Nelle carte spunta "Cesare" pseudonimo del premier

17.07.2010 22:38

"Cesare". È un nome che ricorre decine di volte nelle conversazioni della banda Carboni. Nei verbali dei carabinieri una nota spiega il riferimento al premier. Così come nei dialoghi intercettati dei tre membri dell'associazione segreta rubricata come "P3". E per i carabinieri non ci sono dubbi: "Cesare", quella persona che ritorna frequentemente nelle parole del faccendiere Flavio Carboni, del tributarista Pasquale Lombardi e dell'imprenditore campano Arcangelo Martino, altri non è che Silvio Berlusconi. "Cesare" è lo "pseudonimo utilizzato dai soggetti per riferirsi al presidente del Consiglio": così è scritto in una breve nota che segue un'informativa agli atti della Procura di Roma. Carboni, Lombardi e Martino fanno riferimento a contatti ripetuti con "Cesare", alludono a incontri da organizzare con il capo. Dando corpo al sospetto che il premier fosse a conoscenza degli affari e delle manovre occulte della combriccola. A partire da quelle per condizionare la Consulta sul lodo Alfano.

Niccolò Ghedini, l'avvocato del premier, non ci crede. E smentisce i carabinieri: "L'interpretazione data negli atti oltre che inveritiera è ridicola. Mai per queste vicende nessun contatto, diretto o indiretto, vi è stato fra il presidente Berlusconi e i soggetti indicati". La magistratura sta valutando con attenzione il rapporto del nucleo investigativo dell'Arma. In Procura c'è chi lavora su un'ipotesi alternativa, per la quale Cesare potrebbe
 essere in realtà Marcello Dell'Utri. Anche se non mancano conversazioni in cui i due nomi - quelli di Cesare e Marcello - compaiono insieme. Come quella in cui Martino annuncia a Ernesto Sica, l'ex assessore della giunta campana che avrebbe contribuito al dossier infamante su Caldoro, che l'obiettivo di una sostituzione del candidato governatore sta per essere raggiunto: "Sono già al cambio della guardia. Domani mattina arriva Cesare... Però già ha parlato con Marcello...".

"AMMA VEDÈ CESARE"
Una storia che lascia interrogativi inquietanti. Soprattutto perché lo pseudonimo di Cesare viene utilizzato prima e dopo l'ormai famoso pranzo del 23 settembre 2009, a casa Verdini, in cui - alla presenza di Dell'Utri e del sottosegretario Caliendo - si sarebbe studiato un piano per interferire sulla Consulta in vista del giudizio sul lodo Alfano. Subito dopo l'incontro, Lombardi dice a Caliendo che è andato via in anticipo: "Antonio (Antonio Martone, ex avvocato generale in Cassazione, ndr) poi ha completato, ha fatto un'ottima relazione. Siamo stati fino alle quattro lì. E abbiamo vis... Poi amma vedè Cesare quanto prima... Abbiamo fatto un discorso per quanto riguarda la Corte Costituzionale. Bisogna vedere quanti sono i nostri e quanti sono i loro, per cui se potimm' correre ai ripari, mettere delle bucature, siamo disponibili a fare tutto". E ancora a Caliendo: "Ogni giorno... Ogni settimana ci dobbiamo vedere, capire dove sta o' buono e dove o' malamente. Vagliò, tu hai la strada spianata per fare o' ministro".
 
"L'UOMO È SODDISFATTO?"

Poi Lombardi parla con Antonio Martone e gli dice di fare una "ricognizione sui favorevoli e i contrari. Per vedere come raggiungere i contrari". Quindi al telefono con Dell'Utri: "È stato un ottimo incontro", dice il senatore riferendosi ancora al pranzo. Lombardi: "Ti informo perché domani mi daranno altre notizie". Dell'Utri: "Tienimi informato, eh". Lombardi: "Era soddisfatto l'uomo, sì?". "Sì, sì. Comunque soddisfatto, sì". E l'uomo, secondo gli inquirenti, potrebbe essere sempre Cesare, ovvero il premier.

"DIGLIELO!"
In una successiva telefonata, Carboni parla con Martino del complotto per screditare la candidatura di Caldoro alla presidenza della Regione Campania. Carboni, alludendo al falso dossier su Caldoro, dice: "Credo sia già arrivato nelle stanze di Cesare. I tribuni hanno già dato notizia". Sempre dopo la riunione del 23, Lombardi al telefono rassicura Martino: "Più tardi (Carboni, ndr) mi darà un colpo di telefono, perché parlerà pure con Cesare". Poi Martino chiama lo stesso Carboni: il tema spinoso è sempre quello della pronuncia della Consulta sul Lodo Alfano, dei voti dei giudici costituzionali da conquistare. "Servono queste informazioni, se bisogna fare l'incontro con Cesare, con gli altri, e questa cosa dei numeri...", dice Martino. Il 25 settembre l'imprenditore campano si dice "molto ottimista" sull'esito della vicenda. E sprona il sodale Carboni a farlo sapere a chi di dovere: "Diglielo a Cesare!".

IL "CUGINO"
Il 30 settembre la "P3" sta preparando una nuova riunione a casa di Verdini e ancora Martino dice all'amico Lombardi: "Dobbiamo vederci assolutamente alle 15 allo stesso posto, perché mio cugino Cesare vuole sapere prima delle cose, hai capito?". Dopo dieci minuti lo stesso Martino si vanterà: "Mi ha chiamato mio nipote Cesare. Concretezza e risultati". E l'imprenditore dà per "probabile" la presenza del fantomatico Cesare alla riunione in programma di lì a qualche ora.

LO SCAMBIO
Il 2 ottobre Lombardi contatta il sottosegretario Cosentino. E parla dell'incontro avuto "con l'amico nostro Marcello e Denis". Ai quali lo stesso tributarista e Martino avrebbero "mostrato i denti": "Visto come stanno le cose - dice Lombardi - la settimana prossima mi incontro pure con Cesare". Cosentino annuisce e Lombardi continua: "Lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6 (giorno della decisione del lodo Alfano, ndr) e allora giustamente quello che diceva Arcangelo: lui ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te". L'allusione è a uno scambio: il sì alla candidatura di Cosentino in Campania come premio per le pressioni fatte dalla "combriccola" sui giudici costituzionali.

 

 

 

 

 

 

 

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