PECORARO SCANIO, ministro all’Ambiente nel governo Prodi (2006-2008) : così la Casta lo ha salvato

10.03.2011 14:39

 L'ex ministro Pecoraro Scanio

Ieri alla Camera ne hanno salvati altri tre che rischiavano di finire sotto processo: Lunardi, Sgarbi e Pecoraro Scanio. Prevale questa regola: salvo Silvio (Berlusconi), salvi tutti.

 Alfonso Pecoraro Scanio, 52 anni, verde, ministro all’Ambiente nel governo Prodi (2006-2008), nell’aprile di tre anni fa scopre di essere indagato per corruzione dalla Procura di Potenza. Il 3 aprile 2008 convoca i giornalisti e annuncia che rinuncerà all’immunità parlamentare. “Non voglio ombre”.

 I fatti. Indagando su un imprenditore lucano Francesco Rocco Ferrara  i magistrati intercettano un operatore turistico di Perugia, Mattia Fella, e scoprono che traffica al telefono con Pecoraro. Viene fuori che Fella ha fatto nominare dal ministro il fratello gemello Stanislao Fella e un conoscente Gianluca Esposito membri di commissioni istituite al ministero dell’Ambiente per un compenso cadauno di 40 mila euro annui; avrebbe favorito la conferma di un altro tecnico, Giuseppe Leoni, che il governo voleva estromettere; ottenuto la stipula di una convenzione tra la sua impresa, la Visetur spa, e il ministero per il servizio di biglietteria e agenzia di viaggio; tramite Cosimo Ventruti – già autista di Pecoraro Scanio –  ha poi provato a portare a casa un’altra convenzione, con un ente collegato al ministero, l’Apat, per il noleggio di “un rilevante numero di volo di elicottero”.

 In cambio – sostiene la pubblica accusa  – Pecoraro ottenne spostamenti in elicottero pari a 120mila euro; numerosi viaggi soggiorno in Italia (tra cui al Town House di Milano, un albergo sette stelle) e all’estero ( Parigi, Stati Uniti). Non solo. Fella avrebbe acquistato un terreno per 265mila euro nei paraggi di Bolsena, dove Pecoraro intendeva impiantare un agriturismo biologico e una villa con piscina ed eliporto. Infine gli promise che si sarebbe accollato l’affitto della Fondazione di Pecoraro, un appartamento lussuoso in via del Tritone, nel cuore di Roma, poi scartato.

 Vero? Falso?   

 Scrivono i magistrati nella richiesta di autorizzazione inviata al Parlamento: “Dalle telefonate fra Mattia Fella e Alfonso Pecoraro Scanio si evince chiaramente che il primo ha sostenuto le spese per vari soggiorni turistici e spostamenti del ministro, occupandosi nei minimi dettagli dei viaggi, dalla scelta delle stanze d’albergo al soggiorno dei collaboratori. Dalle telefonate risulta che il ministro ha sempre manifestato disponibilità ad esaudire le richieste del Fella”.   

 Trascorrono due anni. Nel frattempo il pm Woodcock ha trasmesso gli atti al tribunale dei ministri, e quest’ultimo il 14 aprile 2010 chiede alla Camera di poter utilizzare le intercettazioni telefoniche come indispensabile fonte di prova. La Camera ci rimugina su un anno intero – un anno! – e ieri finalmente il dossier Pecoraro Scanio è approdato a Montecitorio.

 Il resoconto dei lavori è uno spaccato istruttivo di come la casta difende se stessa.

 Giuseppe Consolo (Futuro e Libertà), relatore: “In giunta è prevalso il diniego in considerazione di come le intercettazioni siano pur sempre uno strumento investigativo molto invasivo nell’utilizzo del quale è alto il rischio dell’interferenza con il libero mandato parlamentare”.

 Federico Palomba (Idv): “La vostra proposta è mossa sola da corporativismo di casta, il ministro si faceva portare con l’elicottero di Fella a trovare la madre a Salerno e si faceva pagare dallo stesso viaggi in America e soggiorni in alberghi a 7 stelle. Credo che ci sia da vergognarsi”.

 Pierluigi Mantini (Udc): “Pur nell’intercettazione indiretta, da parte della magistratura occorre usare una certa prudenza”

 Luca Rodolfo Paolini (Lega): “Dopo un attento esame delle carte riteniamo sia corretto esprimere un voto di astensione”.

 Marilena Samperi (Pd): “La stessa difesa chiedeva che le intercettazioni venissero acquisite affinché potesse emergere l’assoluta infondatezza dell’ipotesi investigativa”

 Maurizio Paniz (Pdl): E’ francamente il colmo che sia un parlamentare del Popolo delle libertà a dover intervenire in una situazione di questo genere, ma per noi il garantismo non è legato a un’etichetta politica (Applausi dei deputati del Pdl). Noi vogliamo difendere l’articolo 68 della Costituzione, dovete essere consapevoli che un qualsiasi magistrato può intercettarvi senza aver prima chiesto l’autorizzazione al Parlamento. (Applausi dal Pdl e dai Responsabili).

 Si vota.

 Dicono no alla richiesta della magistratura in 234 (Pdl e radicali)

 Sì all’uso delle intercettazioni185 (Pd, Idv).

 Astenuti 114 (Udc, Lega e Fli)

 Pecoraro è salvo.

 S’ode la voce del vicepresidente della Camera Maurizio Lupi: “Saluto il sindaco di Bondeno, Alan Fabbri, che con la sua giunta sta assistendo ai nostri lavori dalle tribune” (Applausi)

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