Osservazioni al disegno di legge in materia di valorizzazione aree agricole e di contenimento del consumo di suolo

29.09.2012 06:12

Forum Italiano dei Movimenti
per la Terra e il Paesaggio

Le nostre osservazioni al DDL sul consumo di suolo del Ministro Catania



Il nostro lungo e analitico documento ha voluto sottolineare innanzitutto il plauso che il nostro Forum nazionale ha inteso tributare all’azione del Ministro Catania e alla decisione del Consiglio dei Ministri del 14 settembre scorso, che ha visto l'approvazione del Disegno di Legge  per la valorizzazione delle aree agricole e il contenimento del consumo di suolo.

Abbiamo inizialmente affermato che “il Disegno di Legge coglie nel segno: il consumo di suolo, agricolo e forestale, rappresenta la sottrazione di una risorsa fondamentale per il benessere della Comunità nazionale. Le tendenze in atto prefigurano un futuro critico per le generazioni attuali e future, verso le quali abbiamo un obbligo di responsabilità. Diversi accordi internazionali, dalla Convenzione di Rio alla Convenzione Europea del Paesaggio, pongono l'accento sul patto transgenerazionale, che è alla base della definizione stessa di sviluppo sostenibile. La prassi amministrativa e di pianificazione territoriale deve oggi iniziare a confrontarsi con la finitezza delle risorse e dei beni comuni. Per questo, riteniamo fondamentale che la norma acquisisca al suolo il senso e il riconoscimento di bene comune. I tempi sono maturi perché valori quali la sicurezza e l'autonomia alimentare, il paesaggio, i servizi ambientali e le funzioni ecosistemiche e la tutela di principi costituzionali quali quelli che afferiscono alla proprietà pubblica o privata delle superfici e alle potestà amministrative delle autonomie territoriali confluiscano nella disciplina di settore”.

E abbiamo aggiunto: “Anche nell'attuale legislatura, purtroppo, continuiamo ad assistere alla proposizione di programmi infrastrutturali ridondanti (ad esempio in materia di grande viabilità) e non mirati al superamento di reali e prioritarie carenze del Paese. In particolare, la legge in discussione in questi giorni, che dispone regimi urbanistici derogatori straordinari motivati dalla realizzazione di nuovi stadi sportivi, appartiene alla peggior tradizione di deregulation urbanistica e, se approvata, determinerà ferite profonde nel paesaggio rurale del nostro Paese”.

Per questi motivi il DDL necessita, a nostro parere, di ulteriori interventi che abbiamo voluto trasmettere al Ministro sotto forma tanto di “osservazioni” quanto di proposte.

Tra i punti evidenziati nel documento (che potete trovare scaricare in formato pdf a questo link ), segnaliamo in particolare:

- la necessità di far sì che la norma definisca il "suolo" come un "bene comune";

- una più stretta definizione di "aree agricole". Nel DDL si precisa che il suolo tutelato è solo quello definito 'agricolo' dagli strumenti urbanistici vigenti nei Comuni, il che significa che i Comuni potranno continuare a pianificare i loro consumi di suolo come hanno sempre fatto, trasformando i suoli agricoli in suoli edificabili mediante i piani urbanistici, facendoli così uscire dall'ambito di applicazione della legge. Noi chiediamo che le “aree agricole” siano definite in funzione del loro stato di fatto (tutte le superfici interessate dalla presenza di suoli produttivi vegetati, coltivati, incolti o forestali, attualmente non interessate da edificazioni);

- la soppressione della soglia massima di superficie agricola "edificabile" prevista dal ddl, anteponendo - per ognuno dei Comuni italiani - un prioritario censimento del patrimonio edilizio esistente e le sue potenzialità residue;

- il prolungamento ad almeno 20 anni del divieto di mutamento di destinazione per i terreni che hanno beneficiato di aiuti di Stato e Comunitari (molti dei quali prevedono interventi, ad esempio agropaesistici e forestali, la cui maturità interviene oltre i 10 anni dall'impianto).

