NO alla dittatura europea

12.04.2011 16:41

Il nuovo saggio di Ida Magli, edito da Rizzoli, condanna la dittatura del denaro travestita da democrazia, svela retroscena occulti e losche manovre fra grandi banche, vertici massonici e politici collusi

In pochi se ne sono accorti. Ma qualche mese fa l’antropologa Ida Magli ha lanciato una bomba potentissima. Nel tentativo estremo di scuotere il popolo italiano dal torpore politico in cui da troppo tempo langue. E forse con la segreta speranza di restituirci un po’ di coraggio e tutto quell’orgoglio che la nostra civiltà millenaria potrebbe meritare. L’ordigno in questione è “La dittatura Europea”, ultimo saggio di questa ideologa tanto agguerrita quanto rigorosa, manifesto di denuncia, appello accorato e insieme pungolo all’azione, scritto nel suo solito stile graffiante, appassionato, giornalistico. Eloquente il sottotitolo: “Mentre l’Unione mostra la sua inutilità, la politica tace. La più irriducibile avversaria di Maastricht racconta le storie, i dati, le testimonianze di come il sogno comunitario ci stia togliendo la libertà”. Il volume, edito da Rizzoli nel novembre scorso, benché snobbato dalla critica di regime, è già alla seconda edizione. Segno che persino nella palude editoriale del pensiero unico sopravvive una sacca di pubblico capace di distinguere, e premiare, un’opera costruita con metodo scientifico, ispirata a nobili e antichi valori e sorretta da un’analisi della realtà finalmente lucida, originale, controcorrente e, soprattutto, onesta. Nel libro, avvincente e documentatissimo, l’offensiva viene sferrata su vari fronti. Anzitutto Ida Magli giudica l’unificazione europea illogica, antistorica, realizzata contro la volontà dei popoli e foriera per i cittadini degli Stati membri di gravi, inique e durature conseguenze, quali ad esempio il pesante contraccolpo del cambio euro-lira.

Il libro di Ida Magli-"La Dittatura Europea"

E ci parla dello sgomento che ha provato nel leggere il Pentalogo di Maastricht, così privo di ogni riflesso umano e intriso com’è di mere logiche mercantilistiche. Difatti l’autrice considera assurda la pretesa di governare gli uomini appellandosi esclusivamente alle leggi di mercato, oggi invece assurte quasi a neo-divinità. Le sue parole efficaci, acuminate, le servono per metterci in guardia contro il nuovo ordine mondiale, specie di moderno Moloch, creatura mostruosa e insaziabile, generata azzerando in modo dispotico e sistematico le differenze in campo etico, legislativo, razziale, religioso, sessuale e persino psicologico. Ecco un progetto aberrante, perseguito imbavagliando la storia, uniformando la lingua e abdicando alla sovranità monetaria, in balia degli arbitrii della Banca Centrale europea e della finanza intenazionale. In un contesto generale che vede i popoli spogliati della proprietà dei loro rispettivi territori (Schengen) oltre che del sacrosanto diritto di decidere i propri destini. Combattiva più che mai, Ida Magli trasforma queste pagine di fuoco nel palco di un comizio estremo, disperato, con l’obiettivo di spiegarci le ragioni per cui l’onda di progressiva omologazione che ha investito ormai ogni angolo del pianeta appaia strumentale a un modello di società globalizzata, emanazione di un governo mondiale volto a tutelare e incrementare una rete enorme di interessi economici, nonché politici. Se in quest’ottica il percorso che ci attende appare inquietante, ancor più spaventosa si profila la meta finale: non solo un’Europa tutta uguale ma – autentico orrore! –, un mondo tutto uguale. Uno scenario fantapolitico già preconizzato del resto dal romanzo “1984” di George Orwell.
La Magli condanna la dittatura del denaro travestita da democrazia, svelando retroscena occulti e losche manovre fra grandi banche, monarchie regnanti, vertici massonici e politici collusi. E osserva come i sudditi europei subiscano ogni sorta di sopruso, stritolati dai debiti, spremuti da ritmi di lavoro disumani, sempre più umiliati, sottomessi, controllati, incapaci del benché minimo accenno di rivolta, perché istupiditi dalle droghe, proni ai diktat capricciosi della moda, distratti da “panem et circenses” o, nella migliore delle ipotesi, soltanto imbesuiti da una falsa informazione veicolata attraverso media complici e consenzienti. E l’autrice ci ricorda come il sistema non tolleri né critiche, né obiezioni, né dissenso. Chi davvero si oppone, e si ribella, viene come minimo emarginato dal confronto culturale e dialettico o esiliato dall’agone politico. Oppure finisce “morto ammazzato”, in circostanze misteriose che però passano presto sotto silenzio.
Gli strali della Magli non risparmiano neppure il clero, colpevole non solo d’esser schierato in tutto e per tutto con le sinistre, ma anche di promuovere un ecumenismo che risulta il contraltare cattolico della globalizzazione.
Molto interessanti, in quanto squisitamente “non politically correct”, le sue tesi su omosessualità, trapianti d’organo, consumismo, cittadinanza, immigrazione, xenofobia, razzismo, antisemitismo, negazionismo, “libertà di pensiero”, reati d’opinione…
Tuttavia non vogliamo togliervi il gusto di dissetarvi per conto vostro a un tale prezioso serbatoio di idee. Con un’unica avvertenza. Ida Magli, grazie a questo testo, ci insegna a riaccendere lo spirito critico, ad alimentare la nostra rabbia, a indignarci e cavalcare la rivolta. Se quello che cercate è una lettura che vi concilii il sonno, allora “La Dittatura Europea” non fa per voi!

