Riflessioni a margine della rivolta studentesca." DIRITTO-DOVERE ALLA RIVOLTA" - RESISTENZA ALLA OPPRESSIONE! ARTICOLO 50 della proposta di Costituzione del 1947

26.11.2010 20:03

Esistono innegabili basi GIURIDICHE che sostengono il DIRITTO-DOVERE di un popolo di usare ogni mezzo - INCLUSO L'USO DELLA FORZA! - per ripristinare diritti individuali e/o Costituzionali che siano stato conculcati o soppressi da qualunque pubblica autorità.

Le fonti COSTITUZIONALI sanciscono il DIRITTO DI RIVOLTA!

Questa è la FORMULAZIONE ORIGINARIA DELL'ARTICOLO 50 della proposta di Costituzione, così come venne enunciata dalla Commissione dei 75 (Commissione per la costituzione):

Seduta del Venerdì 23 Maggio 1947.

http://legislature.camera.it/_dati/costituente/lavori/Assemblea/sed130/sed130nc.pdf

Pagine 4194-4195-4196
Onorevoli: MASTINO PIETRO (Partito Sardo d'Azione - AUTONOMISTA) - MORTATI Costantino (Democrazia Cristiana)
- Affermazione e descrizione del "Diritto del Cittadino alla resistenza alla oppressione" 

(MASTINO PIETRO - pag.4194):
"Ogni cittadino ha il dovere di essere fedele alla Repubblica, di osservarne e farne osservare la Costituzione e le leggi, di adempiere, con disciplina ed onore, le funzioni che gli sono affidate, ed ha l'obbligo di difendere, contro ogni violazione, le libertà fondamentali, i diritti garantiti dalla Costituzione, e l'ordinamento dello Stato"

- pag.4195, MORTATI lo riformula come: "È diritto e dovere dei cittadini, singoli o associati, la resistenza che si rende necessaria a reprimere la violazione dei diritti individuali e delle libertà democratiche da parte delle pubbliche autorità"

Più chiaro di così...
Nella proposta finale della Commissione dei 75 il tutto ha formato l'Articolo 50, che recitava:

Art. 50 - Ogni cittadino ha il dovere di essere fedele alla Repubblica, di osservarne la Costituzione e le leggi, di adempiere con disciplina ed onore le funzioni che gli sono affidate.
Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è diritto e dovere del cittadino.

 

Pare non ci siano commenti da fare...

I PADRI costuituenti indicavano chiaramente che:

"Quando i poteri pubblici violino le libertà fondamentali ed i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all'oppressione è diritto e dovere del cittadino."

CHI OGGI SOSTENESSE PUBBLICAMENTE QUESTA VERSIONE, VERREBBE ARRESTATO COME TERRORISTA, ISTIGATORE ALLA INSURREZIONE ARMATA CONTRO I POTERI DELLO STATO! DIRITTO ALLA INSURREZIONE! ANZI: DOVERE!!!!

PURTROPPO alla fine la ns. Costituzione , nella stesura del 27 Dicembre 1947 riporta SOLTANTO:
art. 54 -
Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle, con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.

 Il mollo e vigliacco attuale articolo 54 si limita a dire che il cittadino deve obbedire, ma non dice nulla sul fatto che è diritto-dovere del popolo "staccare la testa" agli uomini delle istituzioni se loro stessi, che ne dovrebbero essere custodi e difensori, tradiscono i principi costituzionali!

Per comprendere lo spirito del meraviglioso art. 50 del Progetto di Costituzione proposto dalla Commissione dei 75 all'Assemblea costituente per la definitiva approvazione e discusso in aula il 4 e 5 dicembre 1947, riportiamo alcune parti del dibattito avvenuto il 5 dicembre 1947 all'Assemblea costituente che pochi giorni dopo sfornò la nuova Costituzione entrata in vigore il 1 gennaio 1948.


