Referendum acqua pubblica: la proposta della data del 12 giugno è irricevibile

23.02.2011 15:37

L'annuncio di Maroni che il referendum per l'acqua si terrà il 12 giugno, nonostante questo comporti enormi costi aggiuntivi rispetto all'accorpamento con le elezioni amministrative, sembra voler scoraggiare la partecipazione al voto referendario delle cittadine e dei cittadini.

  


     Il ministro Maroni ha dichiarato di voler fissare la data dei referendum domenica 12 giugno, ovvero l'ultima data utile prevista dalla legge. Il Forum dei movimenti per l'acqua, subito dopo le sentenze di ammissibilità della Corte, aveva inoltrato una lettera al Presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio ed al ministro degli Interni chiedendo che il voto dei referendum si svolgesse in contemporanea con il voto delle amministrative.

      Tale richiesta sembrerebbe per il momento essere stata del tutto ignorata e l'idea di fissare le consultazioni referendarie il 12 giugno, in prossimità dell'estate e degli esami di maturità, sembra proprio portare in sé l'obiettivo di scoraggiare i cittadini a recarsi alle urne. Non dimentichiamo che negli ultimi quindici anni i referendum di giugno non hanno mai raggiunto il quorum.

      La legittima ed opportuna richiesta del Forum si fonda su due argomentazioni, entrambe di notevole rilevanza:
      1) la scelta del giorno in cui fissare la consultazione elettorale deve essere esercitata nel rispetto del principio del favor del referendum, e più in generale della partecipazione politica, ovvero nell'obiettivo, in linea con il disposto dell'art. 1 Cost. che attribuisce la sovranità al popolo che lo esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione, di adottare soluzioni organizzative e procedurali che non sacrifichino il circuito della democrazia sia diretta, prevista dall'art. 75 della Costituzione, sia rappresentativa, prevista dagli artt. 55-70 della Costituzione. È evidente infatti che la concreta possibilità di tre consultazioni elettorali nell'arco di un mese (amministrative, ballottaggio e referendum) possa costituire un serio rischio alla partecipazione dei cittadini sia per le amministrative che per il referendum;

      2) la frammentazione dei momenti elettorali rappresenta un ingiustificato ulteriore costo per la finanza pubblica. L'occasione che si presenta di unificare i futuri momenti elettorali va colta dunque anche nel senso di risparmio di soldi pubblici, la cui entità sembra di non poco conto.

      Come è noto l'art. 87 della Costituzione attribuisce al Presidente della Repubblica il potere di indire il referendum, ma tale atto è preceduto sulla base dell' art. 34 della legge n. 352 del 1970 dalla  deliberazione del consiglio dei ministri cui spetterebbe in concreto la determinazione della data di svolgimento della consultazione. Tuttavia tale potere governativo va esercitato sia un'ottica di correttezza istituzionale e di leale collaborazione con il Presidente della Repubblica (che non sembrerebbe essere stato nemmeno consultato sul punto) sia nel senso di favorire la partecipazione e quindi il concreto esercizio della sovranità popolare. Invece, il governo su proposta del ministro degli interni fissando la data della consultazione elettorale il 12 giugno farebbe un cattivo esercizio della sua discrezionalità, ponendosi di fatto in contrasto con i principi generali dell'ordinamento costituzionale.

      In questo caso, dunque, proprio perchè si tratta di un potere condiviso (la Corte costituzionale da ultimo con ordinanza n. 38 del 2008 ha riconosciuto al governo un ampio potere di valutazione in ordine al momento di indizione ma non un suo potere esclusivo) e perché la fissazione della data del 12 giugno è un'evidente scelta irrazionale (duplicazione delle spese) strumentale ed inopportuna, in quanto mira di fatto a svilire la consultazione elettorale e a non far raggiungere il necessario quorum richiesto dalla legge, il Capo dello Stato potrebbe assumere le iniziative necessarie al fine di adottare (o indurre ad adottare) l'atto in concomitanza con le consultazioni amministrative.

      Si tratterebbe di esercizio del potere presidenziale inteso come controllo e garanzia di piena ed effettiva esplicazione della volontà popolare e quindi come atto sostanzialmente presidenziale ed appartenente alla sua sfera di discrezionalità. Un atto di garanzia contro l'arroganza e la scorrettezza del governo che non sembra voler tener in nessun conto che è la prima volta nella storia della Repubblica che una richiesta referendaria sia stata sottoscritta da quasi un milione e mezzo di cittadini. Questo dato va rispettato, tutto il resto costituisce un evidente abuso di potere. L'auspicio è che il governo rimediti sulle sue inaccettabili intenzioni fissando la data dei referendum in concomitanza con le amministrative. Per restare in tema possiamo dire che la proposta del 12 giugno è irricevibile!

SE NO L'AVETE ANCORA FATTO... FIRMATE L'APPELLO online a favore di tale richiesta, 
www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_petitions&view=petition&id=171

 

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