E abbiamo così concluso:

“Il DdL coglie nel segno quando propone di bloccare la distrazione di risorse provenienti da oneri di urbanizzazione per coprire le spese correnti dei comuni: è inaccettabile che i comuni svendano il territorio per esigenze di cassa. Ma su questo ci aspettiamo un segnale chiaro da parte del Parlamento, che invece negli ultimi anni ha sistematicamente riproposto questa possibilità attraverso le Leggi finanziarie”.



E ORA?

Per quanto ci riguarda, abbiamo chiesto al Ministro Catania un incontro a breve per illustrare le nostre proposte e un successivo incontro pubblico – in forma di seminario/convegno, in data ancora da definire -  per ragionarne con lui, con il Ministro Ornaghi (Beni Culturali) e con autorevoli altri soggetti.

La nostra segreteria nazionale sta iniziando a trasmettere - ai media, al mondo politico e amministrativo e a tutte le nostre componenti - i comunicati stampa, il documento di osservazioni e altri materiali esplicativi, per favorire una diffusione ampia delle nostre proposte.

A livello locale è bene che i nostri Comitati facciano altrettanto, utilizzando la stampa locale e i banchetti/iniziative pubbliche.



E’ bene non essere troppo entusiasti del DDL Catania. Certamente è stato importantissimo per i risvolti mediatici che le parole (di Monti e Catania) sull’eccesso di cementificazione hanno captato. Ma, a nostro parere, il testo del DDL è ancora molto debole in alcune sue parti e rischia di non produrre i risultati attesi.

Quindi restiamo “felici” per il pronunciamento “filosofico”, ma dubbiosi su quelli tecnici.

Inoltre, l’iter parlamentare non avrà vita facile e l’imminenza dello scioglimento delle Camere per le prossime elezioni politiche è probabile non consenta di arrivarne all’approvazione in tempi utili.

Si è però aperto un nuovo scenario di consapevolezza: approfittiamone, da oggi non siamo più soli a sostenere la difesa del suolo …

