P3: Tutti i manager del Carboni . Nel business dell'eolico sull'asse Sardegna-Germania-Puglia-Emilia Romagna e...SANNIO

04.08.2010 16:33


C'è un groviglio di società che spunta nell'inchiesta sulla P3, in quella parte che ruota attorno al filone dell'eolico per il quale sarà sentito oggi (26 luglio 2010) dai pm romani l'indagato Denis Verdini (coordinatore del Pdl) seguito dal senatore Marcello Dell'Utri, appena condannato in appello a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa.
Mercoledì scorso i finanzieri del Nucleo di polizia valutaria di Roma sono saliti a Forlì per tentare di fare luce su circa 4 milioni di euro che da lì sarebbero partiti per finire nel business dell'energia pulita che Flavio Carboni stava strutturando in Sardegna. E per ascoltare presunti finanziatori del lucroso affare, che emergono da compromettenti intercettazioni.

L'operazione eolico, si legge nelle informative allegate all'ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Carboni, Lombardi e Martino, parte nell'estate del 2009. Quando lo stesso Carboni è impegnato ad avviare una serie di iniziative per realizzare in Sardegna gli impianti di produzione di energia pulita. Come prima cosa il faccendiere si muove per far nominare Ignazio Farris, persona a lui gradita a direttore generale dell'Arpas, l'organismo regionale competente nel settore della tutela dell'ambiente e del territorio. Poi intrattiene rapporti costanti con lui e con altri rappresentanti istituzionali allo scopo di ottenere l'approvazione, nel settore delle energie alternative, di un regolamento regionale favorevole ai propri progetti.

Contemporaneamente cerca i finanziamenti e le ditte giuste per avviare l'affare e le sue telefonate rivelano metodi e contatti.
I primi ad essere interessati, per quanto emerge dalle informative dei Carabinieri, sono imprenditori di nazionalità tedesca che nel luglio del 2009 il faccendiere deve incontrare a Roma. Ne parla al telefono con tale Alessandra, mediatrice del contatto, ma il suo tono è risentito a causa di un “equivoco”: una “ricompensa” di circa 5 o 6 milioni di euro che i tedeschi avrebbero dovuto corrispondere al Carboni, ma per il faccendiere sardo sono “cifre relative” che “riducono i discorsi d'affari a questioni poco onorevoli”.

Carboni è nervoso: lui non “tratta” ricompense e quei “5 milioni o 10 o altro” sono cose “che sarebbero dovute essere già decise a priori della sua richiesta”. Sarebbe stato “più giusto e dignitoso” se la controparte quella “ricompensa” l'avesse offerta.
L'interlocutrice incassa il colpo e prosegue cercando di organizzare comunque l'appuntamento e concordando un giorno anche sulla base degli impegni di “Scheller”. Carboni però non sente ragioni: se i tedeschi voglioni incontrarlo bene, “altrimenti stessero in Germania”. “Per questi affari in Sardegna vi è il mondo intero interessato e loro si permettono il lusso di prendere tempo”. La donna cerca di calmarlo, l'interesse c'è gli conferma, ma lui insiste: le impressioni che ha avuto non sono positive e lo stesso vale per il suo non meglio precisato “amico di Milano”.
Prima di chiudere la comunicazione Alessandra aggiunge: “All'affare sarebbe interessata anche la fondazione creata dal nipote di Kennedy”.

