San Giorgio del Sannio: i diritti negati. Agli immigrati si dà cibo scarso e insalubre e si impedisce loro di imparare l'italiano !

02.08.2011 18:55

LA DENUNCIA DI MINO MORTARUOLO, ESPONENTE DEL PD E LEGALE DEI 50 CITTADINI EXTRACOMUNITARI OSPITI IN UNA STRUTTURA DI SAN GIORGIO DEL SANNIO, IL CENTRO GERIATRICO PADRE PIO DEL CONSIGLIERE DI MINORANZA MAURIZIO GENITO .

SAN GIORGIO DEL SANNIO - “Ai profughi si impedisce di imparare l'Italiano e si dà cibo scarso e insalubre”.

La denuncia è arrivata ieri da Mino Mortaruolo, legale dei circa 50 cittadini extracomunitari di origine africana che dallo scorso maggio sono ospitati in una struttura privata di San Giorgio del Sannio (centro geriatrico "Padre Pio" di proprietà del consigliere di minoranza Maurizio GENITO, n.d.r.).

Com'è noto, Mortaruolo è anche segretario provinciale del Partito democratico. 

“Sono stato interpellato dai profughi – riferisce Mortaruolo - che seguo legalmente da tempo nel disbrigo delle pratiche legali attinenti il permesso di soggiorno e l'asilo politico, insieme alla loro insegnante di italiano oltre che traduttrice, Daniela Basile, (esponente del PD, n.d.r.) per una problematica che vivono da diverso tempo e che causava loro problemi di salute.

Gli immigrati lamentavano la scarsezza di cibo che ricevevano quotidianamente e la pessima qualità dello stesso, documentata con video e foto.

Il cibo somministrato loro in piccole quantità dal centro, era causa di costanti problemi intestinali. I miei assistiti più volte avevano chiesto un trattamento dignitoso e pare che per quindici giorni fossero stato accontentati, poi improvvisamente tutto è ritornato peggio di prima.

Giunto sul posto insieme alla polizia ho trovato Daniela Basile fuori dal centro.

    "Negato l'accesso alla insegnante che volontariamente dà lezioni di lingua: perchè?"

Dopo dei rilievi e delle verifiche fatte di concerto con il commissario ed il traduttore ufficiale della Questura, ed aver appurato che tutti e cinquanta i residenti nella struttura avvertivano le medesime sintomatologie, è stato disposto che la direzione si rivolga a un servizio mensa esterna a partire da questa settimana.

Devo dire per completezza che nell'occasione i titolari e gli operatori della struttura mi hanno fatto accedere ai locali dove si confezionano i pasti, e, almeno in quel caso, i cibi mi sembravano in condizioni ottimali e quantitativamente sufficienti”.  
Mortaruolo invita quindi a garantire piena accoglienza agli immigrati: “Ritengo che in un Paese civile e solidale si debba dimostrare sensibilità verso i bisognosi, soprattutto verso coloro i quali fuggono da uno stato costante di schiavitù in cerca di dignità e libertà.

Trovo indecoroso e iniquo che sia impedito agli immigrati di imparare la lingua italiana, di potersi sentire finalmente parte della comunità e non degli estranei, semplicemente perchè hanno osato dire la verità.

Mi auguro che a San Giorgio del Sannio – conclude Mortaruolo - qualcuno risponda al mio  appello e permetta all'insegnante Daniela Basile, alle associazioni e a noi tutti di continuare col magnifico lavoro di integrazione che stiamo svolgendo quotidianamente”.

La denuncia di Daniela Basile: sono stata cacciata dal centro Padre Pio di San Giorgio del Sannio

 

 

 

Sono stata interpellata dai profughi del Centro Padre Pio di San Giorgio Del Sannio ,che seguo volontariamente nell'insegnamento della lingua italiana, lo scorso giovedi, per aiutarli a tradurre in italiano le dichiarazioni che volevano rilasciare alla polizia, col supporto legale di Mino Mortaruolo, per una denuncia inerente la qualità del cibo e la scarsezza dello stesso.

Giunta sul posto, i titolari del centro nell'apprendere che ero stata contattata insieme all'avvocato dagli immigrati, hanno reagito in malo modo cominciando ad inveire nei miei confronti e intimandomi più volte di andare via.

La polizia, che ringrazio di cuore, è spesso intervenuta a mio favore e ha placato gli animi dei risentiti proprietari.

Insieme al legale Mino Mortaruolo e ad un traduttore ufficiale della questura di Benevento, sono state fatte le verifiche del caso e preso le giuste decisioni in merito disponendo che il Centro Padre Pio si rivolga ad un servizio mensa esterno. Dopo quell'episodio mi è stato impedito di accedere all'interno del plesso dove da tempo svolgevo i corsi di italiano in maniera volontaria e gratuita ed è stato negato un ulteriore diritto a degli esseri umani che hanno voluto esternare un problema.