Infine, è importante sottolineare che un documento di puntualizzazione al DDL proposto dal Consiglio dei Ministri fosse assolutamente necessario (per noi, per i Ministri, per tutti i soggetti politici e per la Società Civile ...) e possiamo affermare che si tratta di un ottimo documento, frutto di un ennesimo lavoro comune e collettivo che ha coinvolto decine di nostri aderenti e confermato la nostra capacità di raggiungere punti di sintesi assoluti e condivisi.
E dato che fra qualche giorno sarà l'ora di riprendere il lavoro per la stesura della nostra Proposta di Legge d'iniziativa popolare ... ora abbiamo una conferma in più sulle nostre possibilità di riuscire a preparare un altro importante documento collettivo !!!!
Al Ministro delle Politiche
Agricole Alimentari Forestali
Mario Catania
Via XX Settembre, 20
00187 Roma
Bra (Cuneo), 27 Settembre 2012
Oggetto:      Osservazioni al disegno di legge in materia di valorizzazione aree agricole e di
contenimento del consumo di suolo.
Illustrissimo Signor Ministro,
Con la presente nota  siamo  a far pervenire alla Sua attenzione  una prima bozza delle  nostre
valutazioni in ordine al disegno di legge di cui all'oggetto.
Cogliamo anche l’occasione  per  invitarLa  a partecipare  ad un incontro pubblico (in forma  di
seminario/convegno) in corso di organizzazione, per analizzare queste tematiche alla Sua presenza e
a quella del Ministro Lorenzo Ornaghi.
Le chiediamo, inoltre, di volerci concedere a breve un incontro nel quale vorremmo illustrarLe le
ragioni della nostra azione in difesa del Paesaggio e del suolo agricolo d’Italia e gli obiettivi del
seminario/convegno sopra annunciato, volto anche a sostenere e rendere più incisivo ed efficace il
Disegno di Legge da Ella proposto.
Il disegno di legge coglie nel segno: il consumo di suolo, agricolo e forestale rappresenta la
sottrazione di una risorsa fondamentale per il benessere della Comunità nazionale. Le tendenze in
atto prefigurano un futuro critico per le generazioni attuali e future, verso le quali abbiamo un
obbligo  di  responsabilità.   Diversi  accordi  internazionali,  dalla  Convenzione  di  Rio  alla
Convenzione Europea del Paesaggio pongono l'accento sul patto transgenerazionale, che è alla base
della definizione stessa di  sviluppo sostenibile. 
La prassi amministrativa e di pianificazione territoriale deve oggi iniziare a confrontarsi con la
finitezza delle risorse e dei beni comuni.
È fondamentale che la norma acquisisca al suolo il senso e il riconoscimento di bene comune.
I tempi sono maturi perché  confluiscano nella disciplina  di settore valori  quali  la sicurezza  e
l'autonomia  alimentare, il  paesaggio,  i  servizi ambientali,  le  funzioni ecosistemiche  e  principi
costituzionali quali quelli che afferiscono alla proprietà  pubblica o privata delle superfici, e alle
potestà amministrative delle autonomie territoriali.
Anche nell'attuale legislatura purtroppo continuiamo ad assistere alla proposizione di programmi
infrastrutturali ridondanti (ad esempio in materia di grande viabilità) e non mirati al superamento di
reali e prioritarie carenze del Paese. In particolare la legge in discussione in questi giorni, che
dispone regimi urbanistici derogatori straordinari motivati dalla realizzazione di stadi appartieneForum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
alla peggiore tradizione di deregulation urbanistica che, se approvata, determinerà ferite profonde
nel paesaggio rurale del nostro Paese.
Offriamo al Ministro la nostra collaborazione nel perseguire obiettivi di tutela dei suoli nei
confronti di quei processi di urbanizzazione  che ne determinino il consumo e la perdita o
denaturazione irreversibile.  Abbiamo proceduto ad una approfondita analisi del testo di legge
sottopostoci, riscontrando spunti interessanti così come valutazioni che abbiamo proposto di
rivedere  in modo sostanziale.
Ringraziando ancora per la disponibilità e fiduciosi in un confronto costruttivo, Voglia gradire
l'attestato della nostra più alta considerazione.
OSSERVAZIONI
Art. 1
Si propone una definizione più mirata delle motivazioni a cui risponde la legge:
1. La presente legge detta principi fondamentali per la conservazione e la valorizzazione dei terreni
agricoli, al fine di promuovere l'attività agricola - necessaria anche nel contenimento dissesto del
territorio - riconoscendole un ruolo fondamentale per il perseguimento di un rapporto equilibrato tra
