Riso Scotti e rifiuti

19.11.2010 09:14

Riso Scotti Energia, arresti per traffico illecito di rifiuti. Inceneritore sequestrato

L'inchiesta conta sette arresti e dodici indagati. Le ordinanza di custodia cautelare sono state notificate al presidente della società Giorgio Radice e all'amministratore delegato e responsabile dell'impianto Giorgio Francescone. Nell'inceneritore, secondo l'inchiesta, sarebbero finiti materiali diversi da quelli autorizzati. La struttura è stata sequestrata
 
PAVIA. Sette arresti sono scattati questa mattina, intorno alle 7, in relazione all'inchiesta avviata tempo fa sull'inceneritore della Riso Scotti Energia. Le ordinanza di custodia cautelare sono state notificate all'attuale presidente della società Giorgio Radice e all'amministratore delegato e responsabile dell'impianto Giorgio Francescone. L'accusa è di traffico illecito di rifiuti. 

L'impianto di coincenerimento è stato sequestrato. I sigilli sono stati messi dalla Forestale intorno alle 8, subito dopo la notifica delle ordinanze di custodia cautelare ai dieci che erano già indagati. Risultano anche dodici nuovi indagati. Oltre al sequestro dell'impianto e di una quarantina di automezzi, sono state perquisite le abitazioni degli indagati dove è stata acquisita della documentazione.

Tra gli arrestati ci sono anche Massimo Magnani, l'ex responsabile dell'inceneritore di Pavia, Marco Baldi, ex-titolare del laboratorio di Genzone incaricato di fare le analisi sui rifiuti, Silvia Canevari, tecnico del laboratorio, Cinzia Deilacqua, Alessandro Mancini. 

Sono tutti agli arresti domiciliari.

Nell'inceneritore, secondo l'inchiesta, sarebbero finiti materiali diversi da quelli autorizzati. Venivano utilizzati nella produzione di energia elettrica e termica, oltre alle biomasse vegetali, rifiuti di varia natura, legno, plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane ed industriali ed altri materiali misti, che per le loro caratteristiche chimico fisiche superavano i limiti massimi di concentrazione dei metalli pesanti, cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo ed altri, previsti dalle autorizzazioni. 

L'ingresso delle circa 40mila tonnellate di rifiuti gestiti illecitamente nell'impianto veniva reso possibile attraverso la falsificazione dei certificati d'analisi, con l'intervento di laboratori compiacenti e con la miscelazione con rifiuti prodotti nell'impianto, così da celare e alterare le reali caratteristiche dei combustibili destinati ad alimentare la centrale. 
 



Si ipotizza anche una frode in pubbliche forniture e una truffa ai danni dello Stato, visto che tali rifiuti non potevano essere utilizzati in un impianto destinato alla produzione di energia da fonti rinnovabili che ha goduto di pubbliche sovvenzioni. Tra i materiali combustibili impiegati anche la lolla di riso, proveniente dall'adiacente riseria e convogliata nell'impianto attraverso una condotta aerea, che veniva miscelata con polveri provenienti dall'abbattimento dei fumi, fanghi, terre dello spazzamento strade ed altri rifiuti conferiti da ditte esterne. A seguito della miscelazione la lolla perdeva le caratteristiche di sottoprodotto e diventava un rifiuto speciale, anche pericoloso, che non poteva più essere destinato alla produzione di energia pulita, ma bensì essere smaltito presso impianti esterni autorizzati. Ingenti quantitativi di lolla di riso, anche di quella miscelata con i rifiuti, sono stati venduti illecitamente ad altri impianti di termovalorizzazione.

Il giro d'affari era di circa 30 milioni di euro nel solo periodo 2007-2009.

L'operazione, denominata "Dirty Energy", è stata condotta dal corpo Forestale ed è frutto di un anno e mezzo di accurate indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Pavia. Le indagini hanno preso spunto da una iniziale notizia di reato trasmessa per competenza dalla Procura della Repubblica di Grosseto.

..."Secondo l'inchiesta, coordinata dal procuratore di Pavia Gustavo Cioppa e dai magistrati Roberto Valli, Paolo Mazza e Luisa Rossi, nell'inceneritore destinato a produrre energia "pulita" attraverso la combustione di lolla di riso e rifiuti trattati, sarebbero finiti anche altri materiali, come plastiche, imballaggi, fanghi di depurazione di acque reflue urbane e industriali in quantitativi superiori al consentito e dalla composizione sospetta. Dalle analisi eseguite su alcuni campioni, sarebbe stata riscontrata una concentrazione eccessiva di metalli pesanti, come cadmio, cromo, mercurio, nichel e piombo.


Sempre secondo le indagini, all'inceneritore della Riso Scotti sarebbero stati gestiti, in maniera illecita, 40mila tonnellate di rifiuti. L'accusa di falso nasce dall'ipotesi di contraffazione dei certificati di analisi del materiale, con la complicità di altri laboratori. Nell'inceneritore sarebbero stati bruciati anche materiali pericolosi: in particolare scorie di combustione, polveri provenienti dall'abbattimento dei fumi, fanghi, terre dello spazzamento strade. Sostanze che sarebbero state mescolate alla lolla di riso, creando una miscela contaminata. Un rifiuto speciale, che come tale doveva essere smaltito. Questa stessa miscela sarebbe stata invece venduta ad altri termovalorizzatori e anche aziende agricole e allevamenti, soprattutto di polli e suini. Le verifiche sulle aziende, dislocate in Veneto, Lombardia e Piemonte, sono ancora in corso. Ieri sono state eseguite 60 perquisizioni. In provincia di Pavia sono state controllate quattro ditte: tre impianti di smaltimento e un'azienda agricola. L'accusa di truffa si basa su un'altra ipotesi: che l'inceneritore della Scotti Energia, oltre ad avere usufruito di sovvenzioni per produrre energia pulita, avrebbe anche tratto vantaggio dalla vendita di lolla contaminata. Risparmiando, nel comtempo, sullo smaltimento dei rifiuti, che invece di essere eliminati venivano miscelati allo scarto di riso."

(17 novembre 2010) 

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