Sono stata cacciata semplicemente perchè ho risposto ad un appello o perchè da dentro avrei potuto vedere quello che non potevo vedere?

Cacciata e con me tutte le associazioni che volontariamente andavano là, senza una ragione ben precisa. Improvvisamente i proprietari del plesso hanno deciso di non farvici entrare più nessuno.

San Giorgio ed i sangiorgesi sono tutta un'altra cosa e stanno dando un bellissimo esempio di solidarietà ed integrazione.

Tanti hanno risposto all'appello, parecchi hanno manifetato disponibilità e sensibilità e numerosi, silenziosamente, senza platealità contribuiscono, si rendono utili e tendono la mano verso dei fratelli, educatissimi, con vite segnate dal dolore , incondizionatamente.

Ringrazio di cuore i Sangiorgesi ed in particolare un cittadino che dopo aver appreso dello spiacevole episodio, ha messo a disposizione una stanza ed internet per potermi consentire da domani di proseguire nel percorso di apprendimento che ho avviato tempo fa. La solidarietà ci consente di superare tanti ostacoli e in occasioni del genere, in cui il bene vince sull'arroganza e la fratellanza sull'intolleranza, mi sento fiera ed orgogliosa di essere una Sannita.

Da Il Quaderno

Dal mese di maggio, il L@p Asilo31, grazie al lavoro di Daniela Basile, svolge verso il Centro Padre Pio di S.Giorgio del Sannio, un corso di italiano e varie attività di integrazione per 51 profughi provenienti dalla Libia. 
"Fin dal primo momento - si legge nella nota - ci siamo attivati nella raccolta di indumenti, scarpe e schede internazionali per consentire la comunicazione dei richiedenti asilo con le proprie famiglie. Lo abbiamo fatto nella consapevolezza che molte delle attività che venivano da noi svolte, dovevano in realtà essere garantite dal Centro Padre Pio che riceve 48 euro al giorno per ogni immigrato: parliamo di un business di 2500 euro al giorno, 450.000 euro in 6 mesi". 
In questi 6 mesi - precisa il L@p Asilo 31 - periodo necessario per stabilire il diritto all'asilo politico, i centri dovrebbero garantire un percorso di integrazione, al fine di consentire una vita dignitosa.
“Quello che invece accade – continua la nota - è il confino di queste persone in zone periferiche per poi essere rimpatriate dopo 6 mesi". 
Per i volontari, le rivolte di Bari di questi giorni dimostrerebbero che gli immigranti sono trattati "come carne da macello, anziché persone che godono di diritti".

"In questi giorni al Centro Padre Pio dopo una protesta dei richiedenti asilo è venuta a galla la triste verità: cibi scadenti che provocano forti disturbi intestinali e mancanza di acqua calda". 
Il L@p si riferisce alla nota della volontaria, pubblicata ieri su queste colonne, con cui si denunciava lo scontro aspro avuto con i gestori del centro e che aveva portato all'obbligo di affidare il servizio mensa all'esterno. Secondo la volontaria coinvolta nel diverbio, da quel momento i titolari del centro avrebbero impedito l'accesso allo stesso a tutte le associazioni di volontariato che si stavano occupando dei profughi. 

"Aver sostenuto questa protesta - continua la nota odierna - ci è costato la cacciata da parte dei gestori del centro, negando il percorso di integrazione avviato e la possibilità di continuare le lezioni di italiano". "Facciamo appello – concludono i volontari - al Sindaco di S.Giorgio del Sannio ed alle istituzioni locali, di consentire e implementare il percorso di integrazione avviato con gli immigrati, mettendo a disposizione le strutture ed i progetti formativi per consentire a queste persone una costruzione di un futuro ed una vita dignitosa”.   

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Ci riserviamo di valutare con acume queste notizie diffuse sugli organi di stampa ed il contestuale appello al sindaco Ricci. Nulla potrebbe non essere come sembra e nascondere piuttosto finalità e scopi poco chiari e/o poco confessabili.

Siamo abituati alla disinformazione e all'uso strumentale dei fatti. Ancor di più conosciamo la piaga del business della immigrazione per le strutture ospitanti , dei corsi formativi per la cd. "integrazione" e di tutto ciò che gravita attorno ad esseri umani trattati come carne da macello in tutta Italia.

Come Comitato civico, chiediamo all'avvocato Mortaruolo e alla dott.ssa Basile di mettere a disposizione della informazione di tutti i cittadini  i video e le foto che documentano la denuncia a mezzo stampa.

Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia  

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