Libertà di informazione e antimafia

15.03.2011 12:52

“La legge sulle intercettazioni in discussione al Parlamento

è contraria alla legge sulla stampa. Impedendo ai giornalisti

di riferire fatti di rilevanza sociale si va contro ad un

obbligo della professione giornalistica e si viene meno alla deontologia

professionale”. Durissima la posizione di Giuseppe Giulietti,

portavoce di Articolo 21, associazione nazionale per la libertà

dell’informazione in occasione della quinta conferenza del Progetto

educativo antimafia promosso dal Centro Pio La Torre e dedicata

a Giornalismo e antimafia.

“La stampa di un paese civile è quella che ha come unico proposito

quello di riferire i fatti, senza distinzione né privilegi per i potenti

– continua Giulietti – L’orientamento attuale invece è quello

di introdurre una censura, un controllo sulle informazioni che serve

solo all’organizzazione del consenso”.

Come difendersi allora da questa deriva? “Facendo il proprio mestiere

– spiega Giulietti – tentare di abbattere il muro del silenzio

sui temi più importanti, impedire che vengano cancellati dall’agenda

informativa”.

L’informazione odierna è dominata dalle cronache dei delitti e delle

emergenze non lasciando lo spazio che merita alle questioni sociali

più importanti.

“Il continuo proporre da parte dei media la quasi morbosa ossessione

per i particolari più atroci dei delitti – continua ancora Giulietti

– genera nella società insicurezza e il bisogno di un uomo forte in

grado di fermare la criminalità diffusa”.

E allora ecco che chi sceglie di raccontare la verità, anche scomoda,

come nei riguardi delle organizzazioni mafiose, diventa

quasi un super-eroe dell’informazione.

“I Francese, i De Mauro, gli Spampinato e con loro tutti i giornalisti

morti per raccontare la verità – spiega Enrico Bellavia, giornalista

di Repubblica – non sono super-eroi ma solo professionisti che

facevano bene il loro lavoro. Il problema è che attorno a loro vi

erano colleghi che non avevano, e non hanno, lo stesso senso del

dovere civile e della deontologia professionale”.

“La decisione della mafia di uccidere dei giornalisti – sottolinea

la giornalista Bianca Stancanelli – è la dimostrazione di come

l’informazione abbia in mano un grandissimo potere, in grado,

se ben utilizzato, di poter contribuire a combattere con forza la

criminalità. La cosa triste – continua la giornalista – è che per

questi morti non vi sia ancora una verità giudiziaria a causa di

tanti, troppi, depistaggi che hanno caratterizzato le investigazioni

e che sono stati amplificati anche da parecchi canali di informazione”.

“A chi mi chiede quale sia la giusta informazione – conclude la

Stancanelli – dico che gli strumenti per scegliere a quali mezzi

fare riferimento sono soggettivi. Bisogna lavorare sulla propria

cultura, sulla propria intelligenza per riuscire a discernere quale

sia l’informazione corretta e quale quella faziosa. E occasioni

come questa sono importantissime per acquisire tutte le nozioni

utili per una migliore scelta”. 

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