c’era un divario fra Nord e Sud, e se c’era era robetta, non l’attuale abisso. A parte quanto il Sud apporta alla ricchezza del Nord col suo lavoro, i suoi consumi, i suoi appalti, i suoi incentivi.

La verità è che se dei libri non si leggesse solo il titolo, sempre forzato per vendere di più, si capirebbe come Ricolfi poi in fondo dica che, se vai in giro per l’Italia, trovi un’Italia che si somiglia ovunque, altro che Sud scandalo nazionale. E che le cifre sparate così sono più pericolose di un’intervista di Morgan. Ma non se ne parlerebbe più se ciascuno non tirasse fuori il libello a suo uso e consumo. 
Come l’altra sera il ministro della Repubblica della Lombardia, Castelli, che distingueva fra lui lombardo e il resto d’Italia romano. E si indignava per certi dati, sempre «ricolfiani», secondo cui l’evasione fiscale è anch’essa, e ti pareva, soprattutto meridionale: «sono quelli che non pagano le tasse e hanno la Ferrari».

Castelli è persona colta e capace anche se irrimediabilmente lombarda, anzi lumbard. E c’è da giurare che lui per primo sa d’essere andato fuori del vaso. L’evasore fiscale al Sud non è il riccastro che fa il povero e frega tutti. E non è neanche il nordista con Ferrari (e Lamborghini pure) che manda i soldi all’estero e poi viene condonato con lo scudo fiscale. Ma è l’economia in nero, quella che se non fosse così non sopravviverebbe. E che consente al Sud di reggere al di là delle solite cifre. È vero che danneggia chi è in regola con imposte e contributi. Ma è una iattura non inaspettata, e sotto gli occhi di tutti.

E contro la quale comunque Castelli, che è al governo, può benissimo intervenire invece di limitarsi a svergognare questo maledetto Mezzogiorno, che ce lo tolgano dai piedi. Parlando anche di Rosarno, altra scoperta che non era meno sotto gli occhi di tutti, e sulla quale nessuno si era parimenti sognato di intervenire prima.

E poi, questi sprechi, col Sud sempre additato. Il ministro si è guardato bene dall’accennare alle province, che è la Lega a non voler abolire perché vuol tenersi strette le sue al Nord. Né qualcuno si è ricordato che è un altro ministro leghista, Calderoli, ad aver rinviato di un anno il suo pur benemerito progetto di abolizione delle circoscrizioni e di riduzione dei consiglieri comunali: l’anno prossimo quando quest’anno si sarà già votato da molte parti e chi si è visto si è visto. Né cessa il ritornello della sanità, più noioso di un film del Kazakistan: perché al Nord una garza costa dieci e al Sud venti? Perché al Sud ci sono più amministratori incapaci se non ladri, d’accordo. Ma anche perché se al Sud è tutto meno efficiente grazie ai 150 anni di politica nazionale ostile, non si può pretendere che sia efficiente solo la garza se, mettiamo, il camioncino deve portarla su strade più lente e anch’esse più costose. E anche le sciagurate nomine dei primari da parte dei politici (più attenti alla tessera che al curriculum), se è la legge a imporlo, perché non si cambia la legge invece di dire che è un’altra nefandezza del Sud?

Che ci sia troppo Sud nefando, nessuno più dei sudisti lo sa. Ma se non si ricuce il Paese, non ne esce vivo nessuno. Le regioni, voragine di spesa ovunque, le hanno volute tutti, a Nord e a Sud, a destra e a sinistra. E ora arriva un federalismo che metterà tutto nelle mani dei comuni e delle regioni, Dio mio. Autonomia ci vuole per riparare un marciapiede, ma non bisogna esagerare in un Paese in cui non c’è ancora uno Stato riconosciuto che tenga insieme tutto, anzi in un Paese che più che un Paese è una somma di categorie, gruppi, territori senza una comune visione del domani. E che sembra una perenne riunione di condominio.

E quanto ancora al Sud, è in questo vituperato Sud che si è evitata la nascita di due altri comunicchi alle porte di Bari, mentre al Centro c’è una provincia di Fano con 40 mila (quarantamila) abitanti e non è che, al Nord, Monza ne abbia molti di più. E quando infine si sente che non ci può essere neanche un’immagine turistica nazionale perché un siciliano può capire di mare ma non di nevi lombarde, allora è chiaro perché ci batte pure la Croazia, che per avere un solo nostro Michelangelo si venderebbe anche la mamma.

La Gazzetta del Mezzogiorno.it 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...