L’imprenditore dei boss, massone e sottosegretario mancato : Cipriano Chianese

11.04.2011 17:52

 

Il personaggio amico di Gelli e dei servizi segreti, i magistrati lo considerano l’inventore” delle ecomafie in Campania. Candidato alle politiche nel 1994, sfiorò l’elezione per un soffio

 

 

Al posto di Cosentino doveva esserci lui. Cipriano Chianese aveva tutte le carte in regola per fare il parlamentare: avvocato ricchissimo, imprenditore potente, massone e amico dei casalesi. Nel 1994 ci provò e sfiorò l’elezione alla Camera dei deputati, nella lista di Forza Italia, per una manciata di voti. Tutti fecero il possibile. Persino Silvio Berlusconi presenziò in videoconferenza al comizio conclusivo della sua campagna elettorale. Sarebbe bastato qualche voto in più e non avrebbe dovuto frequentare le aule del tribunale, ma quelle del Parlamento. L’immunità avrebbe bloccato ogni processo e zittito i maligni. E chissà, la poltrona di sottosegretario su cui poi si è seduto Cosentino, sarebbe potuta andare a Cipriano Chianese.

 

 

Soddisfazioni nella vita, però, non gliene sono mancate. L’ordinanza di custodia cautelare che nel 2010 lo costringe agli arresti domiciliari, lo descrive così: «È il protagonista assoluto della penetrazione camorristica nel settore dei rifiuti, è il vero e proprio inventore del sistema delle ecomafie nella sua declinazione campana». Chianese è il primo in Campania a comprendere che la monnezza può trasformarsi in oro. Per questo l’avvocato originario di Parete, piccolo paese in provincia di Caserta, confinante con Giugliano, non si dedicherà quasi per nulla all’attività forense, ma alla tessitura di una rete di rapporti di altissimo profilo. Le relazioni di Chianese con gli uomini di potere sono infatti la base del più grande e catastrofico traffico di rifiuti della storia di Italia, che ha traformato la Campania nella cloaca delle industrie del Nord Italia e del Nord Europa.

 

 

Tutto comincia alla metà degli anni ‘80, l’imprenditore di Parete costruisce a Giugliano gli invasi della sua società, la Setri, che poi si chiamerà in Resit. In queste discariche verranno seppelliti per quasi venti anni le scorie tossiche di migliaia di imprenditori settentrionali. Da solo non ce l’avrebbe mai fatta.Indispensabile l’aiuto di Licio Gelli, che entra nella prima epocale inchiesta sulle ecomafie denominata Adelphi. Decisivo il sostegno dei servizi segreti deviati: un uomo del Sisde lo incontra in più occasioni e a Chianese si rivolge per ottenere un trasferimento. Così come lo ha aiutato non poco avere importanti contatti nel mondo della politica e in Procura per insabbiare le prime inchieste. Nel business l’avvocato casertano fa entrare subito i Casalesi.

 

 

Come racconta il pentito Gaetano Vassallo, è lui a spiegare ai capoclan Francesco Bidognetti e Francesco Sandokan Schiavone che le discariche possono diventare il nuovo El Dorado delle mafie. È sotto la regia di Chianese che si costituiscono sul finire degli anni ‘80 una gran numero di ditte legate ai clan casertani e impegnate nello smaltimento illegale dei rifiuti tra Parete, Giugliano e Villaricca: Ecologia 89, l’Ecotrasp, la Cicagel, la Novambiente. E quando i guai giudiziari si fanno particolarmente seri, Chianese i soldi continua a farli grazie al Commissariato per l’emergenza rifiuti. Che spreme per bene dal 2002 al 2004, minacciando in continuazione di lasciare l’immondizia per strada.

(Giorgio Mottola, Terra)

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