Quando i “fans” del tribuno, del falso profeta dell'acqua pubblica capiranno di essere presi in giro... sarà sempre troppo tardi !!!

18.08.2010 21:59

 

 

 

Ebbene in in merito alla privatizzazione dell’acqua, che il tribuno Di Pietro  dice di contrastare, facendo ex se raccolta di firme referendarie dissociandosi dal movimento nazionale www.acquabenecomune.org, sappiamo che invece il tribuno ha firmato da ministro una legge analoga o peggiore. Qualcuno sa spiegarci perchè Di Pietro ha firmato il ddl Lanzillotta? Incompetenza o mala fede?  Come viene definito nelle Scritture chi compie miracoli simulati? Falso profeta! Qui non si tratta di avere scheletri nell’armadio, ma di usare la menzogna come strumento di lotta politica e di voler convincere migliaia di persone in buona fede ma all’oscuro dei fatti a firmare per un referendum che se approvato manterrebbe l’acqua in mani private! Scusate se è poco..

Questo ex P.M. che non ha mai saputo spiegarci perchè abbia lasciato la magistratura e si sia buttato in politica contestualmente a Berlusconi,  vi invito a riflettere sul motivo per cui Falcone e Borsellino siano stati lasciati morire, mentre Di Pietro fu salvato. 
Un ulteriore consiglio: leggete “Corruzione ad alta velocità” di Imposimato (“toga rossa”), poi chiedetevi perché per due volte Di Pietro sia stato Ministro dei Lavori Pubblici con Prodi e sostenitore della TAV..

 

Detto questo, nulla di personale con il Tonino nazionale: lui è un servo dei banchieri d’oltremanica oltralpe e oltreoceano come tutti i nostri “rappresentanti eletti”. Da alter-ego di Berlusconi qual è, scomparirà di scena insieme a lui quando al vertice non lo riterranno più utile.

 

 

 

Se Aristotele avesse saputo come si sarebbe ridotta la relazione tra governanti e governati duemila anni dopo di lui, si sarebbe ben guardato dal definire l’uomo un “animale politico”. Dall’idea del governante come direttore d’orchestra che dirige la molteplicità degli strumenti musicali nella composizione di un’unica armonia polifonica, si è giunti nei secoli (non senza dolore e attraverso colpi di stato passati alla storia come “rivoluzioni”) alla politica come teatrino. Anzi, come soap-opera americana scadente e priva e di stile.

Che i politici altro non siano che i camerieri dei banchieri ce lo ricordava il buon Pound già nel secolo scorso . Peccato che i suoi scritti siano stati dimenticati volutamente dai vincitori della seconda Guerra Mondiale.

La differenza tra i politici italiani e quelli d’oltralpe, oltremanica e oltreoceano è che i nostri dipendenti italioti non godono della stessa abilità recitativa. L’esempio di Berlusconi, che ha introdotto in Italia l’idea della politica-spettacolo e dell’attività politica come mera performance da reality show, è sotto gli occhi di tutti. Meno evidente, però, è il generale adeguamento dell’intera classe politica a questo modello recitativo. Anzi, è doveroso far notare come proprio tra i banchi dell’opposizione a Berlusconi siedano attori assai migliori del cavaliere azzurro, in grado di assumere ruoli in palese e totale contraddizione con loro stessi.

 

Si prenda ad esempio Antonio Di Pietro, da mesi autoproclamatosi difensore dell’acqua  come bene pubblico essenziale.
Tutto inizia con l’approvazione del decreto Ronchi, attuazione di un decreto europeo che prevede un tetto massimo del 30% per la partecipazione degli enti pubblici all’interno delle municipalizzate che erogano tale servizio.

Tutti i media hanno però spacciato la legge come semplice “privatizzazione dell’acqua”. La legge però non ne parla esplicitamente e lo stesso Ronchi ha subito smentito che di privatizzazione si tratti.

Chi ha ragione? Ovviamente entrambi: la legge non prevede  esplicitamente la privatizzazione dell’acqua come bene in sé, ma disponendo la sottrazione agli enti pubblici della maggioranza azionaria delle municipalizzate, la impone implicitamente.

