Punti per un editoriale sul referendum rivitalizzato

27.06.2011 23:35

Punti per un commento sui 4 referendum:
    - decidere, per 6 cittadini su 10, è stato (o è diventato) più importante che delegare; pressoché tutti questi 6
(al 95%) hanno deciso senza incertezza, in autonomia
    - scegliere su una (4 in questo caso) questione precisa, è stato più chiaro, urgente, importante, attraente, impegnativo, che non indicare e affidare ad una parte politica la decisione su tutte le questioni che via via si presentano alla politica
    - gli elettori si sono dimostrati indipendenti dal governo, anche buona parte degli elettori che lo avevano votato: non sempre e non tutto il popolo è gregge passivo: non lo è davanti a questioni precise e importanti
    - non è vero che i quesiti erano complicati: non erano questioni tecniche, ma di principio, orientatrici: vita e salute, beni comuni, problema energetico-ecologico, uguaglianza davanti alla legge
    - non è vero che abbia "vinto la paura" (Il Giornale): davanti a rischi altissimi, e incertissimi rimedi, ed esperienze ammonitrici, la paura è intelligenza (vedi Jonas, "Il principio responsabilità", libro che è un vertice dell'intelligenza sulla modernità, ricordato da Barbara Spinelli), e non compromette affatto la ricerca scientifica
    - nei momenti decisivi, quando una svolta è matura, "il popolo si sveglia" (anche se avviene "ogni cent'anni": poesia di Pablo Neruda su Bolivar a Madrid, 1936): 1946, repubblica e democrazia; 1974, declino DC; 1991, fine Craxi; 2011, fine berluscrazia
    - è stato un referendum sul referendum: l'istituto dato per morto, non usato dagli elettori per 24 volte (!), è stato ben usato quando si è presentato come necessario per far valere la volontà popolare - democrazia partecipativa o diretta - sopra la classe politica delegata e deludente
    - davvero la democrazia rappresentativa, preziosa, da tutelare dalle degenerazioni, va integrata con la democrazia partecipativa (Ginsborg, Revelli, ..) , quella quotidiana e quella emergente, istituzionale: il referendum abrogativo (e semmai istitutire anche quello propositivo) è un'opera di saggezza dei padri costituenti (v. citazione recente di Aldo Moro). Ora l'abbiamo riscoperto e rivalorizzato
    - questo referendum, non gestito dai partiti, neppure dell'opposizione, e semmai boicottato e svuotato dal governo, trascurato e abbandonato dall'opposizione, è stato gestito fino alla vittoria dalle forze sociali dirette: movimenti, associazioni, opinione di base, singoli cittadini attenti, informazione orizzontale, conversazioni, passaparola, accumulo di adesioni, autofinanziamento, indipendenza economica e mediatica, ...
    - infatti, sempre più l'informazione e il confronto delle opinioni corre sul piano orizzontale, paritario, non discende dalle emittenti centralizzate, che dall'alto illuminano il popolo: la piazza, agorà, ha sostituito la tribuna, il palco rialzato, che ha preteso troppo e si è screditato (una lezione anche per chiese e religioni)
    - il "carisma" del Grande Comunicatore si è afflosciato insieme al centralismo della tv; le generazioni giovani, nonostante subiscano ancora miti e dipendenze imitative rischiose, sono cresciute senza autorità forti, sono costrette a orientarsi da sole, possono anche farlo con consapevolezza; necessario nuovo atteggiamento delle classi adulte, meno magisteriale, più testimoniale e comunicativo
    - l'intuizione di Aldo Capitini, del "potere di tutti" come "aggiunta" (termine suo, molto pregnante, su tutti i piani, fino al piano religioso e metafisico) alla democrazia moderna parlamentare, è stata richiamata ora dal Movimento Nonviolento, e vale come indicazione e impegno essenziale per la politica aperta
    - la critica dei partiti,  (Simone Weil, Moisei Ostrogorski, Raimon Panikkar, Jean-Marie Muller, lo stesso Capitini, l'anarchia nonviolenta, la diffidenza popolare spontanea,..),
anche se non distruttiva ma consapevole della loro funzione (art. 49 Cost.), è vitalizzante per una "demo-crazia" reale e sana, che vive di continua iniziativa popolare, e della presa di parola di tutti
    - hanno vinto alcune buone cause, e ha vinto la democrazia partecipata.

 

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