L'IDV in Campania : il caso Urciuoli, Simeone e Barbato stritolati tra il Tonino nazionale ed i gerarchi di provincia.Cosi' il partito dell'eroe di Mani Pulite fa politica nella terra di Mastella. Il PD vero erede della DC ...

14.09.2010 21:15

 

In Campania l'Italia dei Valori resta un malato grave. Basta dare un'occhiata a quello che succede ad Avellino. Nel regno di Don Ciriaco il partito di Tonino non era praticamente mai esistito. Zero militanti e pochissimi simpatizzanti. Una situazione che ha invogliato alcune persone perbene a offrire il proprio contributo alla crescita di un partito che, almeno a sentire Antonio Di Pietro in tv, sembra l'emblema di legalita' e trasparenza. 

Una di queste persone e' Luigi Urciuoli entrato nell'IdV di Avellino nel 2008 pieno di belle speranze, ma in breve tempo stritolato e mobbizzato proprio per la sua intransigente difesa di quei valori che sarebbero la ragione sociale del partito.

Urciuoli, medico veterinario, nel giugno del 2009 e' stato eletto consigliere comunale ad Avellino con un discreto successo personale. Pur essendo avellinese doc, e' da sempre un fiero critico della Dc e dello stile di governo di Ciriaco De Mita, a cominciare dall'indecorosa abbuffata della ricostruzione post terremoto, posizione sulla quale il futuro dipietrista aveva impostato il suo impegno politico nel 2004, quando si era candidato sindaco con una lista civica, sia pur senza esito. 

Una volta deciso di candidarsi alle comunali 2009, il veterinario cerca subito di costruire un programma politico, consultando la base e ascoltando le istanze piu' urgenti del territorio. Urciuoli intende far correre l'IdV da solo, convinto di poter strappare almeno un 7-8%. Cosi' la base vuole e cosi' sembra che anche i vertici locali vogliano. Quando questa soluzione appare ormai scontata, a un mese dal voto viene a sapere dai giornali che Aniello Formisano e i suoi hanno deciso di apparentarsi al Pd indicando Giuseppe Galasso come sindaco. Una decisione presa in assoluta solitudine e senza consultare gli iscritti, come e' nello stile di Tonino e dei suoi gerarchi di provincia. Urciuoli a quel punto vuole ritirare la sua candidatura ma lo convincono a restare. Lui accetta. Si vota e l'Idv raccatta un mediocre 2,7%. Il successo e' del Pd che supera il 50% dei voti e si prende 21 consiglieri su 40. 

Ad Avellino il partito di Pierluigi Bersani e' il vero erede della Dc e governa insieme all'Udc di De Mita, che a sua volta alla Provincia governa con il Pdl.

Urciuoli che viene eletto, ha il torto di battere uno degli uomini di Formisano, Franco Mercuro. Mercuro e' l'ex assistente di Arturo Iannaccone, deputato dell'Mpa di Raffaele Lombardo (espulso dal partito il 20 gennaio scorso) ed ex consigliere regionale Udc.

Navigato “travet” della politica locale, Mercuro pare abbia fatto campagna elettorale oltre che per il suo partito, anche per l'Mpa.

Certo non deve averla fatta per quell'Idv che guarda a Luigi De Magistris visto che, quando il parlamentare europeo e' andato ad Avellino per un comizio, si e' trovato davanti la bellezza di 14 spettatori. Un boicottaggio. 

A urne ancora aperte, i vertici locali Idv avvicinano Urciuoli e gli avanzano la classica proposta che prelude alla trombatura: «tu ti dimetti perche' adesso ti facciamo assessore».

Il disegno e' chiaro: il rompiscatole che si crede di essere Di Pietro e sproloquia contro i mali della politica, molla la poltrona di consigliere, quella che non gli possono sfilare da sotto il sedere, e si mette a fare l'assessore, cosi', appena fa i capricci - nel senso che vuole realizzare il “programma”, o gli viene in testa di governare secondo gli interessi della collettivita' e non quelli dei partiti - i ras locali dell'Idv gli fanno togliere immediatamente la delega dal sindaco. 