Società e prestanome
Un capitolo delle prime informative dei Carabinieri di Roma è dedicato alle “società che dovranno essere utilizzate nell'operazione [parchi eolici] e nelle quali il Carboni ed altri soggetti a lui collegati non potranno apparire ufficialmente”.
Il 19 luglio del 2009 Carboni parla con il commercialista di Forlì Fabio Porcellini, inserito con incarichi diversi in numerose società e suo stretto collaboratore. Che al momento della conversazione è in compagnia di tale Sandro, ergo, Alessandro Fornari, presentato come “suo suocero”.
Oggetto del discorso: le società in via di acquisizione o di costituzione per la gestione dell'affare energia pulita.
“Bisogna creare una società vuota” spiega Sandro, “che l'abbiamo già in cui dentro confluiscono... confluiscono dei soci che vogliamo noi”. Meglio detto dei prestanome, intervengono i Carabinieri, che trascrivono le parti di interesse della conversazione.
“Come si chiama la nostra società di Amadori, quella?” chiede Carboni e Porcellini risponde: “Fortore” alludendo alla Fortore energia spa con sede legale a Foggia che annovera tra i consiglieri delegati Germano Lucchi di Cesena, presidente di Unibanca spa, la holding a cui fa capo la Cassa di Risparmio di Cesena e Fondazioni di altre Carisp romagnole. Oggetto sociale dell'impresa, che vanta proprietà e quote in numerosissime altre società, “la produzione, l'importazione, l'esportazione, l'acquisto e la vendita di energia elettrica derivante prevalentemente da fonti rinnovabili”.
Tra i soci del gruppo Fortore, all'interno della Holding Fortore Energia srl, c'è proprio il gruppo Amadori che comprende la “Amadori Finanziaria Spa” (consigliere: Germano Lucchi) e la “Agricola Amadori Spa” (Sindaco effettivo: Germano Lucchi), quella dei polli.
Discutendo fra loro Carboni, Porcellini e Sandro cercano di ricordare il nome del dirigente della Fortore, ma la cosa è irrilevante: “Chi comanda – concludono i primi due – è Germano Lucchi”, “che ha il 50%, che è nostro socio anche in Slovacchia e ovunque”. Carboni aggiunge: “Anche a Bucarest”.
Germano Lucchi non è indagato, ma su di lui gli interlocutori sembrano essere ben informati: “Ha il 10% del gruppo Amadori” prosegue Porcellini che aggiunge: “Più più più c'è anche Amadori ecco dentro...” e Carboni rafforza: “E c'è Amadori dentro”.
Il discorso prosegue e gli interlocutori fanno la conta delle società già pronte. Porcellini annuncia: “Quelle vuote nuove” sono “tre”, “poi dopo noi abbiamo Puglia, Energeol eee”.  Più avanti Sandro precisa: “Noi abbiamo tre società in cui abbiamo una è l'Idroromagna, poi Puglia Energia e l'altra Energeol”. “In tutte e tre noi possiamo con una società nuova doc... possiamo sfruttare la famosa società Fortore perché io già ho parlato se tu hai bisogno di una società importante che abbia esperienza nel settore”. Carboni afferma di averne di certo bisogno e Sandro incalza: allora bisogna sfruttare una delle società vuote nelle quali far confluire “i soci che vogliamo noi”. Carboni ha capito: “Mi è chiaro – dice – domani o dopodomani vedrò anche gli Scheller... e vediamo di chiudere... abbiamo bisogno di altre tre, quattro situazioni ma preferirei parlartene di persona”.
Tanto “in qualche modo ci dobbiamo incontrare. Vuol dire che verrò a Forlì anche perché c'è un fatto politico di cui mi sono occupato” “e devo perfezionarlo”.

Tradimenti e nuovi affari
Qualche giorno prima, il 15 luglio, Carboni parla con l'imprenditore Matteo Cosmi e si lamenta del fatto che nella documentazione che lo stesso Cosmi gli ha inviato “relativamente ad una società verosimilmente coinvolta nell'operazione imprenditoriale è inserito anche tale Ragni Cristiano, soggetto che il Carboni stesso sta sponsorizzando per una rilevante nomina politica”. Lo scrivono ancora i Carabinieri, annotando che Carboni è preoccupato poiché le stesse carte erano state consegnate anche a Denis Verdini.
Cosmi però chiarisce subito l'equivoco: “Le carte lasciate al Verdini si riferiscono ad una società che non fa capo al Ragni, ma a tale Alberani, mentre il Ragni è sì loro socio ma in un'altra società”.
Cristiano Ragni è oggi un uomo di primo piano del Pdl nella provincia di Forlì-Cesena, Alberani invece è un imprenditore che con Carboni si sarebbe accordato per versare somme per il progetto dell'eolico in Sardegna e che all'ultimo momento si sarebbe tirato indietro.
Le telefonate tra Ragni e Carboni sono agli atti, incrociate con quelle tra Carboni, Marcello Dell'Utri e Matteo Cosmi. Che più di una volta si sono incontrati insieme nella residenza romana di Denis Verdini, alias “l'amico Verde”, per discutere tra le altre cose del business dell'eolico. In una occasione, il 21 ottobre del 2009, era presente anche la moglie di Alberani, Serena Salvigni. Anche lei inserita nel coordinamento provinciale di Forlì-Cesena del Popolo delle Libertà.
E' il 10 novembre del 2009 quando Alberani fa dietro-front e Pau Antonella, moglie del Carboni, rivela il suo sdegno ad un'amica tramite un sms: “Alberani si è tirato indietro, non fa più nulla dopo che gli abbiamo sistemato la moglie, questa è la ricompensa. Matteo è molto dispiaciuto, ha fatto di tutto, invece Ragni che si considera un amico ci ha remato contro, ci ha traditi, siamo arrabbiati, ma come al solito Flavio non reagisce”.
Da quel momento in poi i rapporti del gruppo occulto con Ragni, Alberani e Salvigni si interrompono e gli affari continuano, per quanto emerge ancora dalle intercettazioni, con Porcellini e Fornari.
Sentiti dai finanzieri come persone informate sui fatti i due hanno spiegato di essersi semplicemente interessati alla proposta economica di Carboni, conosciuto tramite Cristiano Ragni. Affermazioni al vaglio degli inquirenti insieme ai contratti stipulati per l'affare dell'eolico che Porcellini e Fornari avrebbero consegnato agli investigatori, che stanno scandagliando conti e passaggi di denaro. Tra questi, parte dei 4 milioni che partiti da Forlì sarebbero finiti nei conti del Credito Cooperativo Fiorentino, la banca, fino a ieri, di Denis Verdini. Che, notizia di questa mattina, ha rassegnato le sue “dimissioni irrevocabili” da presidente e da componente. Si tratterebbe di quattro operazioni da 850, un milione, 997 e 845 mila euro, individuate dai carabinieri tra giugno e dicembre. E delle quali forse Verdini, nell'interrogatorio di oggi, sarà chiamato a rispondere.

