L'incenerimento dei rifiuti secondo i medici per l'ambiente

05.11.2010 13:25

COS'E' L'INCENERIMENTO?

Termovalorizzatori, gassificatori, pirolizzatori sono solo alcuni tra i nuovi termini oggi utilizzati

per indicare una tecnologia,quella dell’incenerimento,che di nuovo non ha assolutamente nulla.Chiariamo subito che ”termovalorizzazione” è un termine che non andrebbe usato, la Comunità Europea infatti, ha diffidato l'Italia dall'utilizzare questo vocabolo, in quanto è un imbroglio sociologico e verbale visto che gli impianti valorizzano ben poco, ed il termine dà adito a fraintendimenti e confusioni. Al più potremmo chiamare questi impianti termodistruttori !! Ma vediamo cosa sono più nel dettaglio.

Gli inceneritori sono semplicemente “camini” che bruciano rifiuti, si evolvono in

termodistruttori (termovalorizzatori) quando sfruttano il calore prodotto dalla combustione per

produrre energia elettrica.

 

QUALI RIFIUTI ALIMENTANO GLI INCENERITORI?

Il combustibile degli impianti d’incenerimento sono i rifiuti, ma contrariamente a quanto si pensa, non tutti possono essere inceneriti. I metalli, il vetro si ritrovano all'uscita degli impianti e tutti gli scarti alimentari non vengono bruciati perché hanno un bassissimo potere calorico, non convenienti quindi a produrre energia.

 

COS'È ALLORA CHE BRUCIANO GLI INCENERITORI ?

Dovrebbero bruciare solo o il 35% dei rifiuti totali ! Il resto finisce comunque in discarica !! Oltre al rifiuto urbano indifferenziato ed alcune frazioni secche, il combustibile “preferito” dagli inceneritori è il così detto CDR (Combustibile derivato da rifiuti) che è costituito per lo più da plastica, gomma, carta e legno. Ovvero bruciano proprio una parte dei materiali più altamente RICICLABILI !!! In questo modo si capisce anche perché la raccolta differenziata viene tanto promossa a fianco dell'incenerimento. In quest'ottica infatti, differenziare significa separare i rifiuti per prepararli a divenire Ecoballe di CDR pronte per essere bruciate! Se non differenziassimo la plastica, il legno, la carta, si troverebbero in mezzo agli scarti alimentari che hanno basso potere calorico e quindi andrebbero separati a posteriori per essere bruciati. Con l'incenerimento la raccolta differenziata fallisce! Non si differenzia per riutilizzare, risparmiando sui costi di produzione e le materie prime, risparmiando sull'energia necessaria a costruire da zero ogni nuovo oggetto, si differenzia per facilitare l'incenerimento !!!

 

COSA EMETTONO GLI INCENERITORI?

Tra i peggiori composti inquinanti emessi da un inceneritore troviamo le nano-particelle nano polveri che sono particelle delle dimensioni del milionesimo di millimetro. Queste si dividono in diverse tipologie a seconda delle loro dimensioni (PM 10; PM 2,5; PM 0,1...). I filtri di ultimissima generazione posti nei camini degli inceneritori, riescono a fermare solamente le PM 10 che sono le stesse emesse nei gas di scarico delle automobili, ma che non sono tra le più nocive per la saluteumana. Più è sofisticata la tecnologia degli impianti, più è alta la temperatura di combustione che viene generata, più piccole sono le nano-polveri prodotte nel processo di incenerimento. Così accade che dalla combustione alle temperature di questi impianti, escano nano-particelle più piccole delle PM 10. Ma cosa fanno queste particelle ?

Queste particelle come altri degli inquinanti emessi, sono noti per esserepersistenti, cioè resistenti ai processi di degradazione naturale; bioaccumulabiliperché si accumulano nei tessuti degli animali viventi trasferendosi da un organismo all'altro lungo la catena alimentare; tossiche in quanto sono patologiche per la salute degli organismi con cui entrano in contatto fino a provocarne la morte e altamente cancerogene in grado quindi di generare tumori!

In altre parole, queste particelle, una volta immesse in atmosfera non scompaiono più dalla

circolazione, si depositano sulle piante che mangiamo noi e gli animali, vengono respirate da adulti e bambini ed in un modo o nell'altro si depositano nel nostro organismo all'interno del quale possono generare un cancro! ( per dettagli medici si veda www.nanodiagnostic.it).

Tra le altre sostanze inquinanti emesse ci sono cloro, diossine, furani, policloronaftalene e

clorobenzene, IPA (idrocarburi policiclici aromatici), VOC (composti organici volatili) e metalli

pesanti (piombo, cadmio, mercurio ecc.), polveri, acido cloridrico, ossidi di azoto, ossidi di zolfo e ossidi di carbonio. Tutte sostanze altamente inquinanti e altamente tossiche per gli organismi viventi.