E' accaduto, ad esempio, alla Provincia di Benevento, dove il consigliere IDV, Augusto Simeone, si e' dimesso su richiesta del commissario provinciale IDV, Nunzio Pacifico, e' diventato assessore, e poi lo stesso Pacifico, uomo di Nello Formisano, gli ha fatto togliere la delega ed e' subentrato lui stesso nell'esecutivo.

Al presidente della Provincia Aniello Cimitile, che inizialmente non voleva eseguire il diktat dell'Idv, Pacifico ha detto papale papale: «se non gliela togli facciamo cadere la giunta». 

Cosi' il partito dell'eroe di Mani Pulite fa politica nella terra di Mastella.

Urciuoli pero' non ci casca e non si dimette. Per lui questo significa l'inizio della fine. Al suo posto sarebbe dovuto subentrare Mercuro, primo dei non eletti, che invece resta fuori. Uno “sgarbo” che i gerarchi non dimenticano. Poi il neo consigliere Urciuoli alla prima seduta si accorge che la giunta di centrosinistra, per turare le falle del deficit, vuole vendere beni per 21 milioni di euro, senza nemmeno fornire ai consiglieri l'elenco di cosa alienare.

Debbono votare a scatola chiusa. E' questo infatti il modo con cui si fa politica oggi in Italia. Da Montecitorio fino all'ultimo dei consigli circoscrizionali, gli eletti dal popolo sono marionette che devono eseguire gli ordini dell'esecutivo e dei partiti. L'Idv a parole si batte contro questo scempio della democrazia, ma al dunque si comporta come tutti gli altri partiti. 

A presentare la richiesta di vendita al buio dei beni comunali ad Avellino e' infatti proprio l'assessore Luciano Ceccacci dell'IdV. Urciuoli inoltre si accorge che il Comune vuole vendere un terreno sul quale Italia dei Valori aveva promesso agli elettori che sarebbe stato trasferito il Tribunale, da tempo carente di spazi. A questo punto decide di votare sia contro quelle vendite che contro il bilancio. Immediata arriva la lettera di Mercuro al presidente del Consiglio Comunale di Avellino e al capogruppo del Pd: Urciuoli e' escluso dall'IdV e non lo rappresenta piu'. Non espulso, ma escluso, una formula che nel regolamento del partito nemmeno esiste. D'altra parte qualcuno sa quando e perche' Mercuro e' stato nominato da Formisano commissario del partito? No. 

Incredibile poi e' il fatto che la lettera di Mercuro - il quale, da mero dirigente di un partito, si arroga il diritto di definire la posizione di un consigliere legittimamente eletto - venga addirittura messa agli atti del consiglio. Questa evidentemente e' la grammatica democratica in Irpinia dopo 60 anni di Dc. 

 

AL SERVIZIO DI DE LUCA

Non basta. L'assessore Ceccacci torna alla carica e cerca di far acquistare dal Comune un terreno demaniale per 1 milione e 120 mila euro quando, protesta Urciuoli, lo stesso poteva essere espropriato o acquisito in forme diverse, spendendo appena 100 mila euro.

Uno spreco assurdo che l'IdV approva. Per Urciuoli e' sufficiente a considerarsi ormai all'opposizione rispetto ad un nuovo blocco di potere che ha ereditato senza varianti lo stile di governo della Dc e il cui gestore, insieme a Don Ciriaco, e' il senatore Vincenzo De Luca del Pd, ex demitiano di ferro. 

De Luca, che ha appoggiato la mozione Franceschini, fu piazzato da De Mita nel 1997 alla presidenza del Consorzio idrico interprovinciale Alto Calore, che ha tenuto fino al 2003 lasciando l'ente pubblico, dal florido attivo in cui lo aveva trovato, in un profondo rosso. Ovviamente nel mezzogiorno Dc queste sono bazzecole e l'Alto Calore diventa il trampolino di lancio di De Luca, che si proietta verso il consiglio regionale, prima, e verso Palazzo Madama, poi.

