Parole di Pippo Fava: ''I mafiosi stanno in Parlamento, sono a volte ministri, sono banchieri...'' sono sindaci,amministratori locali, imprenditori schiavisti, funzionari comunali...

12.05.2011 15:52

Pippo Fava fu assassinato da Cosa Nostra a Catania, il 5 gennaio 1984, con il beneplacito connivente dei mandanti esterni, quel grumo di potere politico-imprenditoriale che il suo giornalismo libero e impegnato osava sfidare.

 


Dopo tanti anni non possiamo che fare nostre le sue parole e testimoniare come e quanto siano state precise e reali nell’indicare in Cosa Nostra un potere che va molto al di là di quello che la solita propaganda vuole far credere all’opinione pubblica.
Cosa Nostra era ed è tuttora un comodo braccio armato e un braccio economico di una parte dello Stato che con la mafia, con le mafie ha scelto di convivere.

A futura memoria e con profondo rispetto ricordiamo questo grande italiano sperando di onorarne l’esempio nella quotidianità delle nostre scelte. 

 

"Chi non si ribella al dolore umano, non è innocente", diceva Pippo Fava. Parole sacrosante che, se rivolte ad un popolo disinteressato e spesso omertoso come quello italiano e, ancor di più, quello siciliano, pesano come un macigno. Sì, perché, per consuetudine propria di questo Paese, l'Italiano, quando all'estero gli cuciono addosso l'etichetta del mafioso, del criminale, pensa di poter accantonare il tutto con uno sbrigativo "purtroppo in Italia abbiamo la mafia, la camorra, la 'ndrangheta, uno dei più pericolosi sistemi criminali al mondo insomma, ma io non sono uno di loro, io ho altro a cui pensare, questi non sono problemi miei". E invece no.

Chi accetta nel silenzio il rafforzarsi dei poteri criminali, il loro lento instaurarsi nei grovigli più inconcepibili e inarrivabili della società e delle Istituzioni, chi si arrende al predominio della presenza mafiosa in tutti i settori imprenditoriali, politici, finanziari ed amministrativi del Paese, è uno di loro. Un complice silenzioso, uno che non incapperà facilmente in asperità e seccature, ma pur sempre un complice. Chi non si ribella al dolore umano e al vassallaggio nei confronti della mafia, in sintesi, non è innocente.

Vittima innocente era invece Pippo Fava, giornalista siciliano ucciso da Cosa nostra il5 gennaio 1984, ventisette anni fa. Anche se poi tanto innocente Pippo non lo era stato. Non lo era stato perché, di uova nel paniere alla mafia ne aveva rotte, e tante.

Metteva a nudo la Verità sulle pagine del suo giornale. Elencava i delitti e i crimini di cui si macchiavano gli uomini d'onore di Cosa nostra, imputava alla politica e all'imprenditoria stretti legami con il malaffare, come, ad esempio, quello che intrattenevano i "cavalieri dell'Apocalisse" con Nitto Santapaola. Si trattava dei quattro imprenditori più famosi di Catania e, forse, dell'intera isola: GraciCostanzoFinocchiaro e Rondo, dei loro loschi affari e degli stretti rapporti che avevano con gli ambienti criminali. Poi, però, improvvisamente tutto finì, una sera di gennaio del 1984, quando arrivò il ragazzotto con il mezzo milione in tasca. O forse anche meno. Sta di fatto che lo freddò con cinque colpi di pistola alla testa, mentre scendeva dalla sua auto per andare a prendere la nipote che recitava al teatro. Come da copione, iniziarono immediatamente i depistaggi, gli inquirenti cercarono di liquidare tutto con il solito movente del delitto passionale, ma, dopo anni in attesa di Giustizia, sono stati condannati definitivamente per l'omicidio Fava, Benedetto Santapaola,come mandante, e Aldo Ercolano e Maurizio Avola, come esecutori materiali.

Con Pippo Fava, il giornalismo ha assaporato per un attimo quella Libertà che consente di sentirsi vivi, quella Libertà che porta alla ricerca insistente e tenace della Verità, affinché l'opinione pubblica possa uscire da quello stato di oblio che la costringe a girarsi dall'altra parte e possa finalmente dare una scossa alle proprie coscienze. Con Pippo Fava, il giornalismo ha conquistato quella Libertà che gli spetta di diritto per metterla al servizio della Giustizia. Pippo Fava era un giornalista libero, la cui storia e la cui passione non dovrebbero esimerci dal nostro compito civile e morale di continua ricerca e perseguimento della Giustizia e della Verità. 

Grazie Pippo, perché hai vissuto da uomo libero in uno Stato schiavo.


Serena Verrecchia

 

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