 

NELL'INTERESSE DI CHI ALLORA, SI COSTRUISCONO GLI INCENERITORI?

L'incenerimento è una tecnologia distruttiva e nociva sotto molti aspetti, non ultimo quello

economico. Dal 1992 grazie ad un piccolo gioco legislativo, i costruttori di inceneritori possono usufruire dei soldi pubblici destinati alle energie rinnovabili (CIP6) ed utilizzarli per la costruzione ed il mantenimento degli impianti. Da quella data, 30 miliardi di euro PUBBLICI sono stati abilmente catturati da petrolieri e costruttori di grandi impianti di incenerimento sottraendo questi soldi alle fonti alternative di energia !! E' così quindi che viene pagato l'incenerimento: attraverso un aumento del 7% sulle bollette ENEL che ogni contribuente paga periodicamente! Per questo gli inceneritori di oggi devono anche produrre un minimo di energia: perché quella energia è considerata “rinnovabile” e quindi può godere dei sovvenzionamenti CIP6. Energia che tra l'altro, non è nemmeno pari a quella che viene spesa per farli funzionare! Quando questo scandalo emerse, il governo decise allora di concedere i CIP6 solo agli impianti già in costruzione entro il 31 dicembre 2007. Ma nella finanziaria 2007/2008, i sovvenzionamenti pubblici vennero estesi anche agli impianti solo approvati a livello progettuale entro il 31/12/07 e quindi non ancora in costruzione.

 

QUALI SONO LE ALTERNATIVE ?

Esistono già da tempo modalità alternative di gestione dei rifiuti a quella del trattamento a caldo. Sono una realtà in molte nazioni europee, nonché in Australia, Nuova Zelanda, Canada ecc.. Il rifiuto più facilmente smaltibile è quello che non è prodotto, bisogna quindi passare immediatamente ad una RIDUZIONE dei rifiuti nella produzione industriale come ha fatto Berlino che in 6 mesi ha ridotto i rifiuti del 50%. Ridurre gli imballaggi, l'utilizzo di prodotti usa e getta e l'eliminazione di confezioni inutili porterebbe ad una quantità inferiore di rifiuti da gestire. Il RIUSO dei materiali deve essere incentivato promuovendo l'utilizzo di prodotti alla spina (detersivi, olio, vino, acqua, e tutto il cibo secco, pasta, legumi, ecc..) proprio come ha fatto la Regione Piemonte con una promozione nei supermercati (www.youtube.com + detersivi alla spina). Deve essere incentivato il vuoto-a-rendere, come avviene in molte città del nord Italia e d' Europa, non solo per il vetro ma per materiali di genere più ampio. Con questi accorgimenti, in altre città si è passati in pochi mesi ad una riduzione drastica dei rifiuti alla fonte. Le parti di rifiuto umido (che rappresentano da sole il 30-40% dei rifiuti totali) vanno trattate attraverso il COMPOSTAGGIO che ne permette la trasformazione biologica in ottimo concime riutilizzabile nell'agricoltura. Vanno costruiti impianti per questo tipo di procedura, in grado di fare una corretta valorizzazione del rifiuto umido.

I restanti rifiuti secchi che vengono comunque prodotti devono essere RICICLATI attraverso il

PORTA a PORTA che in altre città italiane (vedi Treviso) unito al compostaggio, ha portato in pochi mesi ad un riciclo totale dei rifiuti dell'80%. Il porta a porta prevede un' educazione al riciclaggio, una separazione maggiore dei rifiuti e l'eliminazione dei cassonetti dalle strade.

Gli impianti di incenerimento esistenti vanno convertiti al riciclo dei rifiuti e ad impianti di compostaggio, ed in questa direzione devono essere spesi i nuovi investimenti (in teoria già stanziati ma non utilizzati per questi fini). La parte non riciclata – che può così variare dal 20% al 30% - può essere trattata con il TMB (Trattamento Meccanico Biologicoa freddo (da non confondersi con quello a caldo, utilizzato per produrre CDR). Questo trattamento è composto da due fasi distinte. Nella prima, attraverso un procedimento meccanico i rifiuti vengono ulteriormente differenziati, viene estratta la parte secca che ancora si trova nel rifiuto residuo, depurando la frazione organica da sostanze estranee alla sua stessa natura prima di avviarla alla seconda fase. Quest’ultima, la fase biologica, ha lo scopo di stabilizzare la frazione organica e renderla impiegabile per usi non agricoli (compost di seconda qualità), o come materiale per recupero paesaggistico di aree degradate, riempimento dei manti stradali o delle vecchie cave.

