RIVOGLIAMO ITALIA TERRA NOSTRA DI LANNES!Scomoda? Indispensabile ! Puglia: provvedimenti illegittimi per il San Raffaele del Mediterraneo fatto passare per una organizzazione onlus (!!!)

17.01.2011 16:06

Puglia provvedimenti illegittimi per il San Raffaele del Mediterraneo

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Taranto, ospedale Moscati, uno dei 22 ospedali destinati a chiudere (foto Gianni Lannes)

Taranto – Il 20 agosto 2010 l’avvocato Nicola Russo, coordinatore dell’associazione Taranto Futura, ha notificato il ricorso straordinario al Capo dello Stato chiedendo l’annullamento dell’operazione San Raffaele del Mediterraneo, ovvero di sospensione degli atti deliberativi.

Si tratta di un atto legale controRegione PugliaAsl TarantoComune di TarantoFondazione San Raffaele del Mediterraneo e del Fondazione San Raffaele del Monte Tabor, nonché di Fintecna Immobiliare. Secondo il Comitato di cittadine e cittadini tarantini “i provvedimenti risultano illegittimi”.

Per quali ragioni? “Per violazione e falsa applicazione di decreti legislativi in materia di libera prestazione di servizi, quindi, del principio di libera concorrenza, di non discriminazione, trasparenza, parità di  trattamento; violazione del principio costituzionale (articolo 97 della Costituzione), del buon andamento amministrativo e di imparzialità, eccesso e sviamento di potere, travisamento dei fatti, contraddittorietà dei provvedimenti, manifesta ingiustizia”.

In particolare, a giudizio dell’avvocato Russo, tra l’altro giudice di pace, “contrariamente all’articolo 9 bis del decreto legislativo numero 502/92, la Regione Puglia e l’Asl Taranto avrebbero dato vita alla costituzione della Fondazione San Raffaele del Mediterraneo permettendo illegittimamente l’ingresso di detto organismo della Fondazione centro San Raffaele del Monte Tabor di Milanopur non essendo quest’ultima un’organizzazione onlus”.

Perché la violazione di legge? A giudizio dell’avvocato Russo “Uno dei requisiti fondamentali per la sperimentazione gestionale in campo sanitario è quello di privilegiare solo le società miste pubblico-privato per le quali è escluso l’applicazione dell’In House Providing, con il coinvolgimento di organizzazione non lucrative di utilità sociale”.

Taranto, ospedale Ss. Annunziata, uno dei 22 ospedali destinati a chiudere (foto Gianni Lannes)

Invero nel caso del San Raffaele del Mediterraneo, puntualizza Taranto Futura, “non si può considerare la Fondazione centro San Raffaele del Monte Tabor di Milano una compagine onlus, atteso che il Consiglio di Stato con sentenza numero 3879/09 ha statuito che la tale Fondazione  svolge attività prettamente imprenditoriale nell’ambito sanitario”.

Scrivono i giudici del Consiglio di Stato: “La finalità della Fondazione san Raffaele del Monte Tabor di Milano è quella di prestare cura e assistenza agli infermi e il suo statuto prevede che essa possa svolgere in Italia e all’estero ogni attività utile al raggiungimento dello scopo sociale e quindi di ogniattività utile al raggiungimento dello scopo sociale e quindi di ogni attività economica. E’ iscritta alla Camera di Commercio dal luglio 1996, dal 1972 è riconosciuta come Istituto di cura e ricovero e dal 1999 è accreditata alla regione Lombardia. Esercita dunque attività di carattere imprenditoriale nel settore sanitario e offre prestazioni sanitarie in favore degli utenti del servizio sanitario nazionale ottenendone il rimborso dalla regione. Il fatto che non persegua utili o che gli utili siano reinvestiti nell’attività non esclude che essa svolga attività di carattere economica con modalità tali da consentire di permanere sul mercato e di concorrere con altre strutture, Enti o società commerciali che operano nello stesso settore. Pertanto la Fondazione è soggetta a gara pubblica”.

Nel ricorso inviato al presidente della Repubblica si sottolineano le contraddizioni inerenti i provvedimenti adottati visto che, mentre da una parte si lascia al Consiglio di Amministrazione della fondazione ampi poteri di straordinaria amministrazione, nonché quelli di indirizzo e controllo sull’amministrazione ordinaria, dall’altra si riconosce una partecipazione dell’ente pubblico al rapporto partenariale al 51 per cento, praticamente a senza alcun potere di controllo. 

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