Perchè il Ministro leghista Maroni ha sciolto un comune virtuoso?

08.09.2010 14:47

 

Guai a sgarrare sui rifiuti nel casertano. Guai a mettersi di traverso nella filiera di gestione stabilita dal governo di cui faceva parte fino a poche settimane fa un sottosegretario, Nicola Cosentino, con richiesta di arresto per presunte collusioni coi clan Casalesi nel business della spazzatura. Lo sa bene Vincenzo Cenname, ingegnere di 37 anni ed ormai ex sindaco di Camigliano, paesino di 1749 abitanti a circa 40 chilometri da Caserta. Cenname si è visto sciogliere l’amministrazione comunale per aver pronunciato un no chiaro e fermo all’ordine di entrare nel consorzio unico provinciale del ciclo dei rifiuti, impartito dal decreto legge con cui Berlusconi ha proclamato la chiusura dell’emergenza immondizia in Campania.

Per quel no, Camigliano è stata commissariata in appena dieci giorni, una velocità record mai riservata nemmeno per le amministrazioni inquinate da evidenti infiltrazioni mafiose. Dieci giorni tra l’avvio del procedimento prefettizio, la relazione del ministro dell’Interno, il leghista Roberto Maroni, e la firma sul decreto del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. E tanti saluti all’esperienza positiva di una giunta comunale che rifiutandosi di entrare nel consorzio e gestendo in proprio igiene urbana e raccolta dell’immondizia è stata protagonista di una differenziata al 65% e di progetti di salvaguardia ambientale e di risparmio energetico. Iniziative grazie alle quali Camigliano è entrata nell’elenco dei comuni virtuosi ed è riuscita a mantenere inalterata per quattro anni la Tarsu (Tariffa Rifiuti Solidi Urbani).

Diverse amministrazioni del casertano, non solo quella di Camigliano, hanno continuato ad autogestirsi, ricevendo al massimo una diffida. Ma Cenname ha fatto di più: ha rifiutato di inviare al Prefetto i dati sulla propria gestione dei rifiuti. Ed in particolare gli archivi sui versamenti della Tarsu e della Tia (Tariffa Igiene Ambientale), la cui riscossione, secondo il decreto legge, viene sottratta ai Comuni per essere assegnata alle Province. Di qui la decisione del governo, che ha trovato nella ‘obiezione di coscienza’ del Comune di Camigliano ragioni sufficienti per sciogliere l’ente.

In un’intervista di fine aprile a Simone Carusone, Cenname ha spiegato così la sua ‘resistenza passiva’ alla legge che impone, solo in Campania, la provincializzazione del ciclo dei rifiuti: “A Camigliano abbiamo dimostrato che è possibile fare la raccolta differenziata a bassi costi e sopratutto senza accumulare i debiti, a differenza dei comuni gestiti dai consorzi. Poi la legge è inattuabile per tanti  motivi: tra l’altro, è  incostituzionale,  perché vale per la sola regione Campania. Un governo non può legiferare su una tematica soluzioni differenti da regione a regione”. Nel colloquio, il sindaco ha lamentato l’assenza della politica sulla questione: “Nessun parlamentare, nessun politico regionale ha fatto rilevare l’inattuabilità di questa normativa soprattutto considerando che ci sono tanti comuni che hanno una gestione diretta con mezzi e risorse umane proprie”. Sul caso-Camigliano è intervenuto il parlamentare di Idv Francesco ‘Pancho’ Pardi con un’interrogazione. E uno degli avversari più netti alla provincializzazione è il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca: “Costituirebbe – dichiarò nei mesi scorsi – degli enormi carrozzoni clientelari di difficilissima efficacia e gestione con migliaia e migliaia di dipendenti ed un servizio, quello della raccolta dei rifiuti che deve essere in capo ai Comuni che ne conoscono le specificità e le problematicità del territorio”.
Nel frattempo il consorzio Napoli-Caserta è come una miccia vicino a una polveriera. Che stava per accendersi a marzo, quando Napoli e vaste aree della provincia casertana e napoletana si ritrovarono di nuovo inondate di monnezza, proprio nei giorni dell’annunciato comizio di Silvio Berlusconi a Napoli per sostenere la candidatura a Governatore di Stefano Caldoro. I 1268 dipendenti del Consorzio unico di bacino, addetti alla raccolta della spazzatura in 62 comuni del Casertano e in tre del napoletano, incrociarono le braccia contro il mancato pagamento degli stipendi di febbraio e  bloccarono tutta la rete di cdr e discariche. Ci volle un’iniezione di liquidità della Provincia di Napoli, guidata dal Pdl Luigi Cesaro, molto vicino a Cosentino, per risolvere la crisi. E Roberto Saviano commentò la vicenda puntando il dito su Cosentino: “E’ lui l’uomo-chiave dell’emergenza rifiuti, è lui a minacciare con una pistola puntata alla tempia il governo, è lui ad avere il potere di riempire a suo piacimento la Campania di rifiuti o di tenerla pulita”. Un potere che forse esiste, forse no. Un potere che sicuramente farebbe gola a qualcuno. Un potere che verrebbe certamente neutralizzato se tutte le amministrazioni campane raggiungessero gli standard di qualità del commissariato Comune di Camigliano guidato fino a pochi giorni fa da un sindaco di 37 anni che ha osato dire no al governo Berlusconi in nome di un principio. 


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