Lo scopo finale è quello di rendere inerti i materiali organici attivi in modo da ridurre del 90% il loro impatto ambientale e renderli sabbie riutilizzabili nell'industria.

 

PERCHE' NO in sintesi:

 

1- L'incenerimento dei rifiuti produce nano polveri, diossine, furani ed altre sostanze tossiche. Queste sostanze se inalate o mangiate (attraverso gli alimenti contaminati), raggiungono tutti gli organi in poche ore attraverso il sangue. Le patologie derivanti sono cancro, malformazioni fetali, Parkinson, Alzheimer, infarto e ictus. Lo comprovano migliaia di studi scientifici.

 

2- L'incenerimento brucia solo il 35% dei rifiuti totali (in Campania si brucia il tal quale, per cui il 100%). I restanti rifiuti non bruciati finiscono COMUNQUE in discarica. Le ceneri prodotte dall'incenerimento sono altamente tossiche e vanno smaltite in discariche speciali, bruciando i rifiuti quindi non si elimina il problema delle discariche, ma se ne creano di nuove.

 

5- I rifiuti maggiormente riciclabili vanno a costituire il CDR, l'incenerimento è quindi in contrasto con la raccolta differenziata.

Quest'ultima corre direttamente contro l'interesse di chi guadagna bruciando rifiuti. Per questo incenerimento e differenziata sono incompatibili.

 

6- Gli inceneritori vengono finanziati da ingenti fondi PUBBLICI (CIP6, contributi CONAI, certificati verdi) attraverso un aumento del 7% sulla bolletta ENEL.

Senza questi finanziamenti sarebbero fallimentari e diseconomici, come ha dimostrato l'abbandono della costruzione di inceneritori nella Campania da parte di due aziende appena i CIP6 furono eliminati (ora reintrodotti).

 

7- L'incenerimento necessita di consumare grandi quantità di acqua (ad Albano 42mila litri l'ora) che verrà sottratta dalle falde acquifere del territorio.

I vari processi in atto inoltre, inquinano acque che successivamente “dovrebbero” essere depurate

 

8- L'incenerimento è solo un sistema di smaltimento dei rifiuti che fa guadagnare i costruttori, i proprietari degli impianti, le aziende coinvolte ed i politici che ne permettono la realizzazione, senza risolvere il “problema rifiuti”.

 

ALTERNATIVE in sintesi

1- Ridurre i rifiuti alla fonte, eliminando imballaggi superflui, evitando l'utilizzo di materiali non riciclabili. (Berlino in sei mesi ha ridotto i rifiuti del 50%)

2- Riuso dei materiali, con l'incentivo del vuoto a rendere per il vetro, il PET ed altri materiali, valorizzando a livello economico le aziende ed i privati che lo fanno.

3- Raccolta differenziata porta a porta con una educazione al riciclaggio ed una maggiore selezione dei materiali. Costruzione di impianti specifici per il tipo di raccolta compiuta.

4- Compostaggio domestico ed industriale, che permette di trasformare la frazione umida in compost per usi agricoli. Costruire impianti di compostaggio in grado di valorizzare

gli scarti umidi e destinarli ad altri usi.

5- Trattare il residuo non riciclato (che va dal 30 al 20%) con impianti di TMB a freddo che comprendono la bioessicazione. Con questi impianti il residuo viene ulteriormente differenziato, l'umido è destinato a compost di seconda generazione ed il secco attraverso processi meccanici e di bioessicazione viene trasformato in sabbie utilizzabili nell'industria.

 

6- Convertire i vecchi impianti di incenerimento in centri di compostaggio, riciclaggio ed impianti per il TMB a freddo.

 

IN POCHE PAROLE: RIFIUTI ZERO!

 

RACCOLTA DIFFERENZIATA NELL’AREA NOLANA

L’area nolana è la più virtuosa tra quelle della Provincia di Napoli in materia di raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani. La percentuale di raccolta differenziata è giunta fino al 65% negli ultimi quattro anni e la sensibilità dei cittadini verso i temi ambientali è cresciuta di pari passo, soprattutto dopo la chiusura delle discariche di Paenzano 1 e 2. Resta irrisolta la questione delle bonifiche dei siti di rifiuti tossici presenti sul territorio denominato ‘Triangolo della Morte’, una striscia compresa tra Nola, Marigliano ed Acerra. Tali discariche sono state il frutto di vent’anni di azione ecomafiosa tesa ad interrare i rifiuti tossici delle fabbriche del Nord nelle nostre terre rigogliose. L’aumento delle percentuali di raccolta differenziata potrà, un domani, ridurre l’utilizzo degli inceneritori, che si sono dimostrati essere dannosi per la salute dei cittadini e per l’ambiente. Solo con la raccolta porta-a-porta la Campania potrà uscire definitivamente dall’emergenza rifiuti, che dura oramai da più di 16 anni.