 

di Monica Centofante – 26 luglio 2010

 

La P3, l’energia e il Sannio.

Si accertino gli intrecci di affari di Flavio Carboni e company anche nel Sannio attraverso quelle che lui definisce “società vuote”
Altrabenevento – Comunicato stampa del 4 agosto 2010


La giornalista Monica Centofante, in un suo recente articolo pubblicato su Antimafiaduemila, ha riportato alcuni pezzi di intercettazioni effettuate dai carabinieri nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma sulla P3 e lo scandalo dell’eolico in Sardegna.

Molti i personaggi noti coinvolti, tra gli altri: gli imprenditori Flavio Carboni e Arcangelo Martino, il geometra Pasquale Lombardi, il governatore della Sardegna Ugo Cappellacci, il magistrato Angelo Gargani, il coordinatore del PdL Denis Verdini, il senatore Marcello Dell’Utri, il sottosegretario Giacomo Caliendo.

Secondo l’informativa dei carabinieri, il 19 luglio del 2009, Carboni è impegnato a trattare con vari imprenditori, anche tedeschi, gli affari per la costruzione di parchi eolici e telefonicamente chiede a due suoi collaboratori, di individuare una “società vuota in cui dentro confluiscono dei soci che vogliamo noi”.
“Come si chiama la nostra società di Amadori, quella?”, chiede Carboni, e i suoi interlocutori rispondono:“Fortore”. Alludono alla “Fortore energia spa” che annovera tra i suoi consiglieri delegati Germano Lucchi di Cesena, presidente di Unibanca spa, la holding a cui fa capo la Cassa di Risparmio di Cesena. Sempre secondo i carabinieri, Lucchi è socio di Carboni anche in Slovacchia e a Bucarest.
Per la verità la citata società, costituita a Foggia e poi trasferita a Cesena, fa parte di complessi intrecci societari, vere e proprie scatole cinesi, che interessano anche la provincia di Benevento.

Le quote societarie della “Fortore energia spa” appartengono in grandissima parte alla “Holding Fortore Energia” che, a sua volta, per il 50% appartiene alla “Ren Romagna Energia” del gruppo Amadori che comprende la “Amadori Finanziaria Spa” e la “Agricola Amadori Spa”, quella dei polli. L’altro 50% della “Holding Fortore Energia” appartiene alla “Farm Fortore Wind”, una società di San Giorgio del Sannio che ha tra i suoi scopi “la produzione, l’importazione, l’esportazione, l’acquisto, la distribuzione e la vendita di energia elettrica”.

La “Fortore Energia spa” è proprietaria di “Fortore Wind” insieme alla BKW Italia, la società che dal 2008 è proprietaria del 94% della Luminosa srl che vuole realizzare a Benevento una mega centrale a turbogas fortemente inquinante. La rimanente parte delle quote della Luminosa appartiene alla società “Ingegno Energia” costituita a Napoli da Laura e Lorenzo Fasolino, figli di Marcello, noto imprenditore legato al PdL, socio anche di una immobiliare che attende di edificare a Benevento sulla Rotonda delle Scienze.

La “Ingegno Energia spa” è a sua volta partecipata di altre società tra le quali la COGEFA che si occupa di costruzioni ed ha sede a Benevento, in via Avellino, Parco Collarile.

Naturalmente questi sono solamente riferimenti a rapporti tra società che si occupano di produzione di energia, ma sarebbe opportuno che la Procura della Repubblica di Benevento accerti quali siano stati gli intrecci di affari di Flavio Carboni e company anche nel Sannio attraverso quelle che lui definisce “società vuote”.

Sarebbe utile, inoltre, sentire il parere del consigliere regionale Luca Colasanto, notoriamente contrario ai parchi eolici, il quale, come ci ha ricordato Antonio Esposito con un recente articolo sul mensile “La Voce delle Voci”, è amico e socio di Denis Verdini in alcune società editoriali.

Il Presidente

Gabriele Corona
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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