Il punto vero è che nel momento in cui Nardone si affanna a dire: “Sono stati consegnati a mano non più di una decina di inviti che non sarebbero potuti pervenire in tempo per posta nella giornata di venerdì. Nient’altro!”, ammette con sconcertante leggerezza due fatti gravi.

Del primo, la responsabilità è dell’on. Mario Pepe che, in tempi di ristrettezze economiche e pur essendo un parlamentare con lauto stipendio (che ricordiamolo ammonta a c.a 19 mila euro al mese più prebende varie!), sente il bisogno di chiedere al Comune di San Giorgio del Sannio di affiggergli i manifesti e consegnare la posta con i Vigili urbani.

Secondo episodio grave è che, a prescindere dall’importo erogato – cosa che verificheremo – resta il fatto che il Comune ha offerto il patrocinio ad un libro che non è di interesse per la collettività (che è composta anche da quelli che non celebrano affatto il quarantennio pepiano come un dono della Provvidenza).

La verità, quasi tragicomica, è che l’occasione del libro e la fregola di riempire la sala con tanto di Vigili postini si spiega solo con la necessità da parte di Pepe, Nardone e Ricci di usare l’evento come atto d’incoronazione ufficiale di quest’ultimo come candidato alle prossime elezioni comunali. Pertanto, con risorse pubbliche e personale pagato dai contribuenti è stato organizzato l’evento di inizio della campagna elettorale.

Resta aperta, quindi, la questione sulla liceità dell’atto, ma soprattutto resta chiara ed incontrovertibile l’inopportunità politica del gesto. Ma purtroppo per chi è abituato a usare le istituzioni con arroganza, la questione resterà tragicamente incomprensibile.

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