 

 Gennaro Esposito

delegato area nolana  Fed. Assocampaniafelix  (Giugliano - Acerra - Nola) 

 

 

Per saperne di più:

http://it.groups.yahoo.com/group/assocampaniafelix/

 

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RACCOMANDAZIONI DEI MEDICI PER L'AMBIENTE

Associazione Medici per l'Ambiente - ISDE Italia (www.isde.it)

affiliato a International Society of Doctors for the Environment

 

INCENERIMENTO DEI RIFIUTI

 

L’Associazione dei Medici Per l'Ambiente (ISDE Italia) è fortemente  preoccupata in merito all’ incremento dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani (RSU) tramite incenerimento, che si sta proponendo nel nostro paese, sia con la costruzione di nuovi impianti, sia con l’ ampliamento di quelli esistenti.

 

Lo smaltimento dei rifiuti esige, innanzi tutto, una seria politica delle “R” come  Razionalizzazione, Riduzione della produzione, Raccolta differenziata, Riciclaggio, Riuso, Riparazione, Recupero.

 

Solo dopo aver attuato tutti i punti precedenti, si potrà eventualmente  valutare correttamente la migliore tecnica impiantistica per lo smaltimento della frazione residua scelta tra i sistemi che garantiscono meglio salute umana ed ambiente (pensare al trattamento con recupero energetico dell’'esigua frazione residua). Solo con questa politica, oltre a ridurre i costi economici, si possono ottenere impatti ambientali e sanitari inferiori a quelli prodotti dagli inceneritori e dalle discariche.

 

L' incenerimento degli RSU è, fra tutte le tecnologie, la meno rispettosa dell' ambiente e della salute. E’  inevitabile la produzione di ceneri (che rappresentano circa 1/3 in peso dei rifiuti in ingresso e devono essere smaltite in discariche speciali) e l'immissione sistematica e continua nell’atmosfera (di milioni di m3) di fumi, polveri grossolane (PM10) e fini (PM2.5 , ovvero con diametri inferiori a 2.5 micron) costituite da nanoparticelle di sostanze chimiche (metalli pesanti, idrocarburi policiclici, policlorobifenili, benzene, diossine e furani, ecc.) estremamente pericolose, perché persistenti ed accumulabili negli organismi viventi.

 

La combustione trasforma infatti anche i rifiuti relativamente innocui quali imballaggi e scarti di cibo in composti tossici e pericolosi sotto forma di emissioni gassose, polveri fini, ceneri volatili e ceneri residue che richiedono costosi sistemi per la neutralizzazione e lo stoccaggio.

 

Per noi, Medici per l’Ambiente, è prioritario pensare agli effetti sugli esseri umani più fragili, perché già malati, o più suscettibili come bambini, donne in gravidanza, anziani. Il rischio non è solo riferibile ad una maggiore incidenza di tumori (già segnalata), ma anche ad altre problematiche quali: incremento dei ricoveri e della mortalità per cause respiratorie e cardiocircolatorie, alterazioni endocrine, immunitarie e neurologiche.

 

Si ribadisce che in problematiche così importanti e complesse  devono sempre essere privilegiate le scelte che si ispirano al principio di “precauzione”, alla tutela e salvaguardia dell'ambiente, consci che la nostra salute e quella delle future generazioni  è  ad esso indissolubilmente legata  (come le drammatiche esperienze su amianto, benzene, piombo e polveri fini dovrebbero averci insegnato).

 

L’Associazione Medici per l’Ambiente chiede che:

1.      Venga istituita immediatamente una moratoria sui progetti di termodistruzione (o termovalorizzazione) in corso;

2.      Venga incentivata economicamente la politica delle “R”;

3.      A cura delle Autorità competenti, vi sia una efficiente ed efficace azione di verifica e controllo, in continuo, dei possibili inquinanti (al camino, aria, terra e falde acquifere) per gli impianti già in funzione e che questi controlli siano simultaneamente affiancate da rigorosi monitoraggi sanitari delle popolazioni già potenzialmente esposte;

4.      Siano istituzionalizzati i Garanti delle popolazioni che dovranno conoscere in tempo reale i risultati delle campagne ambientali, sanitarie e l’andamento delle misurazioni di tutte le possibili emissioni causate dal sistema di smaltimento operante, al fine di proporre tempestive soluzioni.

 

TUTTI    GLI    ESSERI UMANI  SONO   RESPONSABILI    DELL’ AMBIENTE,

 I    MEDICI   LO   SONO   DOPPIAMENTE 

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