Manuale di autodifesa giuridica dall’eolico

19.09.2010 19:13

Percorso autorizzativo (per singoli progetti e per piani energetici)

L’iter autorizzativo di un progetto eolico prevede la cosiddetta Autorizzazione Unica,

sostanzialmente con un percorso di conferenze di servizi e una tempistica di 180 gg.,

in cui sono raccolti i pareri di competenza necessari a seconda dell’area interessata e

al netto dei tempi richiesti dal parere ambientale, che rappresenta il più importante atto

“endoprocedimentale”.

In altri termini il parere ambientale ha una tempistica a se stante che non può essere

influenzata da quella delle conferenze di servizi prima accennate.

Per questo le società sono solite approdare anzitutto al parere ambientale che rappresenta

la dote fondamentale con cui accedere alle conferenze di servizi.

L’autorità competente a valutare ed esprimere il parere ambientale è in genere la Regione

ma, in seguito alla ingestibilità della mole di progetti presentati, si riscontra una insistente

tendenza a delegare le province, integrando cosi un ulteriore elemento di parcellizzazione

dei procedimenti e di degrado della qualità delle valutazioni.

E’ incredibile ma la legge, arretrata ancora ad oltre 10 anni fa, quanto queste macchine

erano opere pionieristichee di altezze contenute, non prevede l’obbligatorietà della V.I.A.

ma una “verifica” ambientale (screening),cioè una valutazione ridotta e con scarsa evidenza

pubblica .

Spetta alla discrezionalità dell’ufficio preposto decidere se approvare il progetto, magari con qualche

prescrizione, o assoggettarlo a VIA (praticamente quasi mai).

Nei casi in cui il progetto interessa direttamente o indirettamente (perché, pur esterno

ma collocato nelle vicinanze) un SIC, una ZPS o un’IBA (come da giurisprudenza

comunitaria) è d’obbligo assoggettarlo a Valutazione di Incidenza.

Tale procedura è finalizzata a verificare gli effetti che l’intervento può avere sui valori del sito

(es. rapaci nidificanti nel sito ma che possono utilizzare aree trofiche all’esterno di esso e che

quindi possono subire perturbazioni dal progetto.)

Altri pareri sono espressi dagli enti territoriali a vario titolo coinvolti (comuni, province, ecc),

e a seconda dei vincoli derivanti dal Piano Paesaggistico (attestazione compatibilità

paesaggistica, usi civici), dalla natura geomorfologica (vincolo idrogeologico, Autorità di Bacino),

o da altri enti che devono veicolare l’energia prodotta o utilizzanoil territorio (ente gestore

rete elettrica, enti per il controllo di volo, consorzi di bonifica, aziende sanitarie, ecc.).

Al termine delle conferenze di servizi la società consegue la Autorizzazione Unica ai sensi

del D.Lgs. 387/03  che qualifica l’opera come di pubblica utilità, indifferibile ed urgente.

Preliminarmente a questa fase, che si svolge presso autorità centrali, ve ne è una di contrattazione

con il comune interessato.

Una fase quindi estremamente parcellizzata su una miriade di enti territoriali e pertanto

difficile da seguire oltre che da contrastare, alla luce dello schiacciante condizionamento

economico operato dalle società eoliche.

Un condizionamento in grado di alterare profondamente l’equilibrio democratico di qualunque

piccola comunità.

Si intuisce come molti pareri siano di rito e non condizionino in maniera sostanziale

l’Autorizzazione finale.

Il parere ambientale è quindi quello nevralgico, seguito dall’eventuale parere paesaggistico,

ed è quello su cui focalizzare l’attenzione (se si è a conoscenza), attraverso l’intercettazione

della procedura presso l’Autorità competente e l’acquisizione del progetto allo scopo di analizzarlo

e produrre in tempo utile le relative “osservazioni”.

E’ opportuno sottolineare che anche i Piani Energetici e loro varianti, in quanto Piani di “settore”,

devono essere sottoposti a Valutazione Ambientale Strategica e in particolare a Valutazione

di Incidenza per verificare gli effetti che possono derivare sui Siti Natura2000 in un’ottica di “rete”.