Quindi, accade che:
1) l’Unione Europea impone la privatizzazione dell’acqua indirettamente;
2) nello stesso tempo, l’UE può definire il diritto all’acqua come sacrosanto in quanto “bene pubblico” (termine che giuridicamente non vale niente!);
3) il governo italiano si adegua alla normativa europea in tale materia (sic!);
4) lo stesso governo neghi di voler privatizzare l’acqua, definendo orwellianamente l’operazione come “liberalizzazione” necessaria “per combattere la contraffazione, l’illegalità, e dare forza ai prodotti italiani” (Ronchi) 1.
Mi preme evidenziare il modus operandi delle istituzioni europee, che impongono scelte umilianti ai popoli scaricandone la responsabilità ai governi nazionali (ora privati di quasi tutte le competenze dal Trattato di Lisbona), oltre che dei media, che hanno prevalentemente negato che si trattasse di una privatizzazione (media berlusconiani) oppure ne hanno attribuito la colpa interamente al governo attuale (media di sinistra e principali quotidiani.
E Di Pietro che c’entra? Apparentemente è stato l’unico a combattere con forza in parlamento tale provvedimento (nonostante l’ambiguità del Pd).

Integerrima forza morale del nostro amato tribuno popolare, alfiere dei deboli contro il berlusconismo e partigiano del nuovo Cln, sempre dalla parte dei cittadini (come recita lo slogan del suo partito)? Mi sia lecito più di qualche dubbio.

Infatti, sappiamo da tempo che il Forum Italiano Movimenti per l’Acqua, che si batte contro la privatizzazione del servizio idrico, avrebbe rotto con Di Pietro.


“Fra il Forum e il leader dell’Italia dei valori, c’è una polemica di lunga data. Che dura cioè da quando Antonio Di Pietro ha presentato in Cassazione un quesito referendario contro la privatizzazione del servizio idrico in aperta concorrenza con i tre precedentemente depositati dal Forum. Il quesito dell’ex magistrato è infatti volto ad abrogare il solo decreto Ronchi sulla privatizzazione del servizio idrico. Al contrario dei tre caldeggiati dal Forum, quindi, quello firmato Idv non interviene in alcun modo sui provvedimenti presi, prima che venisse approvato il decreto Ronchi, dall’allora premier Romano Prodi."
Per i comuni come Arezzo sostenere un referendum voluto da Di Pietro non avrebbe senso, spiega Faenzi. Per loro rimarrebbe comunque tutto invariato”2
Si apprende quindi che:
1) provvedimenti analoghi furono presi dal precedente governo (di cui Di Pietro era ministro);
2) tali provvedimenti rimarrebbero in vigore anche se il decreto Ronchi venisse abrogato e
addirittura per molti comuni la situazione non cambierebbe;
3) Di Pietro sostiene l’abrogazione esclusiva del decreto Ronchi, contrariamente alla posizione del Forum.

Infatti, obiettivo della campagna referendaria del Forum è l’abrogazione di tutte le norme che hanno aperto le porte della gestione dell’acqua ai privati” e dunque “rendere possibile qui ed ora la gestione pubblica di questo bene comune”.
Gli screzi tra il leader dell’Italia dei Valori e gli ecologisti del forum però non risalgono ad oggi, ma a quando questi rifiutarono all’ex pm il ruolo di leader dell’opposizione alla privatizzazione.

Semplici questioni di esibizionismo ed esposizione mediatica pre-elettorale?

