San Giorgio del Sannio - Datori di lavoro ed estorsione - Buste-paga "gonfiate": è perseguibile penalmente per "estorsione" il datore di lavoro che le impone. La Caserma di San Giorgio del Sannio non dorma nell'isola che non c'è!

21.01.2011 10:12
 
Buste-paga "gonfiate": è perseguibile penalmente per "estorsione" il datore di lavoro che le impone.
La Caserma di San Giorgio del Sannio non dorma nell'isola che non c'è!

 

È un fenomeno tristemente noto e diffuso a livello nazionale e locale (soprattutto sangiorgese) anche se nessuno sente il dovere di parlarne, quello dei datori di lavoro che obbligano i propri dipendenti a sottoscrivere buste paga “gonfiate”oppure che ovviano a tale espediente ricorrendo all'altro, ancora più deleterio e socialmente inaccettabile, di pagare la prestazione lavorativa con assegni "gonfiati" di cui circa la metà dell'importo va restituita in contante e al nero, al datore di lavoro, mediante un pactum sceleris imposto al dipendente.
A San Giorgio del Sannio questo reato sotto gli occhi di tutti ed elevato a prassi sistematica aziendale e a mezzo facile  di riciclaggio di danaro sporco,
non viene assolutamente perseguito dalla polizia giudiziaria territoriale che ha nel luogotenente D'Alì il suo esponente responsabile ed il naturale referente della Guardia di Finanza.
Da oggi, però con la sentenza n. 1284/11 della seconda sezione penale della Cassazione i datori che si comportano in tal modo sono passibili di condanna per il reato di estorsione di cui all’articolo 629 del codice penale, se minacciando il licenziamento, impongono la firma di buste-paga superiori alla prestazione lavorativa effettivamente espletata.
I giudici hanno precisato che integra tale fattispecie delittuosa anche il caso in cui i lavoratori non si siano fatti intimidire e si siano rivolti ai sindacati e al giudice del lavoro, purché la condotta del datore tenda a coartare la volontà altrui mediante la paura.
Sulla scorta del consolidato principio giurisprudenziale (Cass. 36642/07, 16656/10, 656/09, 48868/09) secondo il quale: “integra il reato di estorsione la condotta del datore di lavoro che, approfittando della situazione del mercato di lavoro a lui favorevole per la prevalenza dell’offerta sulla domanda, costringa i lavoratori, con la minaccia larvata di licenziamento, ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate, e più in generale condizioni di lavoro contrarie alle leggi ed ai contratti collettivi” i giudici di piazza Cavour hanno ribadito quanto sostenuto dalla Corte d’Appello di Catanzaro che nel confermare la sentenza di condanna di un datore di lavoro da parte del Tribunale di Castrovillari aveva ritenuto che “per configurarsi il reato di estorsione è sufficiente che la minaccia sia tale da incutere una coercizione dell’altrui volontà ed a nulla rileva che si verifichi un’effettiva intimidazione del soggetto passivo” escludendosi che manchi l’elemento materiale della minaccia e lo stato di soggezione del lavoratore laddove di fronte alla condotta datoriale i lavoratori si siano comunque rivolti alle organizzazioni sindacali e al giudice del lavoro
.
Perciò nella dormiente San Giorgio - isola che non c'è - il primo cittadino il sindaco Giorgio Nardone che da vincitore crede di "fare la storia" ed il pubblico ufficiale D'Alì della locale stazione Carabinieri abbiano almeno il buon gusto di dare l'esempio di boicottare i prodotti delle "grandi" realtà imprenditoriali locali di negrieri senza scrupoli, avvezzi a pratiche vessatorie e criminali avverso i propri dipendenti e, più in generale, ad escamotage fortemente antisociali ed in frode alla legge, a quella legge che deve essere uguale per tutti. O no?

RIF. http://gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato.php?Id=6515

"Cosa Nostra è questo: i boss possono contemporaneamente decidere chi mandare al Senato, come partecipare a un appalto, come tenere sotto controllo l’intero sistema economico produttivo dell’isola e mungerlo, giocare in Borsa, fare affari internazionali e poi sparare a un rivale per una questione di un pascolo di vacche con la stessa attenzione e con la stessa determinazione. Perché la Mafia è potere dal momento in cui la moglie di un boss va a in un supermercato e non paga la spesa a quando specula sui titoli alla Borsa di Milano o Londra. Potere, paura, silenzio e “piccioli”. La Mafia è un insieme di tanti aspetti e appetiti, ma senza il controllo del territorio non esiste. E se vuoi capire davvero che cosa sia e come agisca Cosa Nostra devi iniziare a capire chi controlla o chi aspira a controllare un determinato territorio."

Rosanna Carpentieri
Coordinatrice del Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia

 

(20.01.11 ore 11:00)

www.sanniotradizioni.it/news2011/datori_di_lavoro_ed_estorsione.htm

infosannio.wordpress.com/2011/01/20/e-punibile-del-reato-di-estorsione-il-datore-impone-buste-paga-gonfiate/

www.informazione.campania.it/portale/modules.php?name=News&file=article&sid=68180


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Il monopolista sannita dei supermercati

axilo | 08.09.2015

Dunque questo c'è dietro lo sfoggio del monopolista sannita dei supermercati?
E' una vergogna(oltre che un grave reato di omissione di atti d'ufficio) che la Guardia di Finanza resti inattiva e "sovvenzionata" per la sua inattività...dal beneficiario.
Che indaghi e subito e faccia il proprio dovere verso i campioni del malaffare, non verso quelli che versano in stato di indigenza !

Leggete pure:
https://agoranewsonline.wordpress.com/2015/09/07/quando-lo-zelo-persecutorio-ad-personam-concretano-una-vera-e-propria-istigazione-al-suicidio-la-procura-della-repubblica-di-benevento-iscrivera-la-s-l-di-benevento-in-persona-del-commissari/

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