sviluppo delle aree urbanizzate e aree rurali, al fine di contenere e progressivamente azzerare il
consumo di  suolo libero, nonché  per  la  tutela  del  paesaggio in attuazione  della  Convenzione
Europea del Paesaggio e dell'art. 9 della Costituzione.
Al comma 2, si ritiene più opportuna la seguente definizione:
Le politiche di tutela e valorizzazione del territorio e del paesaggio agricolo e di contenimento del
consumo  del  suolo  e  di  sviluppo  territoriale  sostenibile  sono  coordinate  con la sono  attuate
mediante la pianificazione paesaggistica prevista dalle disposizioni della Parte Terza del decreto
legislativo 22 gennaio 2004, n. 42 e successive modificazioni.
Al comma 3, si ritiene fortemente limitativa la definizione di aree agricole in rapporto alla loro
destinazione in seno agli strumenti urbanistici vigenti. Occorre infatti tenere presente che in tutta
Italia gli strumenti urbanistici vigenti hanno fino ad oggi previsto ampliamenti dell'urbanizzato in
funzione  di  scenari  di  sviluppo  economico  e  demografico  largamente  eccedenti  le  verosimili
proiezioni, generalmente basandosi sull'assunto che i nuovi bisogni insediativi fossero sempre e
comunque corrispondenti ad ampliamenti dell'urbanizzato, considerando il tessuto urbano come
'consolidato'  non  solo  nel  suo  perimetro  ma  anche  nelle  sue  funzioni,  e  trascurando  così
sistematicamente i vuoti funzionali lasciati alle spalle dai nuovi fronti urbani.
Pertanto, la gran parte delle aree considerate “urbanizzabili”, non solo non saranno realisticamente
urbanizzate, ma in molti casi risulta opportuno vengano fatte oggetto di revisione, onde verificare se
i bisogni insediativi ivi localizzati non possano trovare altra, e più idonea, localizzazione all'interno
del perimetro del tessuto urbano consolidato. 
Inoltre, il concetto di piani urbanistici 'vigenti' senza alcuna indicazione di soglia temporale fa sì
che la semplice acquisizione dell'attributo di 'vigenza' di un piano urbanistico, indipendentemente
da quando venga approvato, determina il venir meno automatico della attribuzione di area agricola:Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
non è pertanto superflua la specificazione di una 'vigenza' entro l'entrata in vigore della presente
legge, o comunque una scadenza temporale adeguatamente ravvicinata.
Si richiede in ogni caso di definire le aree agricole in funzione del loro stato di fatto (come già
avviene ad esempio nella legislazione della regione Lombardia), includendo anche le aree forestali:
“Ai fini della presente legge costituiscono terreni agricoli tutte le superfici interessate dalla
presenza di suoli produttivi o comunque vegetati, coltivati, incolti o forestali, comunque non
interessate libere da edificazioni e infrastrutture allo stato di fatto. Sono fatte salve le aree per
le quali sono stati rilasciati titoli edilizi alla data di entrata in vigore della presente legge”
Art. 2
commi 1-4 e 9-10
Si riterrebbe molto opportuno, in incipit, introdurre un riconoscimento e una attribuzione valoriale
al suolo:  il suolo è un bene comune e una risorsa naturale fondamentale della Nazione. La
progressiva espansione di aree urbanizzate e di usi del suolo concorrenti con la produzione
vegetale determina effetti ambientali estremamente gravi ed una erosione irreversibile delle
potenzialità  produttive  derivanti  dalle  lavorazioni  agricole  e  forestali  dei  suoli  e  delle
vegetazioni
La  definizione di una soglia massima di superficie agricola 'edificabile' e il meccanismo di
applicazione  prospettato  dalla  norma (secondo  una  logica  discendente,  dal  Governo,  alle
Regioni, ai Comuni) è una opzione di regolazione del consumo di suolo che non ci sentiamo di
condividere stante la definizione di cui al primo articolo. In base alla lettera del testo, essa verrebbe
infatti definita per sottrazione rispetto al suolo agricolo residuo alle previsioni urbanistiche vigenti
in essere o future: ferma restando la possibilità di edificare per effetto di previsioni urbanistiche
vigenti, si tratterebbe di una possibilità ulteriore, attualmente non data, di trasformare aree agricole.
La proposta diventa ovviamente interessante se la definizione di area agricola viene modificata e
resa  aderente  all'effettiva  consistenza  delle  superfici  agricole,  e  se  la  soglia  di  incremento,
coerentemente con lo spirito della iniziativa legislativa, viene definita ad un livello molto inferiore
