SACCHEGGIO E STERMINIO. L'ALTRA FACCIA DELL'UNITA' D'ITALIA di Gennaro FRANCIONE

17.03.2011 19:26

 Oggi, 17 marzo 2011,  ricorrono i 150 anni dell'Unità d'Italia. Dappertuto celebrazioni retoriche ma è anche il tempo di rivelare chi furono veramente i piemontesi che "liberarono" il sud Italia per consegnare le ricchezze dei Borboni al Nord. 

Quel nord  che ancora oggi scorazza e impazza addirittura con proposito di secessione per consacrare definitivamente il saccheggio  di economia secolare commesso ai danni del Magna Grecia.

L'Unità d'Italia sarà festeggiata a Civitavecchia al teatro Gassman ai primi di giugno. In quell'occasione, il 2 , ci sarà il mio monologo, interpretato da Antonio Speranza,

CHI SO I'? SO FRANCISCHIELLO (MONOLOGO DI UN PAZZO SUL BORBONISMO)

Irrompe sulla scena Francischiello, l'ultimo re di Napoli.

Sembra il vero re, annientato prima dalla guerra mossagli dai piemontesi e poi da una fortuna avversa che gli tolse l'ultima felicità rimastagli, quella familiare, e poi la vita.

Finisce qui la storia? Con la sua morte? 

"Manco p'a capo!"  come dicono a  Napoli  dove il popolo è pieno di risorse, addirittura riuscendo a resuscitare i morti gloriosi.

Il redivivo Francischiello assume le spoglie corpo di un "pazzo 'struito" che in manicomio si studia la vera storia del Regno delle due Sicilie. 

Nella sua follia, lanciato verso il futuro,  sogna l'impresa impossibile di sollevare le popolazioni del sud, ridotte a monnezza da quelli del nord. 

Per questo  propone in testa alla rivoluzione pacifica nientemeno che gli artisti per creare una civiltà nuova bella e buona,  come lo era nei suoi ricordi, quella del decaduto regno borbonico.

 

Anche gli antichi ricorrevano ai pazzi per sapere la verità. 

Noi postmoderni siamo antichissimi e ci mettiamo ad ascoltare, non visti, un pezzo del pazzo che si crede Francischiello sui lager costruiti dai piemontesi ai danni dei meridionali riottosi al nuovo dominio.

 

(Col dito levato) E i' nun venco manco 'a chillo nfierno n'terra ca se chiamma vaveracane 'e Fenestrelle, vicino 'a Torino. Là tanta povere meridionali, ca nun vulevano giurà fedeltà a 'o Re Galantommo, (sghignazza)  furono struppiate, massacrate,  murate vive, accise jettannoli dint'a caucia viva oppure fucilati o decapitati doppo torture inimmagginabili(#).

Autro ca foibe, lager nazisti e jugoslavi! 'A verità ncopp'a sti cose carette nfunn' 'o puzzo!...  Ma mo nce sto ccà i', o rre angelo d'a giustizia, che sbriogno eccidi e fetide  magagne d'o Piemonte...

(Gridando)

"Viva i Borboni e  abbasso Garibaldi!"

 

Un grido nel vuoto? Sì:  tanto chillo è pazzo! Finirà tutto a tarallucci e vino e tra 50 anni staremo qui ancora festeggiare. 

Ma intanto la verità la sappiamo. Noi del sud siamo buoni ma non fessi. Perdoniamo ma non dimentichiamo.


Gennaro Francione, Giudice Drammaturgo


(#) Fulvio Izzo, I lager dei Savoia, Ed. Controcorrente.

Scrive Antonio Gramsci: "Lo Stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e a fuoco l'Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono di infamare col nome di briganti".

 

 

La Triquestra Pulcinellata (invenzione grafica di G. Francione)

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