Un altro quotidiano, questa volta di tendenza politica opposta a Di Pietro, lo spiega così:
“Troppo buoni gli ambientalisti che non gli hanno replicato pubblicamente. Anche perché gli sarebbe bastato tirare fuori un provvedimento gemello rispetto a quello del governo Berlusconi, datato 2006. Si chiamava «Delega al governo per il riordino dei servizi pubblici locali». Prendeva il nome del ministro agli Affari regionali Linda Lanzillotta. Differente il testo, identica l’emergenza rispetto al decreto Ronchi: evitare all’Italia una serie di infrazioni europee. Sovrapponibile anche la ricetta: l’affidamento diretto dei comuni a società esterne nella gestione dell’acqua deve essere un’eccezione motivata. Se la gestione pubblica va bene, le cose vanno lasciate come stanno. Dove c’è bisogno di cambiare, si deve invece fare una regolare gara destinata a privati che siano del mestiere. Se si vuole, il provvedimento del governo di centrodestra è più garantista rispetto a quello Lanzillotta, visto che dice esplicitamente che la
proprietà dell’acqua è e deve rimanere pubblica
[ndr, ripeto che tale aggettivo non ha alcun significato giuridico!]
Poi Antonio Signorini, autore dell’articolo, continua:
“Antonio Di Pietro firmò la «privatizzazione dell’acqua» in quanto ministro delle Infrastrutture.

Il suo nome appare insieme a quello del premier di allora, Romano Prodi, a quello della stessa Lanzillotta, a Giuliano Amato (responsabile del Viminale) e anche a quelli di Pier Luigi Bersani (Sviluppo economico) ed Emma Bonino (Politiche europee). La candidata governatore del Lazio che ha fatto aderire la sua lista alla manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua.
La riforma si arenò. Né il nome di Di Pietro né quello di Bonino appaiono nelle cronache tra quelli dei ministri che andarono a sbattere i pugni sulla scrivania di Prodi. Oggi il leader di Italia dei valori, annuncia una mobilitazione contro la riforma che vuole regalare l’acqua «ai soliti noti». I fan dell’ex pm rispondono entusiasti”.

Non si tratta di un’invenzione dei media di Arcore, dato che il testo integrale del ddl è scaricabile online al seguente indirizzo: http://www.uil.it/serv_pubb_locali/AS-772.pdf.
Inoltre vorrei ricordare come l’adesione al neoliberismo della City e di Wall Street sia da sempre un dogma per i radicali e in particolare per Emma Bonino, in diverse occasioni invitata speciale del gruppo Bilderberg, che ogni anno riunisce segretamente i governatori delle banche centrali nazionali e l’intellighenzia al loro servizio per decidere la spartizione del mondo.
Ritornando al ddl Lanzillotta, nella precedente legislatura si oppose a tale privatizzazione solo l’On. Fernando Rossi (allora comunista dissidente, oggi PBC), che lo definì “un provvedimento che danneggerà i consumatori, non tutelandoli dalla possibilità di un notevole aumento dei prezzi per gli utenti e di un abbassamento della qualità dei servizi. E’ un regalo alle imprese private o miste, dal momento che i criteri per gli affidamenti prevedono l’esclusione, tranne casi eccezionali, delle società pubbliche, anche se in grado di fare offerte migliori”.
Non solo! Apprendiamo dal sito web del movimento politico dell’On. Rossi quanto segue:
“Nel frattempo il Vicepresidente della Commissione Bilancio della Camera, Giuseppe Ossorio (IDV), lavorava alacremente a favore del decreto: “

Il Ddl Lanzillotta sui servizi pubblici locali deve mantenere lo spirito con cui nasce: introdurre criteri di mercato per migliorare la qualità dei servizi ai cittadini e rendere produttiva la spesa”. E ancora:”L’intervento della sinistra radicale, che modifica l’articolo 2 del provvedimento lasciando ai comuni la facoltà di scegliere se affidare la gestione dei servizi a società private, oppure miste, tramite affidamento diretto senza gara, oppure ancora alle aziende speciali, ossia pubbliche ex municipalizzate – sottolinea Ossorio – non agevola gli utenti e storicamente ha portato ad inevitabili sprechi e sacche di spesa parassitaria. Invito Lanzillotta – conclude – ad avere una posizione ferma rispetto al ritorno al passato, ed auspico che in Senato il centrosinistra sappia guardare più ad una società aperta e competitiva, che ad una chiusa e corporativa”.
Le parole apertamente liberiste dell’esponente dell’Italia dei Valori (nonché la contrapposizione orwelliana tra società competitiva e società chiusa!) non lasciano spazio ad equivoci.
Non finisce qui, purtroppo! All’indomani delle elezioni che conferiscono la maggioranza al nuovo centrodestra, l’attuale ministro Tremonti tenta l’inserimento della privatizzazione delle risorse idriche all’interno del Decreto 112 del 25 Giugno 20008.

