Paradisi fiscali della Chiesa Cattolica

11.09.2011 09:53

Forse, per uscire dalla crisi, alla Santa Sede più che il pagamento dell’Ici bisognerebbe chiedere consigli. Ad esempio su come ottenere sostegno economico e finanziario per almeno un secolo dall’Unione europea (o dalla Banca centrale) senza nulla dovere in cambio se non incondizionata venerazione. Leggendo tra le pieghe del Concordato del 1929 – il cappio messo intorno al collo degli italiani da Benito Mussolini e stretto fino al limite della sopportazione nel 1984 dal tandem socialista Craxi-Tremonti – di gratuite concessioni alla Chiesa, che la partita doppia traduce in costose eredità per le finanze dei cittadini italiani, se ne trovano a bizzeffe. Volete un (amaro) assaggio? Nel 19esimo secolo il neonato Stato italiano non si peritò di espropriare al Papa un bel numero di chiese, oltre 750 secondo i calcoli di Maurizio Turco e Carlo Pontesilli, rispettivamente presidente e segretario dell’associazione Anticlericale.net. L’atto di inaudito coraggio istituzionale – almeno a vederlo con gli occhi di oggi – ebbe vita relativamente breve. Con il Concordato del 1929 la Santa sede fu indennizzata. Non solo, da allora, senza che non un presidente del Consiglio o un ministro dell’Economia avesse da ridire, quelle 750 chiese sono concesse in uso gratuito per fini di culto all’Autorità ecclesiastica. Infine, ciliegina sulla torta: la loro manutenzione, ovviamente, è a carico dello Stato. Cioè nostro.

Uno sconcertante paradosso di fronte al quale Turco, in qualità di deputato radicale, ha presentato un emendamento che «prevede l’alienazione delle oltre 750 chiese e degli edifici di culto appartenenti al Fondo edifici di culto il cui ricavato deve essere destinato unicamente alla riduzione del debito pubblico e in cui la Santa sede abbia il diritto di prelazione». L’emendamento depositato oggi fa parte di un pacchetto di misure che i Radicali avevano già presentato ad agosto. «Oltre alla vendita delle chiese e all’emendamento per l’abolizione dell’esenzione dell’ICI del 2006 (alla Camera votarono contro, tra gli altri, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, e quasi tutti i deputati dell’Ulivo; l’Italia dei valori si astenne) – racconta a Cronache Laiche – abbiamo chiesto che siano previsti l’obbligo di dichiarazione ICI per gli immobili esenti e l’abrogazione totale di esenzioni o riduzioni fiscali e tributarie a favore di qualsiasi soggetto che svolge una attività anche parzialmente commerciale, a prescindere dalla natura dell’ente stesso. Infine abbiamo presentato un emendamento per vietare l’uso delle quote dell’8 per mille di diretta gestione dello Stato ad altri soggetti che già percepiscono l’8 per mille. Infatti lo Stato ha utilizzato sino a ora circa il 50 per cento per interventi di cui dovrebbe farsi carico la Chiesa cattolica». Zavorre pesantissime da sempre, ma che in questo particolare momento storico possono contribuire a dare il colpo di grazia a un Paese sull’orlo del collasso economico. Nonostante ciò aspettarsi un sussulto di dignità istituzionale (per non dire di laicità) da questo governo è utopia anche per il più inguaribile degli ottimisti.

Un “aiutino” potrebbe venire dalla Commissione europea. Il sistema fiscale fondato sui favori alla Chiesa è stato denunciato a Bruxelles dai Radicali sin dal 2006. Dopo continui rimandi e ritardi, dovuti alle pressioni esercitate sia dal Vaticano che dai diversi governi italiani, la Commissione dovrebbe pronunciarsi entro fine anno contro lo Stato italiano, per violazione delle Direttive Ue sulla concorrenza. «Abbiamo presentato gli emendamenti nell’attesa che la Commissione europea decida sulla nostra denuncia – conclude Turco – se non altro per consentirci di adire la Corte europea di giustizia nel caso prevalga l’opportunità politica sul giudizio tecnico. Se l’esenzione Ici sarà giudicata contraria alle norme Ue, la legge italiana va cambiata. A prescindere dalla manovra».

 
 
N.B.
La commisiione europea ha già aperto due procedure di infrazione e in entrambi i casi ha deciso per l’archiviazione. Una terza procedura è stata aperta ora da un soggetto dichiaratamente ostile alla Chiesa cattolica, il Commissario europeo per la concorrenza (Joaquín Almunia, spagnolo, predecessore del simpatico Zapatero al partito socialista), nonostante le due precedenti archiviazioni.
Staremo a vedere.

 

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