Ma, davvero Berlusconi non è in affari con Gheddafi e Putin ?

01.09.2010 15:43

Arriva la smentita dell’avvocato del Cavaliere agli attacchi dell’Unità, che avevano rivangato i legami pericolosi fra Gheddafi e il premier, legati dalla comune partecipazione in una società di produzione televisiva, vicenda mai smentita o meglio precisata. E, sul fronte russo, è Putin stesso a dire che i due hanno rapporti economici.

Ancora una volta su ‘L’Unita’ vengono prospettati fatti e situazioni del tutto sconnessi da qualsiasi dato reale. Il Presidente Berlusconi non intrattiene alcun rapporto d’affari con chicchessia limitandosi da molti anni a svolgere il suo ruolo politico per il bene del Paese, ne’ in particolare intrattiene rapporti d’affari con leader di altri paesi quali Gheddafi o Putin”: così esce, alle due e mezza di un assolato diciannove agosto Niccolò Ghedini, avvocato del premier Silvio Berlusconi, in risposta alla prima pagina dell’Unità , che aveva riportato alla luce la “Lybia Silvio%20Berlusconi%20e%20Gheddafi%20Agosto%202008(1) Ghedini: Berlusconi non è in affari con Putin e Gheddafi. Davvero?Connection” che vede protagonisti il presidente del Consiglio e il Leader della Rivoluzione nella grande Jahmarya. Una vicenda, appunto, di affari fra i due, che dimostrerebbe l’esistenza di un rapporto che va ben oltre quello strettamente diplomatico.

BUSINESS IS…-La storia è nota. Chi sedette con Gheddafi, sotto la sua tenda di Villa Pamphili a Roma, quando il dittatore venne per partecipare al G8 dell’Aquila? Un qualche diplomatico? Il ministro degli Esteri di uno dei due paesi? No: Tarek Ben Ammar, amico fraterno del presidente del Consiglio italiano e, come lui, imprenditore nel settore delle telecomunicazioni. E il giro di giostra fra i tre fu scoperto l’anno scorso addirittura dal Guardian: il prestigioso quotidiano inglese titolò, allora, “La Gheddafi-Berlusconi connection”. In sintesi: Mediaset, di proprietà della famiglia Berlusconi, e Tarak Ben Ammar, possiedono ciascuna un quarto di una piccola società di produzione televisiva, la Quinta Communication; nel 2009 nel capitale della Quinta entra per il 10% Lafitrade, società a sua volta controllata da Lafico, di proprietà della famiglia Gheddafi. Dunque, si, la famiglia Berlusconi e la famiglia Gheddafi sono effettivamente socie in affari: e considerando che la Quinta Communications possiede anche una Tv privata che opera in suolo libico, la Nessma Tv, è forte la possibilità che Gheddafi la possa influenzare per suoi fini politici. Insomma: un conflitto di interessi, tanto per usare un termine caro al dibattito politico del nostro paese. Storia mai smentita, questa; mai ulteriormente precisata o spiegata. Che ruota intorno alla figura di Tarek Ben Ammar, l’uomo che, secondo Claudio Cerasa del Foglio, “ha in mano i rapporti con i libici”, siede nel consiglio di amministrazione di Mediobanca, insieme, fra gli altri, appunto a Marina Berlusconi per Mediaset, e sta tentando, attraverso la Lybian Investiment Authority, di ritagliarsi un posto al sole anche in Unicredit. Insomma un tipo tosto della finanza euro-mediterranea, e l’anello di congiunzione fra Berlusconi e Gheddafi.

Vladimir+Putin+Meets+Silvio+Berlusconi+YaBbf9tmOQzl 1262086924 Ghedini: Berlusconi non è in affari con Putin e Gheddafi. Davvero?

…BUSINESS-Nessun affare nemmeno con Vladimir Putin, dice Ghedini. E qui, la situazione è più complicata. Berlusconi, con Putin, di affari ne fa eccome. Commesse milionarie fioccano negli incontri bilaterali, con Finmeccanica che si assicura appalti d’oro per i tram russi; e non si può tralasciare il famoso “patto del gas” con cui Berlusconi ha blindato il futuro energetico dell’Italia, legandola a doppio filo al metano russo – una linea di politica degli approvigionamenti, questa, che gli Stati Uniti tengono sotto strettissimo controllo. Ma di affari a livello personale fra i due, per ora, non c’è prova. Potrebbe però essere un punto di partenza una dichiarazione dello stesso Putin. Dobbiamo tornare alla divertente vicenda della scommessa sulla Jeep: Putin aveva intenzione di stabilire la produzione di un nuovo modello di Suv – in collaborazione con la Fiat, fra l’altro – a Vladivostok, la città russa limite orientale della transiberiana. Berlusconi, in visita nel paese, fu accompagnato a vedere il nuovo stabilimento. “Ci siamo incontrati in ottobre”racconta lo stesso Putin, “e in quella occasione io dissi che nel giro di alcuni mesi saremmo stati in grado di avviare la produzione qui in Estremo Oriente -. Berlusconi non ci ha creduto, affermando che se questo fosse accaduto veramente avrebbe acquistato una delle prime vetture uscite dal nuovo impianto”. Berlusconi poi perde la scommessa e la Jeep viene recapitata in Italia e consegnata al premier.

Putin è addirittura gentile e gli fa lo sconto che Berlusconi aveva subito chiesto: “Abbiamo quindi deciso di accordargli una riduzione del 10%. Ciò significa che la prima macchina prodotta nel nuovo stabilimento andra’ a Berlusconi non pero’ come regalo, ma la venderemo. Si tratta di affari”.

Scusi, presidente: che affari? 

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