al tasso annuo di variazione registrato negli ultimi decenni con riguardo alla componente 'superfici
edificate', tenendo conto del patrimonio edilizio inutilizzato, sotto-utilizzato e recuperabile e se la
stessa soglia di incremento ricomprende al suo interno anche le previsioni non attuate degli esistenti
strumenti di pianificazione comunale.
Preme in questa sede osservare come il meccanismo sotteso alla definizione di una soglia massima
prescrittiva,  concettualmente  semplice,  sia  invece  di  attuazione  estremamente  complessa,  in
considerazione delle competenze pianificatorie concorrenti di Regioni ed enti locali, e della nonlinearità del processo pianificatorio, che notoriamente risponde poco a meccanismi di comandocontrollo di natura esclusivamente amministrativa. Inoltre, la distribuzione tra tutti i comuni di
quote di territorio agricolo edificabile prefigura una attuazione della norma deresponsabilizzante per
l'ente territoriale, che si troverebbe a disporre di una aliquota di superficie edificabile, additiva
rispetto  a  quella  derivante  dalla  propria  pianificazione  territoriale,  in  ogni  caso  utilizzabile  a
prescindere da appropriate valutazioni di fabbisogno locale, la stessa, per essere ritenuta sostenibile
(come prima indicato), non dovrebbe essere additiva, ma comprensiva delle previsioni pianificatorie
non  ancora  attuate.  Infine,  la  definizione  di  una  soglia  per  l'edificabilità  dei  terreni  agricoli,
operativa nel suo recepimento da parte del piano urbanistico comunale, affronta solo una parte del
problema del consumo di suolo, che avviene certo per progressione di edificazioni, ma anche perForum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
altre trasformazioni (reti infrastrutturali, cave, discariche, cantieri, aree attrezzate, ecc.), gran parte
delle quali non dipendenti da potestà decisionali di livello comunale, ma ugualmente meritevoli di
adeguata considerazione circa l'effettiva inevitabilità del consumo di suolo che ne deriva.
Riteniamo  in  ogni  caso  che  non  si  possano  a  priori  prevedere  limiti,  comunque  fissati,
all'urbanizzazione di suoli agricoli, se, a monte, non si è censito il fabbisogno effettivo e non lo si è
rapportato alle potenzialità di reimpiego di spazi già urbanizzati ma inutilizzati o sotto-utilizzati.
Riteniamo pertanto che  la presente legge debba  prioritariamente  imporre il censimento del
patrimonio edilizio esistente e le sue potenzialità residue, e solo dopo questa varare specifici
provvedimenti che concedano aliquote di nuovo consumo di suolo, demandando alle Regioni le
modalità attuative, nonché i compiti di verifica e controllo dell'espletamento degli obblighi di
censimento da parte dei singoli Comuni, ma stabilendo in ogni caso, fino all'adempimento di tale
verifica, una sospensione dell'efficacia di tutti i piani e varianti per gli ambiti la cui attuazione
contempli l’esigenza di nuovi consumi di suolo libero, nonché il divieto di approvarne di
nuovi.
A valle del censimento, la quantificazione di fabbisogni che richiedono un consumo di nuovo suolo
agricolo deve essere effettuata tenendo conto delle vigenti previsioni di carico insediativo dei
piani  urbanistici  (prevedendo,  nel  caso  che  queste  siano  superiori,  una  adeguata
rimodulazione delle previsioni di crescita).
commi 6-8
La  funzione di  'monitorare  il  consumo  di  superficie  agricola  sul  territorio nazionale  e il
mutamento di destinazione d'uso dei terreni agricoli' appare impropriamente attribuita ad un
Comitato interministeriale costituito ad hoc, quando invece si tratta di funzione che appare più
appropriatamente attribuibile ad una istituzione di studio e statistica territoriale quale, ad esempio,
ISTAT, che già opera in questo campo e che il Senato della Repubblica ha recentemente indicato
come istituzione di riferimento per il rilevamento e il monitoraggio del consumo di suolo. Quanto si
richiede è, piuttosto, che le legende, le scansioni temporali, l'accuratezza e il grado di risoluzione
delle misure vengano predeterminati in accordo con i criteri adottati da altre istituzioni e centri
studio (ISPRA, JRC, Servizi tecnici delle Regioni, AGEA, CRCS-Politecnico di Milano), già attive
in questo campo, onde individuare un protocollo comune di rilevamento e monitoraggio, scalabile
fino al livello comunale e coerenziato con i sistemi di misura in essere negli altri Paesi UE. Si
richiede inoltre una classificazione nazionale organica e coerente dei suoli agricoli in base alla