On. Mastino Pietro: 
"Il cittadino ha l'obbligo di difendere contro ogni violazione le libertà fondamentali, i diritti garantiti dalla Costituzione e l'ordinamento dello Stato. Lo stesso codice fascista lo ammetteva (il diritto all'insurrezione) ripetendo un concetto già affermato nell'art. 199 del Codice Zanardelli. 
Non è, quindi, in discussione il diritto di resistenza dell'individuo verso i soprusi esercitati a suo danno. Si tratta di un diritto da trasportare dall'individuo alla collettività. ......Il codice attualmente in vigore (il codice fascista n.d.a), mi si consenta questo accenno, stabilisce lo stesso concetto; lo stabilisce anzi in termini più lati, in quanto l'art. 51 riconosce e fissa un concetto di legittima difesa che non si riferisce soltanto ai diritti della persona o- in certi casi- alla difesa della proprietà, sebbene ai diritti in genere. Si tratta ora di portare questo concetto nel campo del diritto costituzionale. ...... Oltre a questo profilo giuridico vi è però una ragione morale, per cui lo Statuto acquisterà di importanza quando si sarà stabilito l'obbligo del cittadino di difendere i diritti fondamentali, ma nell'interesse dello Stato e della collettività tutta
."

Dall'intervento dell'on. Rossi Paolo:
"La pretesa di giustificare legalmente l'insurrezione, come si vorrebbe, é infantile. La rivolta contro i pubblici poteri è giudicata, giustificata o condannata volta a volta dal successo o dall'insuccesso......Non inseriamo disposizioni ingenue; salviamo la serietà del nostro testo statutario. O rimarremo nella intrinseca legalità costituzionale, e la Corte della garanzie funzionerà contro errori ed abusi, oppure la Costituzione da un lato o dall'altro, sarà fatta a brani con la violenza; e purtroppo allora la parola della legge non sarà più efficace.

Dall'intervento dell'on. Nobili Tito Oro: 
" .... Sono spiacente, onorevoli colleghi, di trovarmi in così profondo disaccordo con l'onorevole Rossi. La legittimazione della resistenza opposta alla violazione dei diritti garantiti dalle Costituzioni non è una novità creata dalla ingegnosità capricciosa della Commissione e sostenuta dalle correnti estremiste dell'Assemblea per spirito fazioso o magari soltanto demagogico. Che a sostenere, nel momento in cui si trova investita dalle correnti antiliberali o pseudo liberali, la disposizione del secondo comma dell'art.50, non si ritrovino oggi nemmeno coloro che ne furono gli autori e che la proclamarono e la fecero approvare in sede di Commissione, può essere prova delle considerazioni di opportunità e di convenienza che orientano mutevolmente, in relazione ai mutevoli momenti della vita politica, le altre parti dell'Assemblea; ma non è certamente prova dell'insostenibilità giuridica del principio che la disposizione afferma. Il diritto di resistenza all'arbitrio fu rigorosamente consacrato nel diritto pubblico inglese fin da quando l'Inghilterra, dopo la memorabile sua rivoluzione, conquistò le libertà politiche (Loch, Algermon Sidney, Milton, ecc.). E la costante tradizione inglese osservò il principio della limitata obbedienza, della quale era corollario il diritto di resistenza, anche collettiva, all'arbitrio degli organi del potere. La resistenza non è un'aggressione e tanto meno una rivoluzione; essa è una difesa. Perché astenersi dall'insegnare al popolo che questa difesa, in situazioni eccezionali, sarebbe non tanto legittima ma doverosa?.....s'intende che la legittimazione della resistenza trova la condizione limite nella perpetrazione da parte dei pubblici poteri di un eccesso, di un abuso, di un sopruso. L'essenziale é che le proclamazioni dei principi di libertà e di giustizia e dei diritti politici non restino una lustra beffarda e che nella Costituzione si stabilisca almeno la più elemen- tare delle sanzioni per il caso che i pubblici poteri abbiano a manometterli e a farne scempio".

Dall'intervento dell'on. Gullo Fausto:
"A me pare che nella nuova Costituzione noi dobbiamo affermare il diritto del cittadino a ribellarsi all'arbitrio e alla tirannia. Noi non legalizziamo così la rivoluzione, perché, on. Rossi, se noi muoviamo da questa premessa, si deve andare anche più in là del suo insegnamento. Ma quale Costituzione ha mai fermato un popolo dal conquistare i suoi diritti o un tiranno dal calpestare i diritti stessi? Nessuna Costituzione é riuscita a ciò. E' un monito che si dà all'autorità. Affermare questo principio non significa altro che dare concreta attuazione a quegli altri diritti che noi abbiamo affermato nella parte generale della Costituzione, i diritti del cittadini, i diritti dell'uomo.
Se questi diritti sono violati ed offesi dall'autorità costituita, i cittadini offesi, e come collettività e come singoli, hanno diritto di ribellarsi." 


