Lo strano sbraitare di De Lorenzo a Benevento e l'attacco al Sostituto Procuratore Dott. Clemente

28.07.2010 22:06

Cominciamo dall'attualità per poi fare un quadro di tutta la storia : una vicenda mass mediatica ai danni del Giudice Clemente di Benevento.

Protagonisti Ionico-La Spina e certo medico Di Lorenzo di Benevento, sedicente vittima delle sue scelte scellerate ed irresponsabili, indegne di un uomo maturo o dei Magistrati di Benevento ?

Ai lettori il giudizio e la critica.

Noi dal canto nostro viviamo dell'idea che il giornalismo sia e debba essere  una missione alta.

Un servizio per la gente, da vivere e scrivere come un dono, senza volerne nulla in cambio.

Pubblichiamo - per cominciare - l'intervento di De Lorenzo su Gazzetta di Benevento che in un colpo solo vuole incensare la Magistratura beneventana, eligendo ad exemplum  Berruti, raddrizzare il tiro mancino perpetrato in sei mesi alle spalle del Giudice Antonio Clemente, vittima di una campagna di delegittimazione e destinatario di proiettili minatori ed attaccare - come se non bastasse - anche  l'Associazione ed il Presidente di Altrabenevento contro il malaffare, in nome di una osservanda  riservatezza dei Magistrati .

L'intervento di De Lorenzo fa acqua da tutte le parti. Si capisce solo che è amico del sedicente "ghigliottinaro" Berruti e che a mala pena e con contorsionismi vari cerca di far credere ad un suo recuperato rapporto di fiducia con la magistratura del Trinunale di Benevento.

Si riportano di seguito gli articoli, annunciando approfondimenti su De Lorenzo e le sue conferenze stampa !

Benevento, 28-07-2010 08:51
Peppino De Lorenzo alza l'indice accusatore contro quei giudici che non lo ascoltarono e che oggi non sono più sugli altari
Mi rivolgerò al Consiglio Superiore della Magistratura che dovrà far luce su quanto accaduto nel passato
Redazione
  