NOTA DELL’AUTRICE
Perché ho scritto il libro…
… È stata questa generalizzata incompetenza dei politici che ha permesso, o almeno ha reso più facile, a banchieri, economisti, esperti finanziari, di impadronirsi delle vere funzioni di governo, imponendone le regole a tutti. Maastricht nasce anche per questa totale delega da parte dei politici ai tecnici dell’economia, di ogni responsabilità nei confronti dei Popoli.
Come noteremo più volte lungo il nostro itinerario, l’Unione Europea rispecchia a ogni passo della sua co­struzione questo «peccato originale»: mancano i popoli. E mancano perché chi gioca in Borsa, chi si occupa sol­tanto di denaro, e del modo di accrescerlo, neppure si ri­corda che esistono gli uomini, anzi gli sarebbe d’impaccio ricordarlo. Il Trattato di Maastricht lo rivela continuamente. È per questo, perché è privo di qualsiasi ri­flesso d’umanità, che nessuno ha avuto il desiderio o la forza di leggerlo. Ma purtroppo questa è stata la sua for­tuna: è andato avanti senza ostacoli perché, non avendo­lo letto, nessuno ha avuto neanche la voglia, la compe­tenza per contestarlo.
Io, però, l’ho letto. La prima parte della mia battaglia contro l’unificazione europea è nata dall’orrore che ha suscitato in me; dalla constatazione che coloro che l’avevano pensato e sottoscritto erano dei despoti assoluti, quali ancora non erano mai apparsi nella storia, proprio perché non avevano alcun bisogno di riferirsi agli uomi­ni per dettare il proprio disegno e le regole per realizzar­lo. Non ne avevano bisogno al punto tale che le loro ar­mi consistevano in multe in denaro per chi avesse disob­bedito. Tutto il resto non aveva né senso né valore: la patria, la lingua, la musica, la poesia, la religione, le emozioni, gli affetti, tutto quello che riguarda gli uomini in quanto uomini, che dà espressione e significato al loro vivere in un determinato luogo, in un determinato gruppo, al loro contemplare un determinato paesaggio, al lo­ro amare, soffrire, godere, creare, veniva ignorato.
Era mostruoso. Non potevo tacere. Dopo aver fatto tutti i tentativi che mi erano possibili per convincere qualcuno fra i giornalisti, i politici, i colleghi d’università, gli industriali, i medici che conoscevo, a organizzare un movimento anti-Maastricht senza riuscirvi, ho deciso di scrivere un libro …

Ida Magli 

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