Non a caso tali Piani sono definiti Piani Energetici Ambientali Regionali.

Purtroppo si registra una costante illegittimità nella maggior parte delle regioni,

le quali senza Pianificazione, o superando le soglie della Pianificazione esistente,

approvano progetti di centrali elettriche (quindi anche eoliche) di fatto realizzando una implicita

modifica, una variante per l’appunto, alla pianificazione esistente senza rispettare alcuna valutazione

preventiva.

 


Tutela del paesaggio: riferimenti normativi

Ai sensi della lettera l) del 1° comma dell’art. 5 del D.M. n. 184 del 17/10/2007 per tutte

le Zone di ProtezioneSpeciale (ZPS) le Regioni e le Province Autonome debbono provvedere a porre

il divieto di “realizzazione di nuovi impianti eolici, fatti salvi gli impianti per i quali, alla data di emanazione

del presente atto, sia stato avviato il procedimento di autorizzazione mediante deposito del progetto”.

I cittadini possono e debbono pretendere il rispetto del suddetto divieto all’interno delle ZPS della loro

rispettiva Regione o Provincia.

Il 1° comma dell’art. 4 del D.Lgs. n. 387/2003 dispone che

“a decorrere dal 2004 e fino al 2006, la quota minima di elettricità prodotta da impianti

alimentati da fonti rinnovabili che, nell’anno successivo, deve essere immessa nel sistema elettrico

nazionale …è incrementata annualmente di 0,35 punti percentuali, nel rispetto delle tutele di cui

all’articolo 9 della Costituzione”, che obbliga lo Stato a tutelare il paesaggio ed il patrimonio

storico e artistico della Nazione.

La Costituzione non dice che il paesaggio da tutelare sia solo e soltanto quello vincolato

ed in particolare “le bellezze panoramiche e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili

 

al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze”, che ai sensi della lettera d) del 1° comma dell’art. 136 del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” (emanato con D.Lgs. n. 42/2004 e da ultimo modificato ed integrato dal D.Lgs. n. 63 del 26/3/2008) costituiscono “immobili ed aree di notevole interesse pubblico”.

Già dal suddetto disposto deriva che le visuali di paesaggi sottoposti a vincolo non possono essere alterate o disturbate, se non addirittura impedite, da impianti eolici.

L’art. 135 del “Codice” prescrive che la pianificazione paesaggistica sia comunque estesa all’intero territorio di ogni Regione e quindi anche alle parti del paesaggio non sottoposte a specifico provvedimento di vincolo.

Il 3° comma dell’art. 12 del D.Lgs. n. 587/2003 stabilisce che “la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica alimentati da fonti rinnovabili … sono soggetti ad una autorizzazione unica, rilasciata dalla regione o altro soggetto istituzionale delegato dalla regione, nel rispetto delle normative vigenti in materia di tutela dell’ambiente, di tutela del paesaggio e del patrimonio storico-artistico”.

L’ultimo periodo del 3° comma dell’art. 145 del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” dispone che “per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette”.

Per quanto riguarda il patrimonio storico e artistico l’articolo 45 del “Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio” detta delle prescrizioni di tutela indiretta, perché dispone che “il Ministero ha facoltà di prescrivere le distanze, le misure e le altre norme dirette ad evitare che sia messa in pericolo l’integrità dei beni culturali immobili, ne sia danneggiata la prospettiva o la luce o ne siano alterate le condizioni di ambiente e di decoro”: la traduzione pratica di tale disposto normativo dovrebbe comportare il divieto assoluto di realizzare impianti eolici che possano essere sullo sfondo di monumenti storici ed artistici o che comunque ne possano danneggiare la prospettiva. Purtroppo su questo punto la giurispudenza fino ad oggi non è  stata sempre d’accordo.

Ogni cittadino può e deve pretendere il rispetto delle norme cogenti del Piano Paesaggistico della rispettiva Regione, chiedendo l’applicazione rispettosa del suddetto art. 45 nel caso che della sua prescrizione non abbia tenuto conto lo stesso Piano Paesaggistico.

 

 

 

 

 

 

 




 

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