Nella beata e beota valle del centrosinistra, il divismo di Nichi Vendola

26.07.2010 22:12

Si è candidato annunciando l'intenzione di "sparigliare i giochi nel centrosinistra". Sono bastate appena 24 ore perché il suo intento andasse a buon fine.

 

Non si può dire che la notizia non veleggiasse già nell'aria; la vittoria "bulgara" alle primarie pugliesi con quasi il 70% dei consensi, la riconquista per un secondo mandato della regione storicamente più conservatrice d'Italia, la crescente attenzione da parte dell'elettorato progressista (e non solo) verso il suo percorso politico, le insistenti allusioni della stampa a ticket presidenziali per il 2013 dove il suo cognome era un'inseparabile costante (De Magistris, Veltroni, Zingaretti e Chiamparino le variabili) sono tutti dati che lasciavano presagire un esito simile.

 

Eppure, l'annuncio del Presidente pugliese e leader di Sinistra Ecologia Libertà Nichi Vendola dell'intenzione di mettersi a disposizione del centrosinistra in qualità di suo massimo rappresentante è riuscito ugualmente a scatenare un terremoto inaspettato di magnitudo elevatissima.

E, come già accaduto in altre occasioni, le crepe risultano visibili solo nei territori del centrosinistra.

 

Vendola si candida allo scopo di inferire un colpo mortale al "dominio berlusconiano sul paese". E per farlo il primo passo, a suo giudizio, è uno solo: "sparigliare i giochi nel centrosinistra", stravolgere il suo approccio alla politica, rinnovarlo profondamente, "deberlusconizzarlo".

Ha già dimostrato in più di una occasione che per vincere, talvolta, in particolar modo in un'epoca politica come quella attuale, è necessario sconfiggere la propria parte politica prima ancora di quella avversaria.

E' accaduto nel 2005, con la vittoria del "rivoluzionario gentile", allora quasi un signor nessuno, alle primarie del centrosinistra contro il "candidato dei partiti" Francesco Boccia e, successivamente, contro il dominus pugliese Raffaele Fitto. E' accaduto in fotocopia nel 2010, con il successo alle primarie contro il solito Boccia (Vendola è il primo caso di governatore uscente costretto a sottoporsi a primarie di coalizione per la propria riconferma), sostenuto da Pierluigi Bersani, Massimo D'Alema e dall'intero PD ma non altrettanto dal popolo del centrosinistra, e poi contro "l'emanazione di Fitto" Rocco Palese.

 

Del "fenomeno Vendola" si è fatto un gran parlare negli ultimi mesi, ma si è assistito ancora una volta al deja-vu di una stampa intenta a comprendere le ragioni del successo di fenomeni inaspettati (Beppe Grillo, Antonio Di Pietro e Lega Nord ieri, Nichi Vendola oggi) però incapace di farlo.

Come scrive Pino Pisicchio (API) (di certo non tra i più vicini politicamente al governatore pugliese) dalle colonne di Europa, "sbaglierebbe chi cercasse oggi di applicare le più classiche interpretazioni della politica al fenomeno Vendola".

 

Il suo linguaggio politico poetico e informale al tempo stesso, la mobilitazione spontanea di migliaia di sostenitori in tutta Italia, gli applausi riscossi ai meeting di Confindustria nel Veneto ripetendo i discorsi fatti sotto i cancelli di Pomigliano e Termini Imerese, le capacità comunicative unite all'esperienza di amministrazione della res publica, il crescente sostegno da parte della "base" disillusa del centrosinistra e l'osteggiamento perenne da parte delle classi dirigenti costituiscono elementi di una novità del tutto inedita, a cui il paese sembrerebbe però essere già pronto.


