Rita Atrìa. Per porre fine alla cultura dell'omertà ed affermare quella della legalità siamo tutti testimoni di giustizia !

26.07.2010 19:51

Nel 1992, furono giustiziati FALCONE e BORSELLINO su mandato dei "senior advisors" di Goldman Sachs.

Il 26 luglio dello stesso anno, una coraggiosa femmina siciliana faceva la stessa fine, ma pochissimi se ne ricordano.

Diciotto  anni di silenzio hanno bisogno di una voce !

26 luglio 1992: una ragazzina di 17 anni fa un volo dal settimo piano di una palazzina di Roma.
All’anagrafe risponde al nome di Rita Atrìa, nata e cresciuta a Partanna, piccola cittadina in provincia di Trapani.
Padre e fratello mafiosi, Rita ha trovato la forza di ribellarsi a un sistema apparentemente immutabile, aprendo una breccia, assieme alla cognata Piera, in un muro di omertà.

Diciotto anni dopo, poco o nulla è cambiato ma una …speranza si fa strada tra alcuni ragazzi partannesi: la mafia si può vincere e la scelta coraggiosa di Rita non deve continuare a essere ignorata, specialmente dai più giovani.

Sabato 24 luglio alle ore 9.00 c'è stato un Raduno all’ingresso di villa Rita Atria. Nadia Furnari, in rappresentanza dell’Associazione Antimafie Rita Atria, ha ripercorso i momenti più significativi della storia della giovane partannese.
E' seguito poi il trasferimento del corteo al cimitero comunale dove, presso la tomba di Rita, è stato deposto un fiore.

All’evento hanno preso parte anche i ragazzi del Villaggio Globale di Castelbuono e Palermo e Michela Buscemi, che ha portato la testimonianza della propria esperienza personale nella lotta contro la mafia.
 

Di seguito vi proponiamo un filmato che riassume la storia di Rita andato in onda nel programma Blu Notte di Carlo Lucarelli:
Ad appena diciassette anni, Rita Atria decide di denunciare il sistema mafioso del suo paese (Partanna, nella Sicilia
occidentale) e vendicare così l'assassinio del padre e del fratello.

Incontra il giudice Paolo Borsellino che la proteggerà e la sosterrà e tenterà persino qualche approccio per farla riappacificare

con la madre (ma invano).

Intanto Rita scopre che collaborare con Borsellino vuol dire non fare vendetta ma fare giustizia;
sconfiggere l'omertà con il suo opposto, la denuncia;
dare una speranza al suo paese di poter vivere finalmente senza l'oppressione della mafia.

La ragazzina inizia così una vita clandestina a Roma. Sotto falso nome, per mesi e mesi non vedrà nessuno,l'unico
conforto è il giudice diventato come un secondo padre.
Le deposizioni di Rita , unitamente ad altre deposizioni permettono di arrestare diversi mafiosi e di avviare un'indagine sul politico Vincenzino Culicchia per trent'anni sindaco di Partanna.
Ma arriva l'estate del '92 e ammazzano Borsellino, Rita non ce la fa ad andare avanti.
Una settimana dopo, "il volo" dal settimo piano di viale Amelia 23.

 

 

Teniamo alta la sua memoria: la lotta all’illegalità nasce dalle piccole iniziative.
Facciamo sì che non sia l’ennesima commemorazione senza seguito ma l’inizio di un cambiamento nella coscienza collettiva.

Rita scriveva: "Bisogna “rendere coscienti i ragazzi che vivono tra la mafia

che al di fuori c'è un altro mondo fatto di cose

semplici, ma belle, di purezza, un mondo dove sei
trattato per ciò che sei, non perché sei figlio di questa o
di quella persona, o perché hai pagato un pizzo per farti
fare quel favore.

Forse un mondo onesto non esisterà
mai, ma chi ci impedisce di sognare. Forse se ognuno
di noi prova a cambiare, forse ce la faremo".

Rita dunque, è morta per un'Italia senza mafie e senza corruzione. Lottando contro tutti, persino contro la propria famiglia.
Non è un segreto: da tempo indagini delle procure hanno evidenziato sistemi di connivenza tra istituzioni e mafie.
Ma di recente c'è stato un peggioramento: oggi al Parlamento, nelle file della maggioranza, siedono condannati per mafia!
Al Parlamento!!
La cosa è grave. Se un paese intero viene sottomesso alla prepotenza della mafia,
nessuno si sente protetto dalle leggi. Nessuno può sperare in future leggi che migliorino
le condizioni di lavoro e di vita, perché l'unica legge che valga è la legge del più forte.
Questo è vero in un piccolo paese della Sicilia come Partanna, dove Rita viveva.
Ed è vero anche nel grande paese che si chiama l'Italia, dove tutti noi viviamo.
Rita ha osato opporsi a questa prepotenza. Opponiamoci anche noi!

Ricordiamo in particolare,che Rita non era una pentita  di mafia, non aveva infatti mai
commesso alcun reato di cui pentirsi.
Per questo la sua collaborazione assume un valore ancora più alto e correttamente ci si riferisce a lei come

"testimone di giustizia", figura questa che è stata legislativamente riconosciuta soltanto con la legge 13/2/2001 n. 45.
Che questa commemorazione di Rita serva non solo per ricordare il passato,
ma anche per attrezzarci per il futuro.

Per porre fine alla cultura dell'omertà ed affermare quella della legalità. Per diventare TUTTI QUANTI testimoni di
giustizia, in ogni dove si svolga la nostra vita.

Perché la Verità di Rita viva ancora!

 

Rosanna Carpentieri

 

 

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