Giuseppe De Lorenzo (foto), ex assessore
alla Mobilità del Comune di Benevento e
responsabile del Servizio di Psichiatria
dell'Asl presso l'Ospedale Rummo,
prendendo spunto dalla recente inchiesta 
che ha visto coinvolti tre noti avvocati
accusati di appropriazione indebita
e riciclaggio, è intervenuto per alzare
l'indice accusatorio contro quei giudici
della Procura di Benevento, due ne ha
individuati, che, a suo dire, in
passato non lo ascoltarono, archiviando
le sue denunce, nell'ambito delle
indagini sulla vicenda Arpac/Udeur.
Lo stesso ha poi annunciato che si
rivolgerà al Consiglio Superiore della
Magistratura per chiedere di far
luce su quanto accaduto.
Ecco ora la lunga nota di De Lorenzo.
"La nostra comunità, sino a non molto, tranquilla e lontana dai giri perversi che, già da
tempo, a largo raggio, interessavano i grandi centri urbani, oggi, è, di continuo, scossa
da notizie di gravi reati commessi da parte di professionisti ben inseriti nel contesto sociale
ed ammantati da un abito di serietà di facciata.
La favola bella di un territorio immacolato si è conclusa.
Resta ora il dramma di una città in cui la sovranità della legge va riconquistata passo
dopo passo.
Che ci fosse del marcio, e che i coperchi stessero ormai per saltare, lo si era capito
ed altri ancora aspettano di saltare. Non altro se non per il rispetto verso chi la professione
la svolge lavorando sodo da mattina a sera e rimanendo con le mani pulite.
E questi magistrati vanno ringraziati perché, con il loro operato, hanno dimostrato giustizia
nei confronti di tanti giovani avvocati che trovano difficoltà ad entrare nell'agone
professionale ed assistono impotenti al suono roboante dei motori delle Ferrari che
sfrecciano sotto i loro occhi.
L'ultima vicenda, in ordine di tempo, è quella che ha portato agli arresti tre
noti avvocati che, a dire dei magistrati inquirenti, si sarebbero impossessati indebitamente
della somma di dieci milioni di euro.
Ciò che appare vieppiù grave è che il danno, così come si è verificato lo scorso mese
di marzo per i disabili, è stato condotto a danno dei sofferenti.
L'azione delittuosa, se dimostrata, è di una gravità inaudita qualora si considerino
i tagli quotidiani imposti proprio nel campo sanitario senza alcun rispetto per la sofferenza
umana.
L'occasione mi è gradita per soffermarmi, volutamente, su alcuni punti, avendone un
diritto sacrosanto per le lotte portate avanti, il più delle volte in un assordante silenzio
generale, nel corso di una vita intera, proprio nel campo sanitario e per le quali ho
pagato un prezzo altissimo.
Pur rispettando le rivendicazioni, da me sempre condivise, condotte contro il malaffare
da Gabriele Corona, del quale, tra l'altro, sono amico, in questa occasione, non
condivido il suo intervento.
Gabriele sostiene che i magistrati avrebbero dovuto dire di più. E perché, è lecito
chiedersi?
La magistratura sannita, in cui, non mi stanco mai di ripeterlo, credo, anche se
sfidando un incarnato credo popolare, sta, finalmente, offrendo alla collettività una
decisa inversione di rotta. 
Qui, operano dei magistrati di indiscusso valore anche se qualche pecorella
smarrita inficia talvolta il loro operato.
Basta leggere quanto ha scritto il Gip, Sergio Pezza, professionista eccelso e libero,
in merito agli ultimi arresti, per averne contezza. 
Tra l'altro, si legge: "...c'è stata una ricerca smodata della ricchezza..." ed ancora
"...professionisti di successo, rispettabili ed inseriti nella realtà sociale e lavorativa..."
"...indifferenti agli interessi dei soggetti danneggiati e sordi al richiamo dell'etica civile
e professionale..." "...spinti non da motivi di bisogno ma dalla brama di ricchezza...".
Il tutto sulla scia del sostituto che ha condotto l'inchiesta, Giovanni Tartaglia Polcini,
altro magistrato figlio della nostra terra. Cosa avrebbero dovuto aggiungere di più 
a tanta dimostrazione di libertà?
Non bisogna, infatti, dimenticare che i due, sino a qualche mese fa, hanno lavorato
a gomito a gomito con la moglie di uno degli arrestati. 
Più prova di libertà di intenti e di giudizio, credo, non se ne possa dimostrare. 
Ed il fatto che il procuratore della Repubblica, Giuseppe Maddalena, Pezza
e Tartaglia Polcini non abbiano sventolato, come d'uso oggi, ai quattro venti,
attraverso una conferenza stampa, il risultato del loro giusto operato, rende vieppiù
nobile il lavoro di questi.
La grandezza dell'uomo, e Corona deve convenire con me, quella veramente genuina,
è il saper essere lontano dai clamori e permettere che siano gli altri a valutare i risultati
raggiunti. 
E proprio questa dote è emersa nell'odierna occasione. Non sempre, e la cronaca
quotidiana lo dimostra, i magistrati riescono a vivere lontano dai riflettori, appartati,
riuscendo a scegliere il silenzio. 
Questi giudici, con il loro operato, hanno dimostrato che la giustizia beneventana
sta uscendo da un lungo torpore ed i nodi di "qualche pecorella smarrita" stanno
venendo al pettine. 
Rispondendo proprio a Corona, qualche mese fa, in merito ad un suo intervento
che interessava il giudice Berruti, magistrato del Consiglio Superiore della
Magistratura (Csm), ebbi modo di replicare a lui che la dote preclara che apprezzo
in Berruti è la riservatezza oltre ogni limite. 
Così dovrebbero comportarsi tutti i magistrati, alcuno escluso. Ed io stesso che
