Riso Scotti. Choc nel 2010 nero di Pavia

19.11.2010 09:32

Traffico illecito di rifiuti, falso, truffa e frode in pubbliche forniture. Il ciclone si abbatte su Riso Scotti Energia, azienda che fa parte del piccolo impero di Dario Scotti, il re del riso e del risotto liofilizzato in busta, l’imprenditore più conosciuto e importante di Pavia e dintorni. E’ un’altra pagina nera di questo 2010 pavese. Si aggiunge allo choc del 13 luglio, gli arresti nell’operazione anti ‘ndrangheta ordinati dalle procure di Milano e Reggio Calabria tra gli altri del direttore sanitario dell’Asl di Pavia Carlo Chiriaco e dell’avvocato Pino Neri, stimato professionista con studio in piazza della Vittoria, accusato di essere l’uomo di fiducia delle famiglie calabresi con l’incarico di riallacciare rapporti stretti e vincolanti con le ‘ndrine lombarde. A ottobre è stata poi la volta del sindaco di Borgarello Giovanni Valdes, uomo in quota Compagnia delle Opere, finito in manette con l’accusa di turbativa d’asta. Da chiarire i suoi rapporti con Chiriaco e il suo ruolo in alcune operazioni immobiliari. Con Valdes in questo inizio d’autunno è finito in carcere anche Alfredo Introini, già vice-direttore del Credito Cooperativo di Binasco. Si tratta di persone tutte molto conosciute in città.

Adesso le pesanti accuse sulla struttura di Scotti Energia, azienda che fa parte del gruppo Riso Scotti con l’obiettivo di produrre energia pulita dalle biomasse, in particolare dalla lolla del riso. Al Bivio Vela, nel polo industriale fiore all’occhiello di Dario Scotti, dal 2002 è in funzione un inceneritore che produce energia elettrica utilizzata anche per far funzionare stabilimento e uffici del settore alimentare. Le eccedenze vengono ovviamente vendute, energia elettrica che finisce nella rete Enel. Nel blitz della Guardia Forestale, che ha messo i sigilli e dunque sospeso l’attività dell’impianto, sono finiti agli arresti domiciliari: Giorgio Radice, presidente della società che gestisce l’inceneritore e che risiede a Voghera; Massimo Magnani, ex direttore tecnico dell’impianto che vive a Cervesina; Giorgio Francescone, pavese, consigliere delegato di Scotti Energia e responsabile della struttura. Agli arresti anche un’impiegata dell’azienda che abita a Cura Carpignano, il direttore e un tecnico del laboratorio che doveva analizzare e garantire la conformità del combustibile utilizzato per produrre elettricità nel periodo 2007-2009.

L’inchiesta avviata dalla magistratura sta delineando meccanismi secondo i quali la miscela che ha alimentato il forno dell’inceneritore fosse irregolare e soprattutto nociva per la salute dei cittadini una volta bruciata. Questo perché nella quota di rifiuti addizionata a lolla di riso e cippato di legno ne sarebbe stata inserita una percentuale altamente pericolosa. Il lavoro del procuratore di Pavia Gustavo Cioppa con i magistrati Roberto Valli, Paolo Mazza e Luisa Rossi, avrebbe fatto emergere che al Bivio Vela sono finiti nell’inceneritore anche scorie di combustione, polveri derivanti dall’abbattimento dei fumi, fanghi di depurazione delle fognature, materiale plastico e terriccio dello spazzamento stradale. Un combustibile fuori legge che sarebbe stato venduto anche ad altri inceneritori in virtù delle certificazioni di alcuni laboratori di analisi compiacenti; un combustibile utilizzato anche nell’impianto di Pavia e che secondo i risultati delle analisi manifesterebbe la presenza di allarmanti livelli di metalli pesanti come cadmio, cromo, mercurio, nichel e piombo. Nessun livello critico delle emissioni era stato mai segnalato dalla centralina installata nel camino dell’impianto, ma secondo indiscrezioni sarebbero stati i valori sempre identici rilevati a mettere in allarme gli investigatori. Valori sovrapponibili anche nelle diverse condizioni e quindi indice di cattivo funzionamento o di manomissione.

Dario Scotti, a caldo, ha evitato ogni commento. Lo definiscono stupito, preoccupato per il destino dei suoi operai e convinto – nel caso siano provate le accuse che riguardano anche alcuni suoi collaboratori – di essere stato pugnalato alle spalle. Al punto da dirsi pronto a costituirsi parte civile per difendere gli interessi di uno dei marchi più famosi del mercato alimentare nazionale ed estero. In tre anni sarebbero state 40mila le tonnellate di lolla di riso miscelata a rifiuti tossici entrata nel forno del Bivio Vela e fuoriuscita dal camino sotto forma di fumi. E l’energia presunta pulita prodotta ha permesso di emettere in modo illecito quantità di certificati verdi che sul mercato sono diventati moneta sonante. Gli inquirenti parlano di un giro d’affari da 30 milioni di euro. Detto che non ha riscontri in tutta Europa la situazione italiana che permette di emettere certificati verdi a chi brucia rifiuti, se venissero provate le accuse nei confronti di Riso Scotti Energia si proietterebbero ombre inquietanti sugli impianti per produrre energia elettrica da biomasse in funzione o in cantiere anche in provincia di Pavia.

In Italia sono poco meno di un centinaio le centrali elettriche che producono minimo un milione di watt ogni anno e che vengono incentivate dalla politica per abbattere gli effetti inquinanti degli impianti termoelettrici che funzionano a combustibili fossili, il carbone o il petrolio. Secondo dati del 2009 sono state 17milioni le tonnellate di biomasse bruciate in Italia. Una quantità importante che se impiegata eludendo i controlli o attraverso certificazioni di laboratori compiacenti può trasformarsi nel cavallo di Troia per un nefasto sistema di riciclaggio dei rifiuti tossici. I cui effetti, a partire dai fumi, finiranno poi nei nostri polmoni e sulla nostre tavole. Intanto, poiché l’attività dello smaltimento rifiuti è tra quelle a più marcata infiltrazione mafiosa, gli atti dell’indagine che riguarda Riso Scotti Energia sono stati trasmessi alla Direzione distrettuale di Milano. Anche se gli inquirenti precisano che la segnalazione all’Antimafia è solo il rispetto di una prassi. 

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