Regime Berlusconi: il caso GENCHI

25.02.2011 15:14

chi è stato è stato, e chi è stato non è

E' ufficiale. L’altro ieri Gioacchino Genchi è stato destituito definitivamente dalla Polizia di Stato. Il primo dicembre scorso eravamo in Via del Castro Pretorio, quando il Consiglio Centrale di Disciplina del Ministero dell'Interno tenne a rapporto per una intera giornata il Cittadino Genchi, uno dei migliori poliziotti d’Italia.

L’accusa? "..avere offeso il prestigio dell'on. Silvio Berlusconi…" in occasione di un convegno degli Amici di Beppe Grillo e di un Congresso dell’IDV.

L’offesa? "..ha osato criticare B. per la scandalosa strumentalizzazione dell'attentato di Tartaglia - il suo medico millantò una "prognosi di almeno 90 giorni" per un dente rotto.." (cit. Marco Travaglio, sul Fatto Quotidiano di ieri).  

Perché regime? "Tutte le mie istanze di accesso e le richieste difensive, fra le quali l'audizione del Ministro Maroni su alcuni punti precisi della contestazione, sono state respinte.”

Nel suo blog scrive: Berlusconi ha vinto.
Ci sentiamo di affermare che è esattamente il contrario. Questa è un'altra battaglia “vinta", gli italiani non sono stupidi, la nostra terra è ancora fertile. Questo Stato, questo muro di gomma, non può spezzare i suoi semi. Tu, sei già un forte albero con tantissimi frutti.

Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono. Poi vinci. Gandhi

dal libro "Il caso Genchi, storia di un uomo in balia dello Stato", di Edoardo Montolli, Aliberti Editore, Roma 2009:

«In Why Not avevo trovato le stesse persone sulle quali indagavo per la strage di via D’Amelio. L’unica altra indagine della mia vita che non fu possibile finire».
Inizia così il dialogo tra Gioacchino Genchi e Edoardo Montolli. E per la prima volta viene a galla ciò che Silvio Berlusconi aveva definito «il più grande scandalo della Repubblica»: il cosiddetto «archivio Genchi». 
E viene a galla con nomi e cognomi. Un materiale del tutto inedito e così scottante da poter riscrivere gli ultimi vent’anni della storia d’Italia: da Tangentopoli alle scalate bancarie, dai grandi crac ai processi clamorosi. Fino alle stragi del 1992 e 1993. 
Dalle agende di Falcone agli ultimi due giorni di vita di Borsellino, con elementi completamente nuovi che aprono enormi squarci nelle istituzioni. Ma non con teorie o teoremi. Con dati. Fatti. Indagini e amicizie impensabili, uno scioccante dietro le quinte della politica che porta alle origini della seconda Repubblica. Dopo averlo letto niente vi sembrerà più come prima. 
«La storia sconvolgente che spiega perché tanti potenti hanno paura del contenuto dell’archivio Genchi». (Marco Travaglio) 
Luglio 1992, la Sicilia è dilaniata dalle stragi. In città c’è un poliziotto maledettamente bravo con le tecnologie. Ha lavorato con Falcone e sono tre anni che si occupa dei misteri di Palermo. Si chiama Gioacchino Genchi, è a lui che chiedono di scoprire qualcosa sulle agende elettroniche del giudice. E di capire dai telefoni se qualcuno spiasse Paolo Borsellino. 
E lui qualcosa scopre. Scova file cancellati e li ritrova. Poi ipotizza una pista per via D’Amelio: date, nomi, luoghi. Diventa vice del gruppo Falcone-Borsellino. Ma quell’indagine non la finirà mai. Una mattina, mentre l’Italia esulta per l’arresto dei killer, all’improvviso sbatte la porta. E se ne va. 
Da allora non ne ha mai parlato. 
Lo chiamano nei processi più delicati: le talpe nel Ros di Palermo, il caso Dell’Utri. I capi di Cosa Nostra e i colletti bianchi. La vicenda Cuffaro e la sanità siciliana. Le sue consulenze sui telefoni ribaltano giudizi, fanno condannare centinaia di persone e assolvere miriadi di innocenti. Da vent’anni è considerato il più abile consulente telematico delle Procure. Ogni anno la polizia stila graduatorie e gli assegna un punto più del massimo per le «eccezionali doti morali» e il prestigio che ne consegue. 
Finché approda a Catanzaro, per la Why Not di Luigi de Magistris. Una mattina accende il pc, guarda i tabulati telefonici. E all’improvviso sbianca. Ma non fa in tempo a stendere una relazione: revocato l’incarico, indagato e perquisito, sequestrato l’«archivio» con tutti i dati fin dal 1992. Attaccato da ogni parte politica. Sospeso dalla polizia. E altrove quattro magistrati perdono il posto. 
E allora cosa c’era in Why Not, cosa c’era in quei tabulati? C’erano giudici a contatto con boss, magistrati amici degli indagati e dei loro avvocati. Ma c’era soprattutto un intreccio telefonico economico-politico-giudiziario che da Catanzaro saliva a Roma, incrociando i processi sulle scalate bancarie, la vicenda Umts, i crac Cirio e Parmalat e lo spionaggio Telecom, incuneandosi indietro nel tempo all’origine e al declino di Tangentopoli e a tante, troppe inchieste di cui si era occupato. E agli stessi nomi su cui indagava per via D’Amelio, quando se ne andò sbattendo la porta. E ora che per difendersi ha depositato in tribunale le sue scoperte, può finalmente raccontarlo: perché lasciò allora, perché è stato fermato adesso. Con nomi, date e luoghi. Perché questo lungo e complesso racconto non è la storia di un’inchiesta bloccata a Catanzaro.
Questa è la storia della seconda Repubblica.
da: A tratti - Ko de Mondo - Csi (1993): 

In toghe svolazzanti e lunghe tonache,  
divise d'ordinanza tute folgoranti,  
in fogge sempre nuove innumerevoli colori,  
in abiti eleganti con la camicia bianca, la cravatta blu 

Chi è stato è stato e chi è stato non è  
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è  
Chi è stato è stato e chi è stato non è  
Chi c'è c'è e chi non c'è non c'è
  
Consumati gli anni miei,  
vistosi movimenti sulla Terra,  
grandiosi necessari, futili patetici  
Come fare non fare, quando dove perché  
E ricordando che tutto va come va  
Come fare non fare, quando dove perché  
E ricordando che tutto va come va  
Ma non va, non va, non va...
  
Non fare di me un idolo mi brucerò,  
se divento un megafono m'incepperò,  
cosa fare non fare non lo so,  
quando dove perché riguarda solo me,  
io so solo che tutto va ma non va, 

non va, non va, non va, non va...   

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...