Cosa fa il centrosinistra, in particolare il partito di Di Pietro? Vediamo qui:
“Domenica 13 luglio 2008, Antonio Borghesi (IdV) in seduta congiunta alla Camera dei Deputati delle Commissioni riunite V (Bilancio, tesoro e programmazione) e VI (Finanze), rispetto all’introduzione dell’emendamento Lanzillotta (PD) sulla privatizzazione anche dei servizi idrici, annuncia il voto favorevole del suo gruppo sull’articolo Lanzillotta (n°23.012), rilevando che lo stesso prospetta una soluzione alternativa rispetto a quella di impronta dirigista e statalista dell’articolo aggiuntivo 23.011 del Governo.”
Addirittura il governo viene accusato di essere troppo “statalista” rispetto alla questione! Incredibile!
Borghesi (IDV) riecheggia Travaglio e De Benedetti, che hanno spesso accusato Berlusconi di essere comunista, professandosi da sempre apertamente liberisti!
Come motivare allora il voto contrario del centrosinistra al successivo decreto Ronchi del novembre 2009?


Schizofrenia? Di Pietro si è forse convertito sulla via di Damasco? Ha bevuto alla fonte dell’acqua viva (pubblica, s’intende!) dell’ecologismo? Proprio lui, che da Ministro delle Infrastrutture voleva cacciare i verdi dal governo perché “contrari allo sviluppo”?
La sua volontà di non cancellare i provvedimenti precedenti si configura come risposta negativa a questa domanda. Se Antonio Di Pietro fosse Saulo di Tarso, si unirebbe al Forum per difendere l’acqua pubblica da tutti gli assalti del potere costituito.
Un legittimo sospetto mi balena in mente: Di Pietro vuole cancellare il decreto Ronchi perché troppo “blando” rispetto al progetto avallato da Prodi?
La domanda non merita risposta, i fatti parlano da soli.
In ogni caso, le “anime belle” desiderose di salvare il mondo dal berlusconismo stanno veramente scherzando con il fuoco.

Di Pietro è da sempre liberista e globalista, amico di Luttwak (il neocon Usa difensore della dottrina della guerra preventiva), anti-ambientalista (il suo operato da Ministro dei due governi Prodi lo dimostra). Anni fa sognava di fondare un nuovo polo di destra con Fini (più fedele a Wall Street rispetto alla politica economica troppo “consociativista” del reuccio di Arcore), oggi il suo sogno si avvicina.

Lo farà con i voti degli anti-berlusconiani duri e puri, troppo impegnati contro i mulini a vento per accorgersi della finzione scenica di cui fanno parte.
Ovviamente la recita di Di Pietro ha anche un altro scopo: dividere il fronte contrario alla privatizzazione dell’acqua per impedire il raggiungimento di un risultato concreto e convogliarne le energie e le “risorse umane” verso il proprio progetto politico.

Ottenendo così una privatizzazione dell’acqua ben più drastica di quella firmata Pdl.

Non sorprende che Di Pietro sia ormai stato lasciato solo da molti suoi compagni di strada che hanno lentamente scoperto l’inganno di un lupo travestito da agnello (uno su tutti, Elio Veltri, co-fondatore dell’Idv e co-autore de “L’odore dei soldi”).

Dunque, ATTENZIONE a ciò che si firma: firmare il quesito dell’Italia dei Valori “per l’acqua pubblica” (???) potrebbe avere un effetto boomerang tanto inaspettato quanto indesiderato. Firmiamo piuttosto i quesiti del Forum.
La politica è un teatrino squallido. Il Bagaglino in confronto è il teatro di Goldoni.

Spero abbiate firmato tutti per i quesiti referendari del Comitato Referendario Nazionale Acquabenecomune.org, non i quesiti dello squallido tribuno Di Pietro ! 


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