La deriva morale sangiorgese,beneventana,italiana. Ormai si scende in piazza solo per barbecues,per torte da 80 Kg , per notti bianche dall'odore di sbornia pre-elettoralistica all'ombra dei vessilli di partito che i feudatari della politica sbandierano.

01.09.2010 15:52

L'hanno fatta ancora una volta, sotto al naso. L'hanno detto ancora una volta ma il silenzio è diventato direttamente proporzionale all'ammestramento ricevuto. 

Ormai si scende in piazza solo per colorati barbecues, per torte da 80 chili di simbolica spartizione, per notti bianche dall'odore di sbornia pre-elettoralistica, all'ombra dei vessilli di partito che i feudatari della politica sbandierano, impoverendo la capacità di critica, la volontà di riappropriarsi delle idee, il coraggio di restare fedeli ai propri pensieri, alle proprie convinzioni.

Il becchime ideologico, elargito a piene mani, è l'unico sapere di cui si è consapevoli mentre l'appartenenza è diventata una mappa da conquista per la strategia del potere. 

Imbrigliati e imbrogliati, felici e ignoranti i cittadini, mentre le bandiere dei feudatari rendono schiavi della propaganda, come unico credo nel quale riconoscersi.

E non importa se le imprese nascono e muoiono, in un processo di fantomatica virtualizzazione - contrario al presupposto di legge del radicamento territoriale - al solo scopo di ottenere corposi finanziamenti pubblici, salvo poi sbattere la porta in faccia a tutti  i lavoratori (vedasi il licenziamento collettivo di Telsey s.p.a. di San Giorgio del Sannio , il concomitante progetto della stessa, denominato " Delis ", ammesso al "made in Italy" e la reiterata disinvoltura dell'azienda nel ricorso alla C.I.G.S. anche nella sede di Treviso).

Non importa se i nuovi rampanti segretari di partito anzichè interessarsi dei problemi veri e costruire un consenso informato e consapevole attorno alle vere battaglie (Centrale Turbogas della Luminosa s.r.l., edilizia, casalesi, infiltrazioni camorristiche, trasparenza nelle procedure concorsuali (A.M.T.S.), di appalti, di finanziamento pubblico alle imprese,  etc.), anzichè chiedersi chi c'è dietro i corsi di formazione, se creano occupazione o se sono fini a se stessi e/o sono solo finalizzati a "portare soldi" in tasche private e blindate , preferiscono non esporsi ma attenersi al protocollo della bagarre folcloristica e della pagliacciata per vincere.

Non importa se i professori nominati per analizzare ed approvare  i progetti cosiddetti di innovazione  lautamente finanziati ma che di innovativo vanno poi a realizzare il nulla, sono gli stessi che si ritrovano dall'altra parte, come docenti per i corsi di formazione.

 

Difficile riaversi dall'assuefazione. La politica è una droga che plasma, regalando l'illusione della scelta. Ci si riconosce dal colore e dal colore siamo catalogati, finendo nei giudizi da manuale, coltivando più o meno segrete ambizioni di contare qualcosa nel panorama elettorale. 

Le idee da ciclostile in proprio permeano l'esistenza degli schiavi che si avvicendano negli allevamenti politici, pollame indottrinato a fuggire da se stesso, a cercare un Capo come referente, l'unico delegato a rappresentare la cultura del nulla. 

Ci si muove a comando, cosicchè basta il colore del vessillo a muovere le emozioni. 

Ci si sta bene nella prigione ideologica, ci affranca dalla responsabilità personale di pensare con la propria testa, abituati al preconfezionato, al predigerito in nome di una libertà che non si fa mai comprare, perchè ha un prezzo molto alto, quello del risveglio. 

Ma il popolo è sovrano, ne è convinto perchè glielo dice la Costituzione, un dettato costato sangue ma diventato materiale di scambio. Il popolo sa che è libero, glielo garantisce il Segretario del suo partito quando, tra un business e l'altro, blandisce la folla e la incita a resistere di fronte al nemico creato ad arte, a difendersi dall'unico alleato che non conosce protervia né dogmi: il sé. 

Diventare terra di conquista è un brutto affare ma il popolo si offre come una puttana sapiente, incantato dal serpente di turno e si sente appagato, soddisfatto e pieno di stolta fiducia, di pacata ignoranza. 

Il Berbero libico ha perfettamente ragione: solo in un Paese del genere si può arrivare con la fanfara e il seguito circense.

Solo tra gente che dell'illusione ne ha fatto il proprio credo è possibile parlare di conversione. 

Così, ciascuno, raccolte le citazioni di coloro che hanno da tempo deciso i destini, si appresta a partecipare alle feste di partito, animate da zelanti aspiranti vincitori, mentre i vinti scoprono che, dalle bancarelle, occhieggiano gadgets che vale la pena comprare, per dire che c'eravamo anche a noi, a farci arringare dai sobillatori. 

Tra i Kebab che fumano caldi, i nuovi colonizzatori, i nuovi saraceni si mescolano con la faccia di Che Guevara, volto senza epigrafe, sulle magliette da esibire, per vantare la propria libertà. Al modico prezzo di dieci euro.


Rosanna Carpentieri

 

 www.corrieredelsannio.it/2010/09/01/le-critiche-del-comitato-dei-cittadini-per-la-traperenza-e-la-democrazia/

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