Dall'intervento dell'on. Mortati: 
"Noi abbiamo creato un insieme di garanzie atte a preservare dalla violazione dei diritti anche di fronte ai supremi organi dello Stato.......é tradizionale nel pensiero cattolico l'ammissione del diritto naturale alla ribellione contro il tiranno. Ci sono scrittori cattolici che riconoscono la legittimità perfino della soppressione del tiranno. Io ed i miei colleghi di Gruppo riteniamo che non sia opportuno sancire un tale principio nella Costituzione, ed è per questi motivi e con questo significato che dichiariamo di votare per la soppressione dell'art. 50".

 

Cosa accadde quando l'Assemblea costituente esaminò il testo votato all'unanimità dalla Commissione dei settantacinque e proposto per la votazione finale all'Assemblea costituente, è facile immaginare: fu bocciato!

Consapevoli i più, che i valori e le affermazioni di principio di Repubblica e Democrazia sarebbero state solo buone intenzioni; illuso il popolo di contare qualcosa con il referendum abrogativo (art. 75 Cost.) e con la crocetta da mettere ogni quattro anni su una scheda preparata dopo infinite lotte al coltello dalle segreterie dei partiti; ingannati i cittadini sulla concretezza della loro partecipazione alla vita politica mediante l'iniziativa delle leggi (ar.71 Cost.), sostituita la partecipazione con la truffa del consenso, ai partiti sovrani non rimaneva che impedire una possibile e legittima resistenza popolare contro la violazione, da parte loro, dei Diritti naturali e dei Principi che la stessa Costituzione voleva garantire ed affermare.

I quasi sessanta anni di partitocrazia imperiale, i diritti costituzionalmente garantiti sono stati violati numerose volte, mentre i principi affermati nella Costituzione sono stati disattesi in danno del popolo ed a favore del potere politico, dei clan di interessi e delle mafie che si sono abilmente nascoste dietro il paravento dello Stato.

Abusi di ogni sorta sono stati commessi contro il popolo con tasse ingiustificate ed assurde e con truffe di ogni genere tese a preservare il potere dei partiti, ma nessuna resistenza seria, è stata tentata per opporsi alle violazioni ed agli inganni nei confronti della Costituzione, votata dai partiti, ma non dal popolo. 

L'Unione delle Liste civiche (già Unione per l'Autogoverno) ha pubblicato e diffuso libretti sulle Tasse che dimostrano come tre quarti (il 75%) del reddito prodotto da ogni lavoratore, serva a mantenere un Stato sprecone, corrotto e distributore di grandi privilegi ai clan di interessi che abilmente si nascondono dietro i partiti che finanziano.

Abbiamo anche dimostrato come il potere politico del popolo, ridotto alla crocetta da mettere sulla scheda elettorale nel solo giorno delle elezioni, non tuteli i cittadini, ma i partiti che assomigliano sempre più a cosche organizzate per il perseguimento del potere personale e di gruppo. 

E' quindi giunta l'ora di scegliere, l'ora della RESISTENZA contro lo Stato dei padroni, consapevoli che in questa scelta si gioca il destino del nostro popolo, della nostra famiglia e delle generazioni future. 

O vogliamo essere liberi e responsabili del nostro avvenire, o continuiamo ad essere subordinati alle forze politiche che nuovamente imporranno ai cittadini la sovranità del Parlamento e degli altri organi istituzionali nei confronti del diritto del popolo a scegliere, attraverso l'esercizio della sua Sovranità (la titolarità, indicata nel comma 2° dell'Art. 1° della Costituzione non significa praticamente nulla agli effetti del cambiamento dello Stato, se ne viene impedito "l'esercizio"), sui fatti che riguardano la vita di tutti.

 

 

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