classe agronomica, adottando per esempio il criterio introdotto in Piemonte da IPLA.
Si propone invece di attribuire a detto comitato la funzione di coordinare e monitorare l'attuazione
della  strategia  nazionale  per  la  riduzione  del  consumo  di  suolo,  nonché  di  prevedervi  la
partecipazione di tre rappresentanti rispettivamente designati dalle organizzazioni agricole, delle
associazioni riconosciute di protezione ambientale, delle istituzioni scientifiche
Art. 3
Si propone di prolungare ad almeno 20 anni il divieto di mutamento di destinazione per i
terreni  che  hanno  beneficiato  di  aiuti  di  Stato  e  Comunitari  relativi  alle  misure  di
miglioramento  del  paesaggio  agrario  (molte  delle  quali  prevedono  interventi  di  natura
agropaesistica e forestale la cui maturità interviene ben oltre i 5 anni dall'impianto).Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
Al comma 1, si ritiene pertanto più opportuna la seguente definizione:
I terreni agricoli in favore dei quali sono stati erogati aiuti di Stato o aiuti comunitari non possono
avere una destinazione diversa da quella agricola per almeno venti anni dall’ultima erogazione salve
più  restrittive  disposizioni  esistenti.  Fino  alla  realizzazione  dell'intervento  edilizio,  sui  terreni
oggetto  di  trasformazione  urbanistica  sono  comunque  consentiti,  nel  rispetto  degli  strumenti
urbanistici  vigenti,  gli  interventi  strumentali  alla  coltivazione  del  fondo,  all’allevamento  del
bestiame, alla silvicoltura, nonché quelle funzionali alla conduzione dell’impresa agricola e alle
attività di trasformazione e commercializzazione dei propri prodotti agricoli.
Art. 4
Si fa presente che relativamente al contributo di costruzione citato al comma 3, il riferimento di
legge corretto deve includere anche l'art. 19 del DPR 6 giugno 2001, n 380, per gli edifici non
destinati a residenza.
Per le finalità del presente articolo, devono essere destinate ai Comuni specifiche risorse anche per
la redazione di piani di recupero, corredati da studi di fattibilità, che prevedono la riqualificazione e
rivitalizzazione  dei  medesimi  centri  e  nuclei  abitati.
Art. 5
Il  registro  dei  comuni  deve  evidenziare  pratiche  urbanistiche  effettivamente  virtuose  nei
confronti  della  riduzione  del  consumo  di  suolo:  per  questo  l'approvazione  di  strumenti
urbanistici privi di ampliamenti di aree edificabili può rappresentare il requisito minimo di
ingresso al registro, ma il punteggio di merito comporta ulteriori e più incisive azioni, che
vanno dalla riduzione/stralcio degli ambiti edificabili già previsti negli strumenti urbanistici
vigenti  alla  adozione  di  regolamenti  edilizi  che  prevedano  la  riduzione
dell'impermeabilizzazione,  alla  attivazione  di  misure  agroambientali  compensative  delle
trasformazioni  urbanistiche.  I  comuni  iscritti  al  registro  devono  beneficiare  di  priorità
nell'erogazione di trasferimenti per la redazione di piani di recupero dei centri e nuclei abitati,
ovvero di accesso a fondi istituiti ad hoc in materia di manutenzione del territorio.
Art. 6
L'articolo è fortemente condiviso nelle sue sottintese finalità, quanto si auspica è senz'altro la
soppressione dell'abnorme facoltà concessa ai comuni di distogliere risorse dalla copertura dei
costi di interventi di urbanizzazione alla copertura di spese correnti, ripristinando appieno lo
spirito della legge 10/1977, art. 12. Nella versione originaria del 1977 (L. 10/1977) tale articolo
prevedeva l'"utilizzo per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria, per il
risanamento dei complessi edilizi nei centri storici, per l'acquisizione di aree da espropriare". La
modifica intervenuta nel 1986 (D.L. 318/1986 convertito in L. 488/1986) introduceva l'espressione
“nonché  nel  limite  massimo  del  30%  per  le  spese  di  manutenzione  ordinaria  del  patrimonio
comunale". L'art.  136  del  D.P.R.  380/2001  tuttavia  ABROGAVA  integralmente  tale
fondamentale articolo.
A fronte  di  quanto  testé  ricostruito, l'abrogazione  della  norma  citata  dal  disegno  di  legge
(peraltro trattasi di norma prevista a scadenza il 31.12.2012) non appare sufficiente: tale norma
infatti stabilisce unicamente limitazioni alla discrezionalità concessa al comune dal testo unico
dell'edilizia per come modificato nel 2001. La abrogazione di tali norme perciò non impedisce al
