RIEPILOGO DELL'INCHIESTA SULLA LOGGIA P3

12.08.2011 14:44

 

(Denis Verdini)

Il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e del sostituto Rodolfo Sabelli hanno chiuso l’indagine sulla P3. Già oggi, o al massimo nei prossimi giorni, verranno notificati gli avvisi di conclusione indagine. Nel registro degli indagatici sono: il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il senatore Marcello Dell’Utri, il sotto segretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, il governatore della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, l’ex sottosegretario all’Economia e coordinatore Pdl della Campania, Nicola Cosentino e diversi magistrati e politici locali.

Oltre alle responsabilità dei singoli, l’accusa comune a tutti gli indagati è quella di aver violato la legge Anselmi sulle società segrete. Si ritiene che il gruppo abbia agito come “una società segreta”, una loggia massonica denominata appunto P3.

I primi arresti sono stati effettuati esattamente un anno fa, l’8 agosto 2010, quando, nell’ambito dell’indagine su presunti appalti illeciti in Sardegna per la realizzazione di un parco eolico, la Procura di Roma ha disposto l’arresto dell’imprenditore Flavio Carboni, di Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Dc nonché ex sindaco di Cervinara, in provincia di Avellino e l’imprenditore Arcangelo Martino, ex assessore comunale a Napoli.

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli ipotizzarono che i tre avevano costituito una “super loggia segreta” divenuta punto di riferimento di imprenditori e politici per “influenzare decisioni politiche, a pilotare processi e a decidere le nomine dei componenti di organi dello Stato di rilievo costituzionale”

Nell’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari, Giovanni De Donato, dispose gli arresti si legge che “tra settembre e ottobre 2009 i tre arrestati tentarono di avvicinare i giudici della Corte Costituzionale allo scopo di influire sull’esito del giudizio sul cosiddetto lodo Alfano, la legge che prevedeva la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato”. In cambio i tre puntavano ad ottenere la candidatura dell’ex sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino, alla carica di presidente della Regione Campania.

Sempre dal provvedimento del Gip si apprende che il 23 settembre 2009, quando mancavano pochi giorni a che la Corte Costituzionale si esprimesse sul Lodo Alfano, a Roma nell’appartamento del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, ci fu un incontro per decidere la strategia di avvicinamento dei giudici della Consulta. All’incontro sarebbero stati presenti: l’imprenditore Flavio Carboni, il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri e il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, l’imprenditore Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi.

15 luglio 2010 spunta “Cesare”
Il 15 luglio 2010, dopo le pressioni che hanno rischiato di spaccare la maggioranza, Nicola Cosentino si è dimessoda sottosegretario all’Economia, mantenendo il ruolo di coordinatore del Pdl in Campania. Intanto dalle intercettazioni spunta un tale “Cesare” che i carabinieri del nucleo investigativo di Roma nell’informativa inviata ai pm ipotizzano sia il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: “Cesare è lo pseudonimo utilizzato dai soggetti per riferirsi al presidente del Consiglio”
L’intercettazione in questione è quella del 2 ottobre 2009

Lombardi dice a Cosentino che “lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6″, ovvero il giorno dell’udienza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano: un esplicito riferimento, per i militari, all’attività esercitata dal gruppo del quale fa parte anche l’uomo d’affari Flavio Carboni, per condizionare i giudici della Consulta sul provvedimento del Guardasigilli, poi bocciato dagli stessi giudici della Corte Costituzionale il 7 ottobre scorso. Nessun elemento, nelle carte degli investigatori, permette di capire se il premier sapesse qualcosa o se si tratti di millanterie. 

In seguito l’avvocato di Berlusconi, nonché deputato Pdl, Ghedini ha negato che con “Cesare” si facesse riferimento al Presidente del Consiglio

Formigoni e Marra
Dalle carte dei carabinieri spunta anche il nome del governatore della Regione Lombardia, Roberto Formigoni e del presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra.

In base a quanto si legge nelle carte Formigoni diede mandato al gruppo di chiedere esplicitamente al presidente della Corte di Appello di Milano, Alfonso Marra, di “porre in essere un intervento nell’ambito della nota vicenda dell’esclusione della lista riconducibile al governatore dalle elezioni regionali 2010″.  Parlando dell’attività svolta dall’associazione, i militari dell’Arma definiscono emblematica la “vicenda che ha visto protagonista il neo presidente della corte di appello di Milano”. “Non appena Marra – proseguono i carabinieri – ha ottenuto, dopo un’intensa attività di pressione esercitata dal gruppo (ed in particolare da Pasquale Lombardi) sui membri del Csm, l’ambita carica, i componenti dell’associazione gli chiedono esplicitamente, peraltro dietro mandato del presidente Formigoni, di porre in essere un intervento nell’ambito della nota vicenda dell’esclusione della lista ‘Per la Lombardia’”. 

A fine ottobre 2010 Marra si dimette dalla Magistratura

Gli appalti per l’eolico in Sardegna
La vicenda da cui è partita l’indagine riguarda gli appalti per la costruzione di diversi impianti per la produzione di energia eolica in Sardegna. Riguardo a questa vicenda gli investigatori ipotizzarono che “il comitato d’affari” che faceva riferimento a Flavio Carboni, avrebbe raccolto ingenti capitali provenienti da imprenditori calabresi e campani. Parte di questi soldi sarebbe finita in alcune banche italiane tra cui il Credito Cooperativo Fiorentino di Denis Verdini, mentre il resto sarebbe stato trasferito su conti esteri e utilizzati per pagare tangenti e ottenere gli appalti per l’eolico.

 

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