Il centrosinistra non ha accolto con troppo entusiasmo l'autocandidatura dell'"Obama di Terlizzi": per Angelo Bonelli (Verdi), che ne riconosce i pregi, “prima di qualsiasi primaria sui leader è necessario fare le primarie sul programma", per Oliviero Diliberto (FdS) la questione della candidatura del leader di SEL è "un’esercitazione tanto fastidiosa quanto inutile", per Riccardo Nencini (PSI) "la candidatura di Vendola è intempestiva", Nicola Latorre (PD) afferma "Non credo che sparigliare il centrosinistra sia un'idea che appassioni la maggioranza degli italiani", per Anna Finocchiaro (PD) "la sua è una legittima ambizione, ma in questo momento tutto occorre, tranne che indebolire la leadership del partito" (di cui però Vendola non fa affatto parte), Pierluigi Bersani sorvola sulla questione, per Peppino Caldarola (PD) urge trovare un candidato democratico da contrapporre al più presto, secondo Marco Follini (PD) "con Vendola sbagliemmo strada", per Rosy Bindi (PD) "L'Italia non è la Puglia", mentre Francesco Boccia (PD) avvisa: "Chi pensa che i nostri valori non vanno bene, meglio si faccia un altro polo e non venga a rubare a casa nostra".

 

Il più duro tra tutti sembra essere il più prossimo dei "vicini di casa", il leader IDV Antonio Di Pietro, che in un primo commento a caldo afferma: "Si candidi solo dopo aver risolto i tanti problemi che affliggono la Puglia. E' stato da poco rieletto Governatore della regione Puglia e per altro è più per demeriti della coalizione del Centrodestra, che si è divisa, che per meriti del centrosinistra che ha guidato nei precedenti cinque anni".

Nemmeno la risposta cortese e di ammorbidimento del "neo-leader del centrosinistra" ("Di Pietro è un buon consigliere. Con lui bisogna confrontarsi ma io ho deciso di fare come dice il romanzo «Và dove ti porta il cuore»") ha sortito effetti positivi;

l'ex magistrato ha rincarato, con ulteriore astio, la dose: "Vedo che il governatore Vendola, anche oggi, ha passato il tempo a fare dichiarazioni e a partecipare a trasmissioni. Speriamo che domani possa dedicare lo stesso tempo a fare il suo dovere di presidente della Regione Puglia, motivo per il quale lo abbiamo votato".

Sul sito web de Il Fatto Quotidiano le centinaia di commenti estremamente critici contro le recenti uscite di Di Pietro da parte dei suoi stessi elettori e simpatizzanti sembrano costituire un avvertimento. O forse, più chiaramente, una conferma di quelli che sono i veri (inespressi) timori politici del leader IDV.

 

I pochi sostegni delle "alte sfere" provengono dalla cosiddetta società civile (Dario Fo in primis), da alcuni esponenti democratici (Anna Paola Concia, Sergio Chiamparino, Giuseppe Civati su tutti) e da altri insospettabili (come il rutelliano Pino Pisicchio e l'ex avversario in casa Michele Emiliano).

Il tutto in attesa di scoprire la posizione di Luigi De Magistris, che dello straordinario feeling reciproco con Vendola (non a caso è tra i promotori di un avvicinamento politico tra IDV, SEL, Popolo Viola, Beppe Grillo e "mariniani" del PD e non a caso ha richiesto la presenza del governatore pugliese per la presentazione del suo ultimo libro) non ha mai fatto troppo mistero.

 

La strada di Nichi Vendola verso la guida del centrosinistra e del paese non sembra essere di certo asfaltata.

Le buche, le strettoie improvvise, le ripide salite e i tratti sdrucciolevoli ed impraticabili posti lungo il percorso portano la firma di un centrosinistra terrorizzato, più che di un centrodestra preoccupato, ma ancora in osservazione.

 

Gianfranco Rotondi (PDL) ha dichiarato: "Vendola è sicuramente il personaggio più vero del centrosinistra.

Un avversario di cui avrei un certo timore. Ha dei valori profondi, e come il Cavaliere, ha una singolare capacità di comunicarli. Non è davvero un avversario da prendere alla leggera. Ma provvederà il Pd a fermarlo perché mangiarsi i leader è la loro specialità. Non rinunzieranno a un boccone così ghiotto".

 

Ora non resta che capire quanto le parole di Rotondi si avvicinino alla surrealtà o alla profezia.

Una cosa è certa: se le reazioni opache del centrosinista sono un indicatore delle reali potenzialità sovvertitrici del neo-candidato, per gli establishment di partito non si prospettano tempi facili. Ma neanche per Nichi Vendola.

E per noi che lo seguiamo con estremo disincanto ! 

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