comune di impiegare, anche al 100%, le entrate da oneri ai fini di coperture di spesa corrente. CiòForum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
che è richiesto pertanto, in aggiunta alla abrogazione contemplata dal  DdL, è il ripristino del
disposto dell'art.12 l.10/1977, nella versione anteriore all'abrogazione intervenuta nel 2001,
opportunamente  attualizzata.  La  formulazione  aggiornata  e  corretta  che  proponiamo  è  la
seguente:
 "i proventi derivanti dai titoli abilitativi edilizi e dalle specifiche sanzioni di cui al D.P.R.
380/2001 sono versati in un conto corrente vincolato presso la tesoreria comunale e sono
destinati alla realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e secondaria - tra cui le
bonifiche ambientali/di aree inquinate e la messa in sicurezza del territorio e delle discariche -
per il  risanamento dei complessi edilizi  e la riduzione  dei  rischi  (sismici  in  primis),  per
l'acquisizione di aree ed immobili da espropriare, nonché, nel limite massimo del 30%, per le
spese di manutenzione del patrimonio comunale (tra cui , e nel limite massimo di un ulteriore
20%, per la bonifica ambientale e messa in sicurezza del territorio e delle discariche"
La  nostra  proposta  riprende  in  altre  parole  la  versione  modificata  nel  1986  della  cd.  'Legge
Bucalossi', ma estende le possibilità di utilizzo delle risorse, fermo restando il divieto di utilizzo a
copertura delle spese correnti, prevedendo che il risanamento possa essere non solo per i centri
storici ma per tutti i complessi edilizi, alla luce delle tantissime aree degradate e/o da bonificare
collocate anche in posizioni periferiche, ed inoltre inserendo la possibilità di espropriare anche gli
immobili (oltreché le aree). Il mantenimento della facoltà di utilizzo del 30% per la manutenzione
ordinaria e straordinaria del patrimonio comunale appare opportuno per sanare troppe situazioni di
degrado e obsolescenza del patrimonio edilizio comunale, tenuto conto del difficile contesto di
trasferimenti di risorse ai comuni a fronte di esigenze impellenti di miglioramento dell’efficienza
energetica e di messa in sicurezza statica e sismica. Rispetto all'epoca in cui fu varata la legge
'Bucalossi' inoltre, si vuole prevenire un eccesso di investimenti in nuove opere pubbliche (che
anch'esse  sovente  determinano  rilevanti  ed  evitabili  consumi  di  suolo  agricolo),  privilegiando
invece la manutenzione del patrimonio e del territorio esistente.
Oltre a ciò, riteniamo che si debbano prevedere opportune compensazioni per prevenire uno
stato di sofferenza delle risorse finanziarie a comporre il bilancio di parte corrente, fino ad
oggi (impropriamente) coperte dall'utilizzo degli oneri.  Riteniamo che il recupero di gettito a
livello di ente locale possa avvenire attraverso premialità in virtù delle quali, nella misura in cui un
dato Comune dimostri di tutelare e valorizzare il suolo agricolo, ad esso derivino precisi ritorni, ad
esempio in termini di maggior partecipazione al gettito fiscale derivante da imposte sul reddito,
IMU e ex-ICI.
Ci auguriamo che le presenti osservazioni possano essere tenute in considerazione e cogliamo
l’occasione per porgere i nostri più cordiali saluti.
Per il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
Roberto Burdese, Damiano Di Simine, Alessandro Mortarino
Via Mendicità Istruita 8
12042 Bra (Cuneo)
info@salviamoilpaesaggio.it - www. salviamoilpaesaggio.itForum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio
 
Il Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio è stato costituito formalmente il 29
Ottobre 2011 a Cassinetta di Lugagnano (Milano).
Si tratta di un aggregato di associazioni e cittadini di tutta Italia (sul modello del Forum Italiano
dei Movimenti per l’Acqua), che, mantenendo le peculiarità di ciascun soggetto aderente, intende
perseguire un unico obiettivo: salvare il paesaggio e il territorio italiano dalla deregulation e dal
cemento selvaggio.
Vi aderiscono attualmente oltre 12.000 persone a titolo individuale e 828 Organizzazioni (84
associazioni nazionali e 744 tra associazioni e comitati locali), tra cui tutte le principali realtà
italiane operanti nel campo della salvaguardia del territorio, dell'ambiente, del paesaggio, dei
suoli agricoli (l’elenco aggiornato è visibile qui:
http://www.salviamoilpaesaggio.it/blog/info_sul_forum/associazioni-aderenti-2/).
 
 

 

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