Non senza un impiccio legale. De Luca infatti finisce sotto processo per una serie di irregolarita' di bilancio del Consorzio.

Lui si professa innocente ma intanto un suo collega amministratore  e' stato condannato a sei mesi di carcere con rito abbreviato. 

E qui torniamo a Urciuoli, il quale si accorge che il Comune di Avellino e' parte lesa in questo processo e chiede che si costituisca parte civile.

Il Comune, retto da un seguace di De Luca, naturalmente fa orecchie da mercante.

E il partito della legalita', la formazione politica fondata dall'eroe di Mani Pulite come si comporta? Protesta? Occupa l'aula consiliare? Abbandona sdegnosamente la maggioranza? Macche', nulla di tutto questo. L'IdV accetta la discutibile decisione senza fiatare.

Anzi, visto che e' rimasto senza un consigliere comunale, pensa bene di raccattarne uno dal centrodestra e trova naturalmente l'uccello migratore disposto ad accasarsi: si tratta di Tony Cucciniello, figlio di un politico Dc, eletto in consiglio con il Pdl. Ed ecco che subito il commissario Mercuro scrive una lettera al presidente del Consiglio Comunale in cui annuncia, suscitando l'ilarità generale, che Cucciniello e' il nuovo capogruppo dell'IdV. Lui, che non e' nemmeno consigliere. 

Cosi' vanno le cose nell'IdV campano dove regna l'Antonio Gava di Tonino Di Pietro, Aniello Formisano, nella cui politica riecheggiano echi demitian-mastelliani, e dove l'IdV si acquatta ai piedi del Pd quando - come ad Avellino - e' il piu' forte, senza censurarne le politiche di non governo e di mera occupazione del potere, accontentandosi di racimolare qualche poltrona e un po' di visibilita'.

 

BARBATO INDIGESTO

Il primo congresso nazionale dell'IdV del 5-7 febbraio a Roma sara' una parata celebrativa per esaltare Antonio Di Pietro. A questo stanno lavorando i gerarchi dipietristi. Non a caso (a meno di novita' dell'ultima ora) il deputato campano Francesco Barbato non potra' presentare la propria candidatura a leader del partito. La sua richiesta di iscrizione non e' stata accettata. Il motivo: non ha versato la quota associativa attraverso un bollettino postale. Inutili le spiegazioni dell'ex sindaco di Camposano, che pensava di pagare attraverso i prelievi mensili che il partito effettua sui suoi emolumenti di parlamentare. 

E insieme a quella di Barbato, non e' valida nemmeno l'iscrizione di 200 militanti da lui portati. Il responsabile organizzativo, Ivan Rota, si trincera dietro motivi di privacy, ma di fatto ammette che le cose stanno cosi'. 

Tanto irrigidimento burocratico tradisce il fastidio per una candidatura come quella di Barbato che, pur senza rappresentare un reale pericolo per la leadership dell'ex pm, avrebbe raccolto l'area del dissenso interno e sarebbe magari confluita con la mozione di Pancho Pardi, critica sul familismo e la scarsa trasparenza.

Per un intollerante come Di Pietro sarebbe stata comunque una spiacevole macchia nell'immagine a tutto tondo che vuole dare di se'. 

Se l'ex pm manterra' il suo veto a Barbato, la mozione del deputato campano verra' comunque presentata dai delegati della Base IdV, ovvero l'area del dissenso organizzato, che potrebbero anche contestare la regolarita' dei congressi provinciali, nei quali i delegati piu' che votati sono stati nominati dall'alto. 

Intanto sabato 23 gennaio a Milano, nel corso dell'assemblea dei delegati lombardi, Barbato e' stato vivacemente contestato in sala dalla prima moglie di Di Pietro, Isabella Ferrara, tesoriera dell'IdV lombardo, mentre il coordinatore Sergio Piffari, quando Barbato al termine del suo intervento ha chiesto un bicchiere d'acqua, e' arrivato al punto di negarglielo. 

E pensare che nella vita Piffari si occupa di ristorazione.

 

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