con Pinotto trascorro tante ricorrenze liete insieme, so bene che determinati
discorsi non debbano neanche sfiorare il nostro conversare.
E' vero, il tempo è galantuomo.
Ed il coinvolgimento nella squallida vicenda del marito di un sostituto che,
sino a qualche mese fa, ha operato a Benevento, mi ha dato ragione. 
Ancora una volta. Io lottavo per difendere la quotidiana sofferenza umana e, qui,
si archiviava. Bene. 
L'occasione, proprio per la fiducia che ripongo nella stragrande maggioranza dei
magistrati beneventani, mi spinge, ora per allora, a rivolgermi al Csm, al fine che
quello che, nel passato, ho subito venga allo scoperto. 
Ciò non altro se non al fine che, ripeto, i tanti magistrati eccelsi che operano qui
da noi non vedano offuscati i frutti del loro operato anche nel giudizio
dell'opinione pubblica che rimane cocciutamente contraria.
Se mi accingo a preparare una denuncia al Csm lo faccio seguendo l'invito,
guarda caso, proprio del giudice Pezza. Questi, infatti, anni fa, nel corso di una
violenta disputa sorta tra alcuni magistrati della Procura di Benevento, intervenne
pubblicamente con una nota di alto profilo e da me, poi, riportata in un mio libro. 
Tra l'altro, Pezza scriveva: "...vorrei anche che chi ritiene di sapere fatti concreti,
soprattutto se riveste cariche istituzionali, li denunciasse alle autorità competenti
(Csm) invece che affidare il proprio racconto agli organi di stampa... infine, poiché
come è stato detto, nessuno è abilitato ad autoassolversi, invoco una indagine
più ampia ed approfondita - continuava Pezza - su tutti i magistrati di Benevento
all'esito della quale gli eventuali colpevoli paghino, ma se invece nulla dovesse risultare
vorrei che fosse restituita alla categoria cui appartengo la dignità ed il prestigio
che merita..." (Giuseppe De Lorenzo - "Il ruggito della tigre di carta" -2002). 
Ecco, allora, qualche tempo fa, dopo lo scandalo Udeur-Arpac scrissi:"...
un magistrato, mesi fa, non si è degnato neanche di sfogliare il fascicolo e
si è dilettato, prima del verdetto partorito per divina iluminazione - ho le dovute
testimonianze - solo a criticare la stampa locale. Siamo a tanto! Parliamone!
Discutiamone! ...ed ancora " ...anche se mi ero chiuso in un religioso silenzio
dopo le note vicende dei mesi scorsi, ancora oggi, malgrado la schiacciante realtà,
anche con l'ausilio delle intercettazioni, che ha smantellato una intera Asl, qui, a
Benevento, come se nulla fosse accaduto, si continua ad archiviare e qualcuno
viene protetto solo per essere amico o medico del sostituto di turno...".
Avrò, ora, molto da dire, di chi non ha letto le carte nello stesso momento in cui
quelle stesse carte assumevano un valore diverso per il procuratore della Repubblica
di Napoli; di chi non si è astenuto mentre quel medico da me denunciato curava la
madre; di chi ha trattenuto per anni la pratica di mobbing contro Scarinzi; di chi
trascorreva serate intere a casa dei miei accusatori e giù di lì.
Il caso ha voluto, ironia della sorte, che il giudice Antonio Clemente che, tra l'altro,
è uno dei pochi magistrati che non conosco e con il quale non ho avuto rapporti, ha
ritenuto che fosse lui il mio bersaglio. Niente di più inesatto! L'equivoco è dipeso,
purtroppo, dal fatto che l'occasione mi era stata offerta a seguito di interventi di
altri contro di lui, subito dopo le ordinanze dell'inchiesta Arpac-Udeur che mi davano
ragione.
Ma non era Clemente il mio obiettivo.
Sono due ed uno è stato mandato via.
Oggi, a gran voce, chiedo, ed il Csm dovrà rispondermi, al giudice che non è più a Benevento, 
come sia possibile che ha snobbato le mie lotte condotte con purezza di intenti in quello
stesso campo in cui il marito risulterebbe, a dire della magistratura inquirente, coinvolto.
Sfilano dinanzi ai miei occhi i tanti pazienti, veri relitti umani, ai quali è stata  sottratta,
con la complicità di alcuni bancari, dopo anni di azioni legali, la indennità economica loro
spettante.
All'epoca ero io destinato, per la neurologia, a valutare le condizioni organiche di questi
malcapitati.
Ripeto, relitti umani: giovani paralizzati, bambini oligofrenici, tanti anziani ridotti a
vegetati. Riemergono dal polveroso magazzino della mia memoria.
No, proprio no. Non ci deve essere perdono per chi arriva ad un simile oltraggio.
Ecco, giudice Clemente, a chi mi riferivo. Il nome dell'altro suo collega lo conoscerà
dal mio esposto. Un giorno del giugno 2009, questi, ripeto senza leggere le carte,
mi condannava. In quelle stesse ore, a Napoli, con le intercettazioni, smascheravano
i miei carnefici.
Da questo magistrato, e non da lei, giudice Clemente, attendo una risposta.
Lei, Pezza, Tartaglia Polcini, Di Cerbo, Rinaldi, Cusani, Rotili, Frasca e tanti altri
vadano avanti. La gente onesta plaudirà al loro operato. 
Sì, non posso negarlo, mi rimane il cruccio di essere stato difeso da un'altra
Procura, quella di Napoli e dai Carabinieri non di Benevento ma di Caserta,
ma ciò non sminuisce, dinanzi agli eventi cui stiamo tutti assistendo, la mia
fiducia nella nostra magistratura. Ed io, mai come ora, ho ritrovato in me
una forza che mi spinge ancora a lottare contro il malaffare. Credevo di averla
smarrita. Invece, no.
La vostra opera odierna dovrà far cambiare opinione anche a chi rimane
fermamente riottoso".
  

 Replica di Gabriele Corona,  Presidente dell'Associazione AltraBenevento contro Il Malaffare:
 
Benevento, 28-07-2010 20:49
Gabriele Corona polemizza con Peppino De Lorenzo
a proposito della mancata conferenza stampa sull'arresto
dei tre avvocati

Bisogna agire sempre alla stessa maniera, dice il presidente di Altrabenevento ed a tutta

la stampa deve essere consentito di avere accesso ai medesimi documenti
Redazione

  
Gabriele Corona (foto), presidente di
Altrabenevento, in una nota,
ha risposto a quanto scritto e pubblicato
in altra parte di questo giornale stamane
da Peppino De Lorenzo, in merito
alla vicenda dell'inchiesta condotta dalla
Guardia di Finanza che ha coinvolto tre
noti avvocati accusati di appropriazione
indebita e riciclaggio. 
Ecco il testo del comunicato inviatoci da
Corona.
"Giuseppe De Lorenzo, intervenuto oggi
su "Gazzetta di Benevento" per commentare
gli arresti degli avvocati Mario Itro,
Marco Cocilovo e Mauro Di Monaco,
dichiara di non condividere la mia critica
ai magistrati per la mancata conferenza
stampa con la quale avrebbero dovuto 
spiegare le ragioni dei provvedimenti restrittivi.
Per l'esattezza sono intervenuto soprattutto per far notare che lo scarno comunicato della
Guardia di Finanza emesso sabato scorso in tarda mattinata, non conteneva i nomi dei
tre arrestati, né quello del direttore di Banca accusato di complicità, né quello dell'Istituto
di credito e neppure della Azienda Ospedaliera destinataria dei 12 milioni di finanziamenti
regionali che, secondo i magistrati, sarebbero stati riciclati dai tre legali beneventani.
Di certo non si tratta di informazioni secondarie perché c'è da comprendere
se i soggetti interessati e i meccanismi usati sono gli stessi utilizzati per la mega
truffa ai danni dei disabili e in tal caso, perché non è stato contestato il
reato di "truffa" e la "associazione per delinquere".
De Lorenzo sostiene che a lui la questione risulta chiara e che comunque
i magistrati non devono fare conferenze stampa, ma evidentemente egli
non ricorda le numerose volte che ciò è successo (truffa ai danni dell'Enel,
arresti per droga o usura, prostituzione e sequestro di case di appuntamento,
appalti truccati al Comune di Telese). Perché non è successo per l'arresto dei
tre avvocati o a conclusione di vicende giudiziarie altrettanto importanti
(Ipermercato Zamparini, Piano di Recupero di via Galanti, truffa alle famiglie dei disabili)?
Domenica scorsa, i due quotidiani locali hanno riportato alcuni brani della ordinanza di
arresto degli avvocati Itro, Cocilovo e Di Monaco fornendo, però, informazioni diverse.
Per esempio, "Il Mattino" ha fatto il nome del frate che si sarebbe incassato parte
dei soldi destinati al Fatebenefratelli e quello del magistrato moglie di uno degli
arrestati, mentre il "Sannio Quotidiano" ha sorvolato. Perché solo alcuni giornalisti
possono avere accesso ai documenti dei magistrati e decidere che cosa i cittadini
possono e devono sapere?
Non sarebbe lecito fornire a tutti gli operatori dell'informazione la copia ufficiale degli atti?
La torbida vicenda oggetto di indagine, è bene rammentarlo, riguarda la indebita
appropriazione di 12 (dodici) milioni di euro della Regione Campania, quindi soldi
pubblici, destinati alla assistenza sanitaria pubblica e quindi tutti abbiamo il diritto di
sapere che cosa è successo veramente.
De Lorenzo, con lo stesso articolo, commenta ancora una volta alcune sue vicende
giudiziarie, e confessa di aver ingiustamente accusato il sostituto procuratore
della Repubblica, Antonio Clemente, di faziosità e per questo di aver invocato l'intervento
del Consiglio Superiore della Magistratura. 
Egli precisa "Il caso ha voluto, ironia della sorte, che il giudice Antonio Clemente che,
tra l'altro, è uno dei pochi magistrati che non conosco e con il quale non ho avuto
rapporti, ha ritenuto che fosse lui il mio bersaglio. 
Niente di più inesatto! L'equivoco è dipeso, purtroppo, dal fatto che l'occasione mi era
stata offerta a seguito di interventi di altri contro di lui".
Evidentemente l'ex assessore si riferisce all'esposto al Csm, pubblicizzato a
mezzo stampa a febbraio scorso, dall'imprenditore Michele Spina contro il
dottore Clemente, accusato esplicitamente di gravi irregolarità nella conduzione
delle indagini che poi hanno portato al processo per il tentativo di estorsione ai
danni del titolare della multisala Gaveli.
In quella occasione De Lorenzo con un apposito comunicato dichiarò:
"Sì, è vero, anch'io ho verificato la procedura a senso unico di quel
sostituto e di qualche altro magistrato".
Ora De Lorenzo ammette il clamoroso errore, ma perché se ne è accorto
dopo sei mesi?"

 

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