‘Ndrangheta, anche esponenti della Lega coinvolti

10.09.2010 23:26

       
 

lega nord soldiNell’inchiesta risulterebbero indagati anche esponenti del partito di Bossi (LEGGI ANCHEQUESTO ARTICOLO). “I politici sono parte del capitale sociale dell’organizzazione criminale”, si legge nell’ordinanza del gip di Milano.

La ‘ndrangheta conquista la Lombardia e punta al cuore finanziario del Paese. Una ‘colonizzazione’ che può contare su un vasto esercito e su un portafoglio senza limiti. Un sistema criminale capace di servirsi di colletti bianchi e infiltrarsi anche negli appalti in vista dell’Expo 2015. Una “mutazione genetica” che sposta gli interessi delle ‘ndrine dalle attività classiche, dal traffico di droga agli omicidi, a un “controllo sistemico con infiltrazioni nelle istituzioni pubbliche” e che trasforma la ‘ndrangheta in una Spa.

AFFARI AL NORD - È quanto emerge dall’inchiesta che ha portato all’arresto, in tutta Italia, di 300 presunti affiliati alle famiglie storiche della criminalità calabrese. Una maxi operazione, l’ultima di questa portata risale alla Notte dei fiori di San Vitò del 1994, che ha visto a lavoro carabinieri, poliziotti e uomini della Dia, che coordinati dalle procura di Reggio Calabria e Milano, hanno eseguito all’alba arresti e perquisizioni a Reggio Calabria, Milano, Monza, Como, Varese, Lecco, Genova e Torino. Complessivamente sono stati sequestrati beni per oltre 60 milioni di euro, insieme ad armi ed esplosivi. A finire in manette è Domenico Oppedisano, 80 anni, numero uno delle cosche calabresi, ma nella rete finiscono anche gli affiliati alle famiglie storiche: le cosche egemoni nel capoluogo reggino, nella fascia ionica ed in quella tirrenica, tra cui i Pelle di San Luca, i Commisso di Siderno, gli Acquino-Coluccio ed i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte di Melito Porto Salvo. Cognomi che non tradiscono le origini del Sud, ma i cui affari da tempo, fin dagli anni Settanta, si sono trasferiti al Nord.

LE MANI SULL’EXPO - Nell’inchiesta ribattezzata ‘Il crimine’, emerge anche l’esistenza in Lombardia di una ‘camera di controllo’ deputata al raccordo tra le strutture lombarde e calabresi. Sono 160 gli affiliati individuati in Lombardia, ma a detta degli stessi indagati “ne sarebbero operativi 500″.Un esercito che tenta di mettere le mani sugli appalti dell’Expo 2015 attraverso importanti aziende lombarde operanti nel settore edile che versavano in condizioni di difficoltà economica. Un progetto ambizioso che non si concretizza a causa del mancato risanamento della Perego Strade, società attualmente sottoposta a procedura fallimentare, ma in cui l’attività di penetrazione della ‘ndrangheta non si ferma al controllo gestionale, ma arriva a una diretta partecipazione del capitale sociale. Tra gli arresti eccellenti Giuseppe Neri, boss della ‘ndrangheta in Lombardia, accusato anche di avere convogliato voti elettorali su indicazione di Antonio Chiriaco, 51enne direttore sanitario della Asl di Pavia finito all’alba in carcere, a favore del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, il quale non è indagato e risulta estraneo alla vicenda. Arrestato anche Francesco Bertucca, imprenditore edile del pavese e Rocco Coluccio, biologo e imprenditore residente a Novara. Nell’inchiesta risultano indagati anche l’assessore comunale di Pavia Pietro Trivi, con l’accusa di corruzione elettorale e l’ex assessore provinciale milanese Antonio Oliviero che deve rispondere di corruzione e bancarotta. Oliviero sarebbe stato in rapporti con l’imprenditore Ivano Perego, arrestato per associazione mafiosa, e responsabile della Perego Strade, controllata, secondo gli investigatori, da Salvatore Strangio. Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho.

“LA ROVINA DEGLI UOMINI SONO I TELEFONINI” - Un’organizzazione che cambia faccia e che si affida sempre più a prestanomi e capacità imprenditoriali, abbandonando i settori tradizionali dello spaccio di droga o delle pallottole. La capacità d’infiltrazione diventa la forza per farsi largo, senza fare rumore. Una “mutazione genetica” la definisce Edmondo Bruti Liberati, procuratore della Repubblica di Milano, che segna una svolta imprenditrice. Il sequestro di Alessandra Sgarella, nel dicembre 1997, è l’ultima azione dei clan tradizionali. Dal Duemila la ‘ndrangheta si trasforma e punta a un controllo sistemico con infiltrazioni nelle istituzioni pubbliche. “Pervasività sul territorio e capacità di infiltrazioni in ambienti diversi” unite a una struttura “unitaria e verticistica” sono queste le nuove armi secondo Giuseppe Pignatone, procuratore della Repubblica di Reggio Calabria. Un’organizzazione con radici in Calabria, ma capace di infiltrarsi nelle diverse realtà del Nord Italia, senza perdere il fascino e le tradizioni delle “cerimonie di affiliazione”, quasi come quelle narrate nelle scene di un film calssico, come ‘Il Padrino’. Allora, però, non c’erano le intercettazioni. “La rovina degli uomini sono le macchine e i telefonini“, tuona in un’intercettazione uno dei boss finito dietro le sbarre.

INTERCETTAZIONI FONDAMENTALI - Il federalismo, però, sembra non piacere all’organizzazione appena smantellata. Chi, come Carmelo Novella, prova a ‘mettersi in proprio’ paga con la vita la scelta. Il 14 luglio 2008 viene ammazzato in un bar di San Vittore Olona perchè aveva detto in giro che “la Lombardia“, cioè i gruppi ‘ndranghetisti trapiantati al Nord, avrebbero potuto “fare da soli“, senza la casa madre calabrese. Un desiderio di indipendenza fermato con le pallottole. “La Provincia lo ha fermato“, è quanto si legge in un’intercettazione che svela i mandanti del delitto. La struttura organica del vertice della ‘ndrangheta, indicata come Provincia o Crimine, non ammette stonature. Da quell’omicidio, anche con l’uso delle intercettazioni, “fondamentali” a detta di Ilda Boccassini procuratore aggiunto della Dda di Milano, viene ricostruita la rete della struttura con un filo diretto lungo la Penisola. Un’organizzazione che punta alla realtà imprenditoriale, ma non dimentica i riti più tradizionali. In Aspromonte, la festa della Madonna di Polsi sancisce l’investitura delle cariche apicali, così come in un centro per anziani a Paderno Dugnano (Milano), intitolato ai giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, si elegge (con tanto di brindisi) come ‘mastro generale’ in Lombardia Pasquale Zappia. C’è anche una lavanderia in un centro commerciale di Siderno, gestita dal boss Giuseppe Commisso, usata come luogo degli incontri, ma non bisogna fermarsi in Italia: le indagini hanno accertato infiltrazioni anche in Canada e in Australia.

 

 

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