Nucleare e acqua, in mano a una sola persona

07.06.2011 18:32

Ne avevamo già parlato...dei vari tentativi del Governo di inficiare i referendum.

"Il Governo sembra davvero intenzionato ad intervenire con qualche pasticcio anche sulla legislazione dell’acqua.

 E’ evidente che, dal punto di vista giuridico, sull’acqua la partita per il Governo è molto più complicata di quella sul nucleare (peraltro, pure questa non conclusa, e farebbero bene i “cugini” antinuclearisti a lanciare immediate mobilitazioni..)

 Ma la strategia del Governo non va letta come eliminazione dei referendum sull’acqua (cosa appunto molto complicata).

Anche perché, mentre Confindustria e i poteri forti possono accettare/permettere/tatticamente promuovere di rinviare il nucleare perché ora i soldi per farlo partire non ci sono, discorso molto diverso vale per l’acqua : sull’acqua e gli altri servizi pubblici locali non si devono sborsare soldi, ma piuttosto andare all’incasso di una torta di oltre 60 miliardi e Confindustria –Marcegaglia lo ha detto ieri con chiarezza su Repubblica- non vuole assolutamente rinunciarvi.

 Quindi la prossima mossa va letta in termini comunicativi, come strategia da campagna referendaria.

 Intervenendo anche sull’acqua, così come fatto sul nucleare, il Governo –indipendentemente dal fatto che la nuova norma abbia efficacia (prossima allo zero, credo) – potrà sbandierare ai quattro venti e per tutto il mese di maggio che i referendum sono inutili e superati perché il Governo è intervenuto in materia, cercando così di depotenziare il voto del 12-13 giugno.

 Siamo quindi in presenza di un vero e proprio attacco alla democrazia che non possiamo accettare e che dobbiamo impedire.

 Cogliendo anche l’opportunità –ottimo l’articolo di oggi di Rodotà sulla Repubblica- di legare finalmente non più la questione della democrazia alla legislazione ad personam e basta, ma saldandola direttamente al tema dei beni comuni (mai fu più attuale il nostro slogan : si scrive acqua, si legge democrazia).

 In ogni caso credo che dovremo nei prossimi giorni sviluppare il massimo di mobilitazione in tutte le forme possibili e in tutte le realtà possibili, perché diventi chiaro al governo e ai poteri forti che il movimento dell’acqua è un movimento di cittadinanza e non di sudditanza, e che il tentativo di scippo non passerà.

 Verso il 12 e 13 giugno, quando l’inondazione di SI li travolgerà.

Abbracci.

Marco Bersani  (Attac, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua) 

 

I cittadini calpestati

di STEFANO RODOTÀ (La Repubblica - 22 aprile 2011)
 
Ogni giorno ha la sua pena istituzionale. Davvero preoccupante è l'ultima trovata del governo: la fuga dai referendum. Mercoledì si è voluto cancellare quello sul nucleare.

Ora si vuole fare lo stesso con i due quesiti che riguardano la privatizzazione dell'acqua. Le torsioni dell'ordinamento giuridico non finiscono mai, ed hanno sempre la stessa origine. È del tutto evidente la finalità strumentale dell'emendamento approvato dal Senato con il quale si vuole far cadere il referendum sul nucleare. Timoroso dell'"effetto Fukushima", che avrebbe indotto al voto un numero di cittadini sufficiente per raggiungere il quorum, il governo ha fatto approvare una modifica legislativa per azzerare quel referendum nella speranza che a questo punto non vi sarebbe stato il quorum per il temutissimo referendum sul legittimo impedimento e per gli scomodi referendum sull'acqua. Una volta di più si è usata disinvoltamente la legge per mettere il presidente del Consiglio al riparo dai rischi della democrazia.

Una ennesima contraddizione, un segno ulteriore dell'irrompere continuo della logica ad personam. L'uomo che ogni giorno invoca l'investitura popolare, come fonte di una sua indiscutibile legittimazione, fugge di fronte ad un voto dei cittadini.

Ma, fatta questa mossa, evidentemente gli strateghi della decostituzionalizzazione permanente devono essersi resi conto che i referendum sull'acqua hanno una autonoma e forte capacità di mobilitazione. Fanno appello a un dato di vita materiale, individuano
bisogni, evocano il grande tema dei beni comuni, hanno già avuto un consenso senza precedenti nella storia della Repubblica, visto che quelle due richieste di referendum sono state firmate da 2 milioni di cittadini, senza alcun sostegno di grandi organizzazioni, senza visibilità nel sistema dei media. Pur in assenza del referendum sul nucleare, si devono esser detti i solerti curatori del benessere del presidente del Consiglio, rimane il rischio che il tema dell'acqua porti comunque i cittadini alle urne, renda possibile il raggiungimento del quorum e, quindi, trascini al successo anche il referendum sul legittimo impedimento. Per correre questo rischio? Via, allora, al bis dell'abrogazione, anche se così si fa sempre più sfacciata la manipolazione di un istituto chiave della nostra democrazia.

Caduti i referendum sul nucleare e sull'acqua, con le loro immediate visibili motivazioni, e ridotta la consultazione solo a quello sul legittimo impedimento, si spera che diminuisca la spinta al voto e Berlusconi sia salvo.

Quest'ultimo espediente ci dice quale prezzo si stia pagando per la salvezza di una persona. Travolto in più di un caso il fondamentale principio di eguaglianza, ora si vogliono espropriare i cittadini di un essenziale strumento di controllo, della loro funzione di "legislatore negativo".

L'aggressione alle istituzioni prosegue inarrestabile. Ridotto il Parlamento a ruolo di passacarte dei provvedimenti del governo, sotto tiro il Presidente della Repubblica, vilipesa la Corte costituzionale, ora è il turno del referendum. Forse la traballante maggioranza ha un timore e una motivazione che va oltre la stessa obbligata difesa di Berlusconi. Può darsi che qualcuno abbia memoria del 1974, di quel voto sul referendum sul divorzio che mise in discussione equilibri politici che sembravano solidissimi. E allora la maggioranza vuole blindarsi contro questo ulteriore rischio, contro la possibilità che i cittadini, prendendo direttamente la parola, sconfessino il governo e accelerino la dissoluzione della maggioranza.

È resistibile questa strategia? In attesa di conoscere i dettagli tecnici riguardanti i quesiti referendari sull'acqua è bene tornare per un momento sull'emendamento con il quale si è voluto cancellare il referendum sul nucleare. Questo è congegnato nel modo seguente: le parti dell'emendamento che prevedono l'abrogazione delle norme oggetto del quesito referendario, sono incastonate tra due commi con i quali il governo si riserva di tornare sulla questione, una volta acquisite "nuove evidenze scientifiche mediante il supporto dell'agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza, tenendo conto dello sviluppo tecnologico e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea". E lo farà entro dodici mesi adottando una "Strategia energetica nazionale", per la quale furbescamente non si nomina, ma neppure si esclude, il ricorso al nucleare. Si è giustamente ricordato che, fin dal 1978, la Corte costituzionale ha detto con chiarezza che, modificando le norme sottoposte a referendum, al Parlamento non è permesso di frustrare "gli intendimenti dei promotori e dei sottoscrittori delle richieste di referendum" e che il referendum non si tiene solo se sono stati del tutto abbandonati "i principi ispiratori della complessiva disciplina preesistente". Si può ragionevolmente dubitare che, vista la formulazione dell'emendamento sul nucleare, questo sia avvenuto. E questo precedente induce ad essere sospettosi sulla soluzione che sarà adottata per l'acqua. Di questo dovrà occuparsi l'ufficio centrale del referendum che, qualora accerti quella che sembra essere una vera frode del legislatore, trasferirà il referendum sulle nuove norme. La partita, dunque, non è chiusa.

Da questa vicenda può essere tratta una non indifferente morale politica. Alcuni esponenti dell'opposizione avrebbero dovuto manifestare maggiore sobrietà in occasione dell'approvazione dell'emendamento sul nucleare, senza abbandonarsi a grida di vittoria che assomigliano assai a un respiro di sollievo per essere stati liberati dall'obbligo di parlar chiaro su un tema così impegnativo e davvero determinante per il futuro dell'umanità.
Dubito che questa sarebbe la reazione dei promotori del referendum sull'acqua qualora si seguisse la stessa strada. Ma proprio l'aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini promotori e votanti, la spregiudicata manipolazione degli istituti costituzionali fanno nascere per l'opposizione un vero e proprio obbligo. Agire attivamente, mobilitarsi perché il quorum sia raggiunto, si voti su uno, due, tre o quattro quesiti. Si tratta di difendere il diritto dei cittadini a far sentire la loro voce, quale che sia l'opinione di ciascuno. Altrimenti, dovremo malinconicamente registrare l'ennesimo scarto tra parole e comportamenti, che certo non ha giovato alla credibilità delle istituzioni.

(22 aprile 2011)

Come dicevamo, ne avevamo già parlato. 

Non sapevo però che gli interessi tra acqua e nucleare fossero talmente legati al punto da convergere su una sola persona.

Da Megachip.info

Nucleare e acqua, in mano a una sola persona

di Debora Billi.

Si fa il decreto Omnibus ed è a rischio il referendum sul nucleare. Allarme! Sanno di perdere, e vogliono sfilarci il diritto di votare per poter costruire le centrali con comodo, passato l’effetto Fukushima! Mica sono tanto sicura, che sia davvero così. Ho un altro genere di sospetto. In realtà, credo che ormai sia assodata la consapevolezza che le centrali nucleari non si faranno mai: costano troppo, sono pericolose, non le vuole nessuno e i cittadini delle aree coinvolte si daranno fuoco piuttosto che accettare una centrale nucleare sotto casa. Fukushima ha dato il colpo di grazia a tutta la faccenda e, referendum o no, il nucleare è morto e sepolto con tutto il sarcofago.

Annullare il referendum contro il nucleare ha in realtà un altro scopo: quello di puntare al non raggiungimento del quorum per il referendum sull’acqua. E’ l’acqua la preda davvero preziosa, il nucleare essendo lo specchietto per le allodole. Ne parlai diffusamente anche qui.

Bene. Chi dovrebbe costruire le centrali nucleari in Italia? I francesi di EDF, Electricitè de France, il cui Presidente è Henri Proglio.

E chi fa la parte del leone nella privatizzazione degli acquedotti italiani? I francesi di Veolia, il cui Amministratore delegato è Henri Proglio.

La stessa persona è a capo di entrambe le multinazionali francesi che puntano alla nostra energia e alla nostra acqua. La STESSA persona. Definita dai commentatori francesi un “intoccabile della Repubblica”, e che poche ore fa ha annunciato anche “Edison sarà nostra”.

A questo punto, il decreto Omnibus si configura in veste di risarcimento. Eliminiamo dal referendum l’ormai morto nucleare per salvare il premio più prezioso, ovvero l’acqua, che andrà comunque nelle stesse medesime mani. Le mani di qualcuno a cui si deve garantire comunque e ad ogni costo il controllo delle nostre risorse strategiche, non si scappa.

 

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/25/nucleare-e-acqua-in-mano-a-una-sola-persona/.

 

NUCLEARE: VOTO REFERENDUM TRASFERITO SU STRATEGIA ENERGETICA (IL PUNTO)

(ASCA) - Roma, 1 giu - Sospensione temporanea del programma nucleare in attesa degli 'stress test' europei e definizione entro un anno della nuova strategia energetica nazionale, all'interno della quale potrebbe rientrare la costruzione di centrali atomiche. Sono queste le due misure di cui sara' chiesta l'abrogazione nel referendum del 12-13 giugno dopo che la Cassazione ha trasferito sulle nuove disposizioni del dl Omnibus i quesiti referendari sul nucleare.

In sostanza, la Suprema Corte ha stabilito che la sospensione del programma, decisa dal governo alla fine di marzo dopo la tragedia di Fukushima, non corrisponde ad una abrogazione totale del rientro dell'Italia al nucleare.


Gli elettori dovranno decidere quindi se abrogare due commi dell'articolo 5 del dl Omnibus, l'1 e l'8. Il primo comma stabilisce la sospensione del programma nucleare in attesa degli stress test e recita: ''Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, mediante il supporto dell'Agenzia per la sicurezza nucleare, sui profili relativi alla sicurezza nucleare, tenendo conto dello sviluppo tecnologico in tale settore e delle decisioni che saranno assunte a livello di Unione europea, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare''.

L'altro comma dell'articolo 5 sottoposto a referendum, l'ottavo, riguarda la strategia energetica nazionale e stabilische che: '' Entro dodici mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto'' il Consiglio dei Ministri ''adotta la Strategia energetica nazionale''. Strategia che va definita all'interno di una serie di linee guida che non escludono la produzione nucleare, e che, anzi, privilegiano le tecnologie a minore emissione di CO2 come l'atomo.

Piu' avanti nel testo, infatti, il comma 8 dice che: ''Nella definizione della Strategia, il Consiglio dei Ministri tiene conto delle valutazioni effettuate a livello di Unione europea e a livello internazionale sulla sicurezza delle tecnologie disponibili, degli obiettivi fissati a livello di Unione europea e a livello internazionale in materia di cambiamenti climatici, delle indicazioni dell'Unione europea e degli organismi internazionali in materia di scenari energetici e ambientali''.

Ma a prescindere dalle questioni strettamente giuriche, il referendum e' essenzialmente politico, come lo fu quello fatto dopo Chernobyl. La decisione della Cassazione infatti spiana la strada ad una consultazione che anche molti fautori del nucleare considerano un ostacolo non aggirabile. Gli italiani hanno gia' detto 'no' una volta e a prescindere dalla validita' tecnica della scelta dell'atomo, non si puo' pensare di reintrodurre il nucleare in Italia senza un referendum che ribalti la scelta